Il Tirreno

Il j'accuse di Bertoneri «C'erano partite strane qualcuno le pilotava»

Aldo Antola
Bertoneri con la maglia del Torino a destra in un duello con Claudio Ranieri, ora allenatore dell’Inter
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Bertoneri con la maglia del Torino a destra in un duello con Claudio Ranieri, ora allenatore dell’Inter

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 MASSA. E' forse il maggior talento calcistico, almeno a livello potenziale, espresso da Massa nella sua storia, solo che per vari motivi, non ha dato nè raccolto quanto avrebbe potuto. Parliamo di Dante Bertoneri massese purosangue, uno della classe d'oro calcistica (1963) prodotta dalla terra apuana. E come la maggior parte dei talenti cresce e sviluppa la sua tecnica e la sua fantasia nella strada, nelle piazze,sull'asfalto e sul cemento.  E per Dante la scuola migliore: le mura di case e palazzi della città, Piazza Mercurio e Martana, come la Bari vecchia per Cassano. Qui non c'è terra e erba, i ragazzini come lui hanno la palestra fondamentale delle mura, per scambi, triangoli e controllo veloci, cose che poi scopriranno negli anni successivi gli allenatori di maggior livello.  E' un talento naturale e viene subito notato dai famosi talentscout Caribotti e Giovanni Francesconi (il famoso Nan), portato alla sua prima squadra, la Litoranea ma anche qui la permanenza è breve, non sfuggono le sue qualità ed il Torino, che in quei tempi aveva la miglior rete di osservatori ed i migliori tecnici italiani (Giacinto Ellena e Sergio Vatta), non si lascia scappare Dante e lo porta al Filadelfia.  A detta di Sergio Vatta suo allenatore nella formazione Primavera, Bertoneri è uno dei migliori talenti visti nelle giovanili del Torino. È un centrocampista versatile, dotato di ottima tecnica e buon dribbling. Il suo esordio è molto precoce, a soli 17 anni in occasione di Brescia-Torino=1-1 durante il campionato 1980-1981 Insieme a lui un'altra promessa, quel Giovanni Francini che avrà una lunga carriera nel Toro, nel Napoli ed anche nella nazionale. Anche nelle giovanili Bertoneri brucia le tappe, emerge nella Primavera ed a 17 anni entra a far parte della prima squadra.  Nel frattempo ha già fatto parte delle varie nazionali giovanili (under 15 e 16, under 18) e non può che arrivare l'esordio in serie A. Questo arriva nella stessa gara con Francini, Torino -Ascoli 3-0 del 18 Gennaio 1981, allenatore Radice, abile nel pescare dalle giovanili. Ma l'esplosione vera arriva l'anno dopo con Giacomini alla guida del Toro, il tecnico punta molto sul rinnovamento e sui giovani salgono in prima squadra anche Bonesso, Sclosa, Mariani, Cuttone e tanti altri.  E' un successo, una salvezza guadagnata con molto anticipo. Con questo risultato salgono le quotazioni di Giacomini che passa al Napoli, al Torino arriva Bersellini che invece emargina i giovani, punta sugli "esperti", diminuisce lo spazio dei giovani mentre altre società vorrebbero Dante. Arriva anche a condizionare il suo entusiasmo anche il servizio militare, comunque per lui è una stagione buona ma è deluso da Bersellini. Intanto Dante diventa il leader della nazionale Juniores e con questa squadra, della quale fanno parte anche gli altri 63' massese Battistinio, Evani, Francini e Farina, vince il torneo di Montecarlo- Nizza-Cannes due volte, nel 80 e 81. Naturalmente è uno dei perni anche della Nazionale Militare e Vicini già lo mette in allarme per la nazionale maggiore, entra nella sua lista.  «Poi nel campionato 82/83 Bersellini e Moggi (non era ancora andato alla Juve) decidono di mandarmi a maturare in provincia, cercano di scambiarmi con Schakner del Cesena (in B), rifiutai perché sapevo che mi volevano altre squadre di A come Lazio, Roma e Avellino. Purtroppo in quei tempi non c'erano e non avevo un procuratore, ero un ragazzo e probabilmente non ho saputo gestire bene il momento. D'altra parte nella mia famiglia non avevo persone in grado di sapermi indirizzare, tutelare, i miei genitori non sapevano nulla di calcio. Ed i due mi hanno fatto pagare il rifiuto emarginandomi il più possibile».  Comunque l'anno dopo Bertoneri riesce ad andar via, ad Avellino sempre in serie A e con una squadra rivelazione.  «Ad Avellino mi trovai bene ed ottenemmo un'ottima salvezza - riprende il racconto di Dante - e con un allenatore come Veneranda prima ed Ottavio Bianchi poi disputammo un altro bel campionato. In squadra c'erano Colomba, Di Napoli, Barbadillo e Cilona, che diversi anni dopo ritrovai a Massa».  Ma i danni provocati dalla delusione di Torino emergono a scoppio ritardato, Dante è preso dalla nostalgia della città della mole e dalla distanza della famiglia a Massa, cresce lo sconforto, subentra la depressione.  «Nel terzo anno dopo la preparazione chiesi di essere ceduto ad una società più vicina a Massa ed andai a Parma. Mi ripresi, mi trovavo bene. Con Perani allenatore e dirigenti splendidi. Era il Parma nel quale germogliavani i successi degli anni successivi. Ma ancora una volta il cambio del tecnico mi procurò problemi. Perani fu sostituito da Carmignani. In quella stagione arrivarono problemi ad un ginocchio, non potevo giocare ma Carmignani insisteva per farmi giocare perché quando stavo bene gli risolvevo molte partite. Stavo male e dovevo giocare anche contro il parere dei medici, avevo i certificati. Rifiutavo certe infiltrazione e certe cure a base di Micoren, Cortex ed altre robe. Era la stagione 1984-85. Il calcio stava iniziando a nausearmi, - continua Bertoneri - anche per i suggerimenti di certi anziani riguardo a come dovevano "finire" certe gare ed io non volevo saperne. Capii molto più tardi la stranezza di tanti risultati, pilotati, ed un giovane va in crisi. Problemi che in questi giorni hanno assunto proporzioni gigantesche, vedi arresti in massa. Comunque forse se avessi avuto sempre vicino gente come Vatta, Perani, Giacomini, Veneranda, Vicini e Bianchi probabilmente avrei continuato, avrei avuto un'altra carriera. Insomma ho visto un aspetto del calcio che molti non sanno, più tardi con calciopoli si sono visti i risultati».  Comunque la carriera di Bertoneri inizia a perdersi, a Parma gli viene diagnosticata una seria forma di esaurimento nervoso, lo sconforto cresce, Giacomini lo richiama a Perugia (85/86) che sta allestendo lo squadrone e cerca di risalire anche con Dante. C'è ancora Novellino e ci sono i vari Pazzagli, Amenta, Pagliari ecc. Sta meglio, sembra superare il momento e finisce il campionato in crescita.  «Poi ritorna la delusione di Torino - la sindrome del Filadelfia, l'enfatizzazione dell'ambiente del Toro è una malattia difficile da guarire e mi ritorna quella specie di depressione, volevo smettere definitivamente».  E' un vero peccato, è ancora giovanissimo, 23 anni, molti a quell'età iniziano a far parte del gruppo titolari! Bertoneri si ferma, dopo un anno viene convinto a ripartire da Pavia, serie C. Va in preparazione ma non ce la fa. Torna a Massa. A metà stagione i dirigenti della Massese, Massimo Bertoneri e il padre Domenico, che nel frattempo stanno pescando molto da ex giocatori di A, tentano di convincerlo. Accetta, gli piace la proposta. Alla fine mancano la promozione col famoso spareggio di Empoli ma la squadra di Franzon aveva fatto miracoli, era partita dal ritiro con 7 elementi guidati da Nello Mariotti, poi venne costruita.  «Sono convinto che in quello spareggio - confessa Dante - la Federazione ci fece pagare, inviandoci l'arbitro che ci danneggiò parecchio, la protesta del nostro vulcanico presidente Domenico quando andò in federazione e disse che avrebbe comprato anche la Federazione, " compro tutto" disse per protesta. L'anno successivo fu un'altra bella Massese con Baldini e Mannoni alla guida, non ottenemmo la promozione per la penalizzazione inflitta dopo Empoli e per il primo periodo in cui Baldini stava facendo prove del suo modulo che cominciò a dare risultati dopo un po'. Dopo questo campionato iniziò a incrinarsi il feeling con i miei concittadini, si dicevano tante cose sul mio conto non vere, era in dubbio il mio impegno e tutti sanno che ero il primo ad arrivare e l'ultimo ad uscire agli allenamenti, oppure che non volevo andare in Sardegna per paura dell'aereo, mentre ci sono andato tante volte».  Il contrasto con i massesi è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La delusione più grossa e pericolosa, ed infatti Dante la paragona a quanto è successo a Di Bartolomei pochi anni dopo.  «Qualche anno dopo ho cercato di rientrare - ammette ancora Bertoneri - ma nessun presidente mi ha aiutato. Ero distrutto, ho cercato la salvezza da altre parti e l'ho trovata nella Fede in Dio e nel podismo in mezzo agli uomini. La Fede è stata l'ancora principale, vado spesso in chiesa e prego anche durante il giorno. Per quanto riguarda il podismo è sempre stata la mia passione. Anche quando giocavo non mi fermavo mai. Una volta Capello disse: ci son diverse promesse in questo campionato, una è Bertoneri che oltretutto corre per 90 minuti, non si ferma mai».  Dichiarazione vera, confermata nel giornale Tuttosport che ci mostra. E nel podismo ha vinto negli ultimi tre anni il campionato italiano di categoria, corre per l'Atletica Signa che gli versa anche i contributi per aiutarlo cosi ad arrivare alla pensione fra un paio di anni.  «Anche qui - termina amaramente Bertoneri - non ho avuto nessun aiuto dagli amministratori della città, non chiedevo soldi ma qualsiasi lavoro per i contributi che mi mancano».  Infine per stemperare il racconto e la delusione chiediamo a Dante dei momenti felici.  «La vita nel centro giovani del Torino, il Filadelfia - e ritorniamo nel solco - i molti campioni che ho incontrato, dei quali conservo ancora le maglie, come Falcao, Maradona, Zico, Platini, Furino oppure i compagni come Terraneo, Danova, Galbiati, Van De Korput, Comi, Dossena, Ferri, Zaccarelli, Selvaggi, Pulici, Cravero e tanti altri».  

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