Il Tirreno

Furti

Carrara, violata la cappella dei neonati per saccheggiare la sagrestia

di Giovanna Mezzana

	La Cappella dell’ex ospedale civico, in alto a dx la cancellata da cui si accede alla sagrestia
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La Cappella dell’ex ospedale civico, in alto a dx la cancellata da cui si accede alla sagrestia

Al successo al piano terra dell’ex ospedale civico di piazza Monzoni. È stata manomessa la cancellata in ferro che protegge il locale di servizio l’Asl ha subito rimediato

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CARRARA. Che sfregio, è stato violato un luogo del Cuore: la Cappella dell’ex ospedale civico di piazza Monzoni, rifugio spirituale del tempo-che fu ma tutt’oggi molto frequentata. Alla fine non è stato sottratto nulla, restano però le tracce del tentativo di chi voleva arraffare forse elemosine, forse calici del rito religioso.

L’identità cittadina

Alla Cappella si accede dal retro dell’ex ospedale cittadino, che fino agli inizi del Duemila ospitava il glorioso reparto nascite, e dove invece oggi ci si reca per sottoporsi a radioterapia o per fare una mammografia da screening. È al piano terra la Cappella, si trova sulla destra, entrando dalle porte scorrevoli. Era una fonte battesimale questo scrigno di fede: dal Dopoguerra e fino alla fine degli Anni ’70, su 100 bambini che qui vedevano la luce, il 90% veniva battezzato in quella Cappella. Era una tradizione. Sui neonati vegliava l’Immacolata concezione, rappresentata da una statua in marmo-capolavoro dello scultore e sacerdote carrarese Giovanni Antonio Cybei.

L’abitudine

Il luogo sacro è curato dai volontari del Cav, il Centro Aiuto alla Vita: oltre ad assolvere a piccole incombenze, si recano periodicamente nella Cappella per prelevare le offerte da un candeliere che si trova a sinistra dell’altare: queste elemosine – metti una monetina e si accende una candela – sono finalizzate a sostenere l’attività del Centro, è così da molto tempo. Si può misurare da lì, quanto la Cappella è frequentata e i volontari non hanno dubbi: «Sono tanti i carraresi che amano ritirarsi lì».

Cosa è accaduto

Giovedì, entrando nella cappella un volontario del Cav si è accorto che era stata tagliata la cancellata in ferro che protegge la sagrestia e che si trova sulla destra guardando l’altare. Forse, ignoti furfanti, non essendo riusciti a rubare le elemosine contenute nel candeliere che dal 2024 è protetto da un lucchetto a prova di ladro, hanno spostato l’obiettivo su ciò che poteva essere custodito in sagrestia: dai calici a tutti gli oggetti della liturgia cattolica, per il rito della messa. Il volontario del Cav ha segnalato l’accaduto alla direzione dell’Asl nord ovest; non ha potuto controllare se il locale di servizio fosse a soqquadro o se mancasse qualcosa perché è oscurato da una tenda e l’associazione non è in possesso della chiave dell’inferriata.

Già ripristinato

La segnalazione è stata fatta giovedì. Ieri, all’ora di pranzo, la parte in ferro mancante, manomessa, della cancellata era già stata sostituita: è intervenuto l’ufficio tecnico dell’Azienda sanitaria per evitare che rimanesse un varco aperto ad altri furtivi e incontrollati accessi. L’ufficio patrimonio- beni mobili dell’Asl intanto ha fatto una verifica: e ha appurato che dalla sagrestia non manca nulla. Forse il ladro o i ladri non sono riusciti ad entrare, forse sono entrati ma sono rimasti delusi, l’eventuale bottino era al di sotto delle aspettative.

I dubbi

I volontari del Cav sanno che nel locale di servizio ci sono paramenti per il sacerdote che dice messa e calici che però «non sono antichi, e non sono di valore»; escludono che ci fossero ostie consacrate: bene, il pensiero va alla tribolazione del parroco del Duomo don Piero Albanesi quando dieci mesi fa gli furono rubate due pissidi che contenevano l’Eucarestia. «Speriamo soltanto – dice uno dei volontari – che non volessero rubare calici per le messe nere. Non se ne parla, ma il fenomeno esiste».


 

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