Carrara, sfregiata La Cicciona vanitosa: era un dono dell’artista alla città
Spezzato un piede alla figura di donna di Giorgio Andrei. Lo scultore: «Non credo siano stati vandali, forse volevano rubarla. Ho scoperto io il danno, che brutta sensazione»
MARINA DI CARRARA. Era da tempo che la cronaca non raccontava di oltraggi alle sculture cittadine scolpite nel marmo bianco. Ma il vandalo è sempre in agguato. Si viene a sapere adesso, quasi per caso, che di recente è stata ferita La Vanità, vulgo La Cicciona. Parliamo dell’opera d’arte che ritrae una figura di donna dalle forme morbide che impreziosisce l’aiuola della sede di distaccata del Comune, a Marina: siamo all’angolo tra via Genova e viale XX Settembre. E pensare che è un regalo ai carraresi quella statua: la donò all’Amministrazione civica il padre della Cicciona, lo scultore carrarese Giorgio Andrei, che con un’operazione di affettuoso body shaming la battezzò così. È stato lui a scoprire lo sfregio: ed è stato qualcosa di simile a un colpo al cuore.
L’arte “di genere”
La Nuotatrice, La Disperazione, La Prepotenza, La Vanità (appunto) , Andrei tira fuori dalla pietra figure femminili. È la sua cifra, che è quella di un artista che ha scolpito con Grandi Maestri: ha lavorato su bozzetti di Giuliano Vangi con Vangi Andrei, a cui lo Scultore della Leggerezza, il massese (pardon, di Castagnetola) Gigi Guadagnucci lasciava la sua casa del quartiere parigino di Montparnasse. È il 2021 quando l’opera trova collocazione davanti agli uffici comunali di Marina, dove c’è l’Anagrafe, la polizia Locale. E lì rimane. Ritrae una figura di donna in una posa molto originale, con un braccio abbraccia la testa, è sdraiata e ha una gamba piegata/accavallata: quando approdò a Marina l’artista l’aveva donata in precedenza alla città.
«Che cosa brutta»
Veniamo alla scoperta del danno. «Ho delle opere esposte per la vendita – racconta Andrei – al ristorante Venezia», siamo di fronte all’aiuola dove è accomodata La Vanità. Si reca dunque al Venezia, ha un appuntamento con un cliente e al termine dell’incontro vuole mostrargli La Cicciona. Attraversa la strada, si avvicina alla sua statua: vede, con sorpresa, che ha un piede spezzato. È il piede che non si nota se non giri tutto intorno alla statua. «Ho provato una brutta sensazione – confessa – Non me l’aspettavo e anche il cliente era amareggiato, dispiaciuto per me».
L’ipotesi
Sono state spezzate le dita. Andrei guarda ancora: «Mi sono accorto che la scultura era spostata, era stata alzata da una parte, il piede era stato forzato. È una mia supposizione ma credo volessero rubarla». E se così è stato, si è trattato di ladri cialtroni «incompetenti» perché era prevedibile che, sollecitando il marmo, si creasse una frattura a livello del piede (uno degli ancoraggi al basamento) .
Il rimedio
Andrei segnala l’accaduto all’Amministrazione comunale che mette in campo Nausicaa. Si cerca di eliminare lo sfregio. «Ho rifatto il pezzo, l’ho ricomposto», «Adesso il piede della Cicciona è a posto, anche se si vede» che qualcosa è successo... L’artista, si avverte, non è completamente soddisfatto della toppa.
La cicatrice
Sono tante le opere urbane che scultori, locali e non, hanno donato alla città. Chi mette mani rapaci su questo patrimonio compie un danno duplice: sottrae Bello e Arte alla comunità e rifila un calcio nello stomaco al creatore: «Non è facile separarsi da un’opera quando la vendi – dice Andrei – Quando la doni per un luogo pubblico, invece, hai la bella sensazione di averla sempre lì, a portata di mano: poi scopri però che non c’è nessuno a proteggerla».
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