La curva Balloni ordina: «Sbrigiamoli»
Tante emozioni agli Oliveti. Poi la festa si sposta in piazza della Liberazione
MASSA. Il D-day si tinge di bianconero. Partita senza storia agli Oliveti tra una Massese cattiva al punto giusto, e determinata in ogni suo elemento, e un’Olbia troppo brutta e rinunciataria per essere quella che è arrivata a un passo dal Paradiso. Tre gol segnati, altrettanti annullati (un paio con decisioni cervellotiche della terna arbitrale): Zaniolo e compagni li hanno sgrigiati i galluresi, proprio come chiedevano gli ultrà. La curva Balloni per l’occasione aveva anche strotolato il mitico striscione (Sbrigiamoli) che aveva portato bene qualche anno fa a Sanremo in coccasione di un match decisivo con la Sanremese (le zebre vinsero due a zero).
È stata una vigilia lunga, densa di emozioni e adrenalina. Ma quando dopo appena cinque minuti di partita De Gori (a proposito quattro centri nei play-off) ha insaccato una punizione alla Leo Messi alle spalle di Manis i mille degli Oliveti hanno capito che era la giornata della festa. Ed è stato bello vedere gli spalti pieni come ai tempi della serie C, quando si masticava un calcio decisamente più divertente. Eppure, nonostante l’Eccellenza, nonostante i 31 gradi (davvero insopportabili, hanno tutti voluto fare la loro parte. Perfino Tonino, detto il maresciallo, eletto mascotte apuana anche dallo speaker ha sgambettato in su e giù come un matto chiamando i giocatori a coprire gli spazi. Dalla tribuna. Ma questo personaggio ha portato bene quest’anno e quindi anche gli atleti lo salutavano con piacere, mentre gli altri spettacoli si sbellicavano dalle risate.
Quando l’arbitro ha annulato il secondo gol di Zaniolo, il terzo per le zebre, quanlcuno ha creduto che fosse cambiato il vento ma pronti via e Andreoni mette il terzo sigillo. In pratica al quarto d’ora della ripresa era già festa, una festa attesa tre anni. Un periodo ricco di delusioni, che hanno fiaccato il vigore del tifo massese. Ma provate voi a fare un’intera stagione al Quartieri di Aulla, con una squadra infarcita di giovanotti neppure di bella speranza. Era stato un ultimo posto umiliante, perfino con l’onta delle porte chiuse. L’imperativo era «grinta, cuore e sudore» ed è stato rispettato.
Al triplice fischio i giocatori sono andati verso la curva per abbracciare i tifosi più calci, anche se ieri tutto gli Oliveti è stato bollente. Infine la festa in città, in piazza Liberazione con il tuffo nella fontana. Liberatorio dopo tante amarezze, liberatorio dopo due ore sotto un sole cocente. È finita, stavolta è serie D, addio Eccellenza.
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