Il Tirreno

Territorio e promozione

La Lunigiana e i suoi 100 castelli: «Sono il nostro marchio, ecco come possono trainare il turismo»

di Daniela Marzano

	Emanuele Bertocchi e il castello del Piagnaro a Pontremoli
Emanuele Bertocchi e il castello del Piagnaro a Pontremoli

Emanuele Bertocchi, presidente dell’Ivc, è impegnato nella promozione di un patrimonio unico dell’area apuana, con forti potenzialità economiche

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MASSA. Emanuele Bertocchi ha dedicato gran parte del suo impegno professionale e civile alla valorizzazione del territorio apuano, del paesaggio e delle comunità locali. Ha da sempre abbinato ruoli politici e istituzionali a incarichi relativi alla tutela del patrimonio, pianificazione territoriale e sviluppo montano, avviando parallelamente un percorso di divulgazione delle eccellenze apuane attraverso libri, saggi, documentari e iniziative culturali. Dal 2024 è presidente dell’Istituto per la Valorizzazione dei Castelli (Ivc).

Bertocchi, ci parli di questo ruolo.

«È un incarico a titolo gratuito per valorizzare il patrimonio della Lunigiana rafforzando il legame con le comunità. In quasi due anni, abbiamo promosso la Lunigiana Storica come Terra dei 100 Castelli, mettendo in rete fortificazioni, torri, borghi murati e dimore nobiliari, un patrimonio da conservare, ma anche da trasformare in risorsa culturale, turistica ed economica. Un percorso proseguito con la candidatura di Massa a Capitale italiana della Cultura 2028, condivisa con Lunigiana e Luni».

Qual è il valore per il territorio dell’Ivc e da chi è composto?

«Nato nel 1969 per gestire il Castello Malaspina, l'Istituto è cresciuto fino a collegare Provincia, Comuni e comunità locali. Attraverso studi e iniziative, vuole trasformare il patrimonio storico in una risorsa culturale e turistica. Gli organi di gestione sono il Consiglio direttivo, che esprime il presidente, e l’Assemblea. Ne fanno parte Provincia di Massa-Carrara e Comuni di Massa, Montignoso, Mulazzo e Pontremoli; l’Assemblea riunisce inoltre Fosdinovo, Fivizzano, Aulla, Tresana, Licciana Nardi, Bagnone, Villafranca, Filattiera, Casola, Comano e Podenzana».

Quali castelli sono visitabili nella nostra provincia?

«La provincia di Massa-Carrara conta un centinaio di siti tra fortificazioni, torri, borghi murati, dimore storiche e complessi castellani, dalla costa alla Lunigiana. Non tutti sono aperti con continuità, perché alcuni sono privati o accessibili solo durante eventi, ma visite programmate e aperture straordinarie aumentano di anno in anno i luoghi fruibili. Tra i siti visitabili figurano i Castelli Malaspina di Lusuolo, Terrarossa, Carrara, Massa, Fosdinovo, Monti, Verrucola, Tresana e Castevoli; l’ Aghinolfi di Montignoso; il Piagnaro di Pontremoli, la Fortezza della Brunella, la Bastia, il Castiglione del Terziere, il Malgrate e l’Aquila. Non compaiono invece nell’elenco dei siti visitabili Comano, Moneta, Bibola, Giovagallo e la Torre di Castruccio».

Qual è la loro importanza storico-culturale?

«I castelli sono un patrimonio architettonico e culturale che definisce l’identità del territorio, e rappresenta un fattore di unione in una terra segnata dai campanilismi. Raccontano un’area da sempre strategica e contesa da Lucca, Pisa, Firenze, Genova, Parma e Modena, centri di potere, difesa, economia e cultura, frequentati grazie a un mecenatismo illuminato anche da poeti e cantori, primo fra tutti Dante Alighieri».

Quali sono i più ambiti dai flussi turistici?

«Il Piagnaro di Pontremoli è il più visitato grazie al Museo delle Statue Stele, uno dei fenomeni archeologici più importanti d’Italia. Seguono il Castello di Lusuolo con il nuovo allestimento, e la Fortezza della Brunella di Aulla, sede del Museo di Storia Naturale della Lunigiana e legata alla famiglia inglese di Kinta Beevor, che ne ha diffuso la fama in Europa con un suo romanzo. Molto visitato il palazzo sede dell’Accademia di Belle Arti a Carrara, l’Aghinolfi di Montignoso, sito di promozione anche di eccellenze agroalimentari e il Castello Malaspina a Massa di prossima riapertura dopo il restauro. Molti Castelli privati ospitano residenze turistiche, attività culturali, luoghi semisconosciuti al turismo di massa, ma che offrono l’opportunità di vivere momenti unici immersi nella bellezza della storia e della natura».

Qual è la loro potenzialità turistica?

«I castelli possono diventare un forte elemento di raccordo tra i flussi turistici delle città d’arte toscane, delle Cinque Terre, di Genova e dell’Emilia, con cui condividiamo il crinale appenninico. Un potenziale rafforzato dalla vicinanza del Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e del Parco delle Alpi Apuane. Il vero potenziale è nella gestione comune: un sistema dei castelli può essere il motore di un turismo colto, attento a storia, ambiente ed enogastronomia e l’Ivc si propone come riferimento di questa rete. Serve però un circuito virtuoso che colleghi castelli, strutture ricettive, ristoranti e stabilimenti balneari, facendo del patrimonio storico un motivo in più per scegliere questo territorio. Molto seguite le iniziative dell’Istituto, come il Festival Jazz Mutamenti, dove la musica viene fruita dentro antiche architetture».

Quanto fruttano i castelli al territorio, tra indotto diretto e indiretto?

«È il tema da approfondire: il valore culturale è evidente, mentre le ricadute economiche vanno misurate con precisione. Le attività attorno ai castelli pubblici e privati sono in crescita e, con l’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio e il presidente Sergio Chericoni, stiamo preparando un focus per fotografare la situazione, individuare le priorità e costruire un percorso capace di generare ricchezza».

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