Il Tirreno

Pronto a riprovarci ma con tutta la città

Il presidente Fabio Oppicelli
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Il presidente Fabio Oppicelli

Il presidente Oppicelli: «Ma questa volta con un programma ambizioso»

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 CARRRARA. Non molla, anzi sta già mettendosi al lavoro per studiare come affrontare l'ipotesi ripescaggio e programmare il futuro: il giorno dopo la pesante e ricambolesca retrocessione in serie D seguita da minacce, scritte e danneggiamenti al ristorante di Giarnera (servizio in cronaca) il presidente Fabio Oppicelli è sì un leone ferito, ma non certo domo.  Anzi è sua intenzione riprovarci, purchè però ci siano una serie di punti di convergenza con l'amministrazione comunale. Tesi per altro espresse già nel dopo partita di ieri. Il clima però che si respira in città non è dei più facili e praticamente tutta la piazza non vuole sentir più parlare di questi quattro soci. «Andatavene» è la parola più ricorrente che si sente in giro.  Presidente il giorno dopo cosa si sente di dire?  «Niente, ribadisco quello che ho già detto ieri. Ovvero, prima di tutto voglio incontrare l'amministrazione comunale e capire quali sono le intenzioni. E' stata un'annata storta, ma io ripartirei pure domani mattina, con tanta, ma tanta voglia di fare bene. Se continuo a fare calcio, lo voglio fare con delle ambizioni e per fare un progetto ambizioso qua a Carrara serve l'appoggio di tutti».  Quindi se si riparte, si riparte con ambizioni precise?  «Esatto. La Carrarese è aperta a tutti e ho sempre avuto in mente di coinvolgere diversi imprenditori locali. Il mio obiettivo sarebbe che una parte della città entrasse nel consiglio d'amministrazione, ma bisogna vedere se ci sono le condizioni. Sono amareggiato per come è finita questa stagione. Se ci sono le condizioni giuste siamo prontissimi a ripartire, ma solo con un progetto non ambizioso, ma super ambizioso a medio termine. Altrimenti, se c'è qualcuno più bravo di noi specie in città, siamo pronti a farci da parte».  Ai tifosi cosa si sente di dire? Si respira un clima assai pesante.  «Siamo aperti a qualsiasi confronto. Dallo stadio non siamo scappati, ma abbiamo semplicemente seguito il consiglio delle Forze dell'Ordine. C'era un clima troppo pesante per fare un confronto, ma siamo più che mai disponibili a farlo il prima possibile. Purchè non si cada nella violenza».  Ieri poi è tornato a parlare anche l'ex allenatore Salvatore Mango che si dice rammaricato per quanto accaduto: «Sono profondamente dispiaciuto - afferma - e non mi sarei mai aspettato che la Carrarese arrivasse ultima. Sono dovuto andare via per un grave problema familiare, la squadra con me andava bene, era in media salvezza. Quando però la dirigenza poteva richiamarmi, visto che il mio problema andava migliorando, ha preferito non farlo, ma pazienza. Non è mia intenzione fare nessuna polemica: dico solo che non me la sono sentita quando, a due gare dalla fine, la società mi ha chiesto di tornare in panchina. Era veramente troppo tardi. A Carrara sono stato benissimo, ringrazio i tifosi, la gente che mi è sempre stata vicino e anche il presidente Fabio Oppicelli, Giuseppe Giarnera e Walter Devoti i quali con me si sono sempre comportati corretamente. Anche i ragazzi con me hanno sempre dato tutto. Fa male vedere questa Carrarese in serie D, il progetto iniziale non era sbagliato, ma purtroppo il mio grave problema familiare non ha permesso di andare avanti. Sono molto amareggiato per questa retrocessione». L.B.

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