Il Tirreno

Carrarese s’illude Forlì non si arrende ed è ancora pareggio

di Fabrizio Palagi

Per la nona volta stagionale ai Marmi esce il segno x locali in vantaggio e gol dei romagnoli grazie a una dormita

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. E fanno 9, anzi 15, sommando anche quelli esterni.

La Carrarese assomiglia sempre più a “Mister x” in questo assurdo campionato-spezzatino che, cifre alla mano, annovera sempre meno spettatori allo stadio, grazie a orari inspiegabili e dettati da interessi che con il calcio di Lega Pro sembrano proprio aver poco a che fare.

Ma a parte l’inusuale calendario e orario di gioco, la Carrarese non riesce a togliersi di dosso i panni cuciti con i punti di ben 15 divisioni della posta. E non solo. Se quella staffilata calciata in corsa dal Forlì avesse centrato lo specchio della porta difesa da Calderoni (correva il 93’ minuto, ultimo dei tre concessi per il recupero), la Carrarese avrebbe potuto incontrare peggior sorte.

La partita doveva essere chiusa dopo il gol un po’ rocambolesco realizzato da Galli al 58’, o quantomeno amministrata con più accortezza dopo il vantaggio che, a conti fatti, è durato circa quattro minuti, ossia fino al posdatato regalo natalizio della difesa gialloazzurra, “uccellata,” come diceva l’acuto Gianni Brera, da un Melandri che si è rivelato essere giocatore insidioso e quindi meritevole di maggior attenzione.

Proseguendo su questa falsariga di cronaca-commento si rischiano ripetizioni, peraltro come spesso fa la Carrarese nel corso di questo campionato, ossia di beccare gol dopo essere passata in vantaggio e, conseguentemente, buttare alle ortiche il costrutto di un intero match.

Da dire, rispetto alla parte iniziale della stagione, che la squadra di Remondina ha fatto un piccolo salto, comunque non di qualità, dato che non subisce più il pareggio degli avversari quando il cronometro segna i minuti di recupero.

Comunque sempre punti scialati. Entrando nel campo delle ipotesi, ergo, dei “se” e dei”ma”, la Carrarese potrebbe aver messo in cascina almeno 8 punti in più degli attuali 30 e quindi (è sempre fantacalcio) essere al terzo popsto, in zona playoff.

La partita con il Forlì ha peraltro dimostrato, ancora una volta, quanto sia livellato il valore del girone. A parte la testa e la coda del raggruppamento, tra la terza e la terz’ultima in classifica ci sono 17 punti, cifra nella quale navigano 16 squadre. Come dire: vincere due partite di fila significherebbe volare in alto, perderne altrettante potrebbe essere un mezzo suicidio.

La sfida con i biancorossi romagnoli ha inoltre risaltato che nella serie unica di Lega Pro è proibitivo e altamente pericoloso non chiudere la partita quando si è in vantaggio. In questa categoria i giocatori sono quasi tutti di grande esperienza e in ogni team c’è sempre colui che, in caso di necessità, è pronto e in grado di prendere per mano i compagni e trascinarli alla riscossa.

Sbirciando infine il taccuino che annota le azioni, risalta il poco fatto e visto nel primo tempo da entrambe le squadre (un colpo di testa di Galli al 16’ respinto dal portiere ospite), un gol annullato al Forlì (19’) per fuorigioco, il tiro al volo di Gorzegno (35’) ben imbeccato dalla destra da Castagnetti, la traversa colta da Rosafio al 43’ (è andata bene alla Carrarese, così come avvenuto nel sopra citato recupero di fine gara).

Più frizzante la ripresa (peraltro come la fredda aria che spirava sul catino dei Marmi), con la Carrarese che va avanti al 58’ con Galli, complice una deviazione della difesa ospite, il tiro alto del solito Rosafio che, alla fine, assieme a Meladri risulterà il migliore in campo del Forlì.

Tributo doveroso al non numeroso pubblico che, in uno dei famosi e famigerati «giorni della merla» è salito intrepidamente sulle tribune a incoraggiare i suoi beniamini, di certo pensando ai tempi (non remoti) in cui tutte le partite si giocavano in orari più «umani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»