Empoli, col Palermo non è tempo di miracoli
Azzurri in vantaggio con Saporiti, poi si scatena la capolista: finisce 4-2 per i rosanero al Castellani
EMPOLI. Per i miracoli ci stiamo attrezzando, ha detto l’Empoli al Palermo, prima di inchinarsi alla strapotenza offensiva della capolista rosanero al termine di una partita dove è successo di tutto: sei gol nella ripresa, due rigori (uno anche fatto ribattere), quattro pali e una quantità industriale di occasioni sprecate dagli ospiti. Il conto finale recita 4-2 per il Palermo. Risultato giusto, anche se sono stati gli azzurri del nuovo tecnico Andreoletti, ancora orfani dello zio d’America dopo il mancato “closing” del 7 ottobre, a passare per primi in vantaggio.
Corre il minuto 49 quando un tiro a botta sicura di Saporiti viene deviato in angolo. Nessuno protesta, nemmeno il 10 azzurro, ma il Var richiama Marinelli per un tocco di mano di Ceccaroni sfuggito a tutti e lo stesso Saporiti trasforma. Sembra il copione di quelle partite dove il più forte sbaglia e viene punito dal più debole, ma l’illusione dura una manciata di minuti, sette per la precisione, quando il solito Pohjanpalo anticipa Magnino e mette alle spalle di Seghetti su assist di Bani. Gli ospiti sentono l’odore del sangue e nel giro di quattro minuti, dal 65’ al 69’, mettono al sicuro il risultato: prima Johnsen innesca Palumbo che entra come un coltello nel burro della difesa azzurra a scarica sotto la traversa; poi le parti si invertono ed è Palumbo, ancora in contropiede, a servire una palla coi giri contati a Johnsen che la mette alle spalle di Seghetti. Partita finita? Non ancora, perché Andreoletti getta nella mischia Degl’Innocenti e Shpendi ed è il centravanti a conquistare di forza un rigore al 75’ per un fallo dell’ex Ranocchia. Un minuto dopo se lo fa parare da Fortin ma l’arbitro Marinelli fa ripetere per l’ingresso anticipato dei difensori in area e un minuto dopo Popov non sbaglia. Ora l’Empoli ci crede espinge, mentre il tecnico rosanero Inzaghi si copre con Peda per Johnsen, ma è un altro contropiede all’85’ a far calare definitivamente il sipario con la rete di Cassandro che piega le mani a Seghetti.
Ora si tratta di guardare il bicchiere e vedere se è mezzo pieno o mezzo vuoto. Viene da dire la prima, perché la differenza tecnica tra le due squadre era evidente anche alla vigilia e il divario è stato allargato dalle assenze di Yepes (lutto familiare) e Distefano (noie muscolari). Se poi ci mettiamo uno Shpendi a mezzo servizio, si può dire che Andreoletti ha più di un alibi. Rispetto alla gestione Pagliuca, ha avanzato Magnino sulla linea dei centrocampisti, dove certamente si trova meglio, ma non ha molte alternative in attacco. Saporiti e Ceesay non sono attaccanti. Dall’altra parte Inzaghi ha solo l’imbarazzo della scelta e il risultato lo dimostra.
L’atteggiamento degli azzurri, poi, è l’altra nota positiva. Non hanno mai accettato di uscire dalla partita e a tratti hanno fatto paura a una squadra che veleggia verso la Serie A. Quando Andreoletti avrà tutti o quasi a disposizione ne potremo riparlare. Al momento il giudizio è sospeso. Sospeso esattamento come il closing con gli americani.
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