Il Tirreno

Sicurezza

Quattro furti in casa a Miseglia, il borgo bersaglio dei ladri: «Qui non chiudevamo nemmeno la porta a chiave...»

di Giovanna Mezzana

	Una strada del borgo di Miseglia
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Una strada del borgo di Miseglia

Paura e rabbia dei residenti che da un po' di tempo hanno iniziato a notare uno strano via-vai di giorno e di notte. Il racconto di una donna: «Si sono presi il mio oro e quello di mia figlia. Mi si è chiuso lo stomaco, non mangio più»

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CARRARA. C’era un tempo in cui i paesani lasciavano le chiavi sulla porta. Ora ci si blinda dentro: «È come stare in galera», dicono a Miseglia dove, di recente, si sono registrati quattro furti: tre in altrettante case indipendenti e uno in un appartamento. La serenità del borgo, in cui tutti si conoscono e si fidano l’uno dell’altro, lascia il posto ai timori, alla paura. E, diciamolo, allo choc di chi ha subito il furto che rappresenta la violazione di qualcosa di intimo. Ecco il racconto di una madre, vittima con la sua famiglia di uno degli ultimi colpi messi a segno.

Che brutta sorpresa

Da Miseglia parte la mattina e torna la sera: «Probabilmente hanno notato che non ci sono per tutto il giorno», dice. Siamo nel quartiere delle case popolari di Miseglia, quello dell’Erp, non nel cuore del borgo ma sotto di esso. In via dei Campi, la strada che si imbocca-tutta sulla destra, al primo semaforo che si incontra salendo al monte, e a cui approda la Ex Marmifera che scende a picco. È venerdì sera. «Quando sono entrata – racconta – ho visto che c’era un po’ di disordine. Ho subito notato che erano spariti due anelli che mia figlia aveva lasciato sul mobile. Ho trovato la porta della cucina spalancata. Poi ho visto la finestra buttata a terra: l’hanno sfondata, sono entrati dalla taverna. Mi si è chiuso lo stomaco, non mangiò più».

Il bottino

Hanno fatto piazza pulita i ladri o l’ha fatto il ladro se ha agito una sola persona. «Mi hanno portato via un piatto d’argento, anelli, collane, orecchini. Si sono presi anche l’oro di mia figlia. Devo ancora aprire le scatoline una ad una», chissà se forse nell’arraffare hanno lasciato qualcosa. «E hanno rubato anche gli orologi di mio marito». Vorrebbe recuperare qualcosa di quanto le hanno portato via, adesso. Ha sporto denuncia al Commissariato della polizia di Stato: «Magari non hanno ancora venduto il piatto d’argento, magari – riflette – i poliziotti lo ritrovano e me lo riportano», spera.

Il tam-tam

Le voci girano velocemente in paese: «Ho saputo – riporta – che a Miseglia Alta ci sono stati due furti di recente in due case e poi ce n’è stato un altro in un appartamento»; quest’ultimo episodio, in particolare, è inusuale: per la refurtiva e per i risvolti. «Sono state rubate delle monete» e parte di essere sarebbero rispuntate altrove (leggi servizio sotto).

L’amarezza

Essere derubati in casa propria non comporta necessariamente un’aggressione fisica (pensiamo a quando il furto avviene in nostra assenza). Eppure, una forma di violenza c’è: è quell’ingresso furtivo e rapace nel luogo per eccellenza dell’intimità. «Abito a Miseglia da 33 anni – racconta ancora – e mai mi era accaduta una cosa del genere. Ci sono famiglie che vivono in paese da 60 anni e che fino a qualche tempo fa neppure chiudevano la porta di casa a chiave, anzi lasciavano le chiavi sulla porta». «Adesso, invece – descrive – notiamo un via-vai continuo di gente sconosciuta, e anche la notte sentiamo rumori, motorini.. Non vorremmo che a Miseglia accadesse quel che è successo a Bedizzano», dove i carabinieri nel giugno dello scorso anno, nel bosco, smantellarono un bivacco usato per spaccio di droga, alimentato con batterie rubate dalle auto dei bedizzanesi. Hashish, cocaina, finanche eroina, si vedeva di tutto. Nel bosco. 
 

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