Il Tirreno

La sentenza

Autobus nella scarpata a Zeri, compagnia di trasporti condannata a risarcire studentessa ferita

di Pietro Barghigiani
Autobus nella scarpata a Zeri, compagnia di trasporti condannata a risarcire studentessa ferita

Il Tribunale riconosce alla ragazza danni subìti per oltre 70mila euro

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ZERI. Era una dei venti passeggeri del bus di Autolinee Toscane che la mattina del 30 maggio 2023 finì in una scarpata tra i tornanti tra Zeri e Pontremoli. Una carambola di oltre 200 metri interruppe verso le 13, 30 il viaggio di ritorno verso le case degli studenti usciti dalle rispettive scuole.

Lei, allora 15enne, finì fuori dal pullman e rimase gravemente ferita a una gamba. Non fu l’unica. In sedici tra ragazzi e ragazze finirono in ospedale, due anche in gravi condizioni. Uno choc per una comunità rimasta con il fiato sospeso nella speranza di non dover piangere giovani vite spezzate.

Il processo a carico dell’autista (lesioni colpose e stradali, ndr) è ancora in corso. La giustizia civile è arrivata prima. Dopo una prima condanna a risarcire i genitori di un ragazzo con 50mila euro, arriva ora un secondo verdetto contro la società di trasporti e la sua assicurazione che fissa in 74mila euro la somma da versare a una ragazza ora 18enne. In precedenza, erano stati pagati ai genitori 18mila euro che saranno scalati dall’importo per una cifra finale di 56mila euro.

Nella sua relazione la polizia stradale ha chiarito che l’autista «ultimata la curva, anziché variare la direzione del veicolo secondo la conformazione della strada, quindi affrontare una curva ad ampio raggio volgente a destra, proseguiva il raggio di curvatura a sinistra a causa di un verosimile malore o di un colpo di sonno».

Il Tribunale (giudice Fabio Cioffi) ha riconosciuto non solo i danni fisici per la ragazza, ma anche un effetto negativo a livello psicologico su una quotidianità mortificata. L’evidenza di una cicatrice su una gamba la condiziona nel vivere le sue relazioni personali e di svago. E c’è anche il timore di sentirsi a disagio quando è sui mezzi pubblici o è nella condizione di trasportata.

«Va riconosciuta la sofferenza interiore media dal momento che le gravi lesioni personali, l’intervento chirurgico ed il lungo iter curativo hanno certamente determinato una grave sofferenza fisica e psichica per la giovane che vanno risarcite – si legge nella sentenza – Va poi aggiunto un adeguato aumento in considerazione delle gravi ripercussioni psicologiche che la vicenda ha avuto sulla quindicenne, che ha paura di viaggiare su autobus di linea o veicoli condotti da terze persone e che manifesta un grave disagio nel vestire a causa della cicatrice rimasta sulla gamba che le porta disagio a stare in costume da bagno o a portare abiti sopra il ginocchio».

Un ramo le trapassò un polpaccio e i segni sono ancora lì a ricordarlo. «Ha difficoltà ad andare in spiaggia, in palestra, ci siamo resi conto che anche nella scelta dei vestiti non è coerente con quello che vorrebbe acquistare» è stata una delle testimonianze agli atti. Un disagio fisico e psichico certificato che merita un risarcimento. l


 

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