Pasquetta, febbre da derby Carrarese-Spezia: biglietti polverizzati. L’attesa fra riti, curiosità social e uno storico precedente
La città trattiene il fiato per la partita contro la storica rivale: un match chiave anche per la quota salvezza. E fra gli spettatori ci sarà anche il vescovo, monsignor Mario Vaccari
CARRARA. Non serve essere un ultrà della Curva Nord Lauro Perini per sentire, in queste ore, il brivido lungo la schiena. È iniziato il conto alla rovescia per il derbyssimo: Carrarese versus Spezia. Tecnicamente, è uno scontro-salvezza. Nell’animo, è molto di più: la sfida trascende la classifica. Manca il respiro al faccia-a-faccia con la rivale per antonomasia, quella che ti fa vedere i sorci verdi indipendentemente dalle reti. Vengono alla mente anni di Storia. Di vittorie e di sconfitte. Di guerre a colpi di striscioni. Di scritte – imperanti tanto da diventare quasi proverbi – sui muri cittadini. L’orgoglio ferito e l’orgoglio esaltato. E, stavolta, il comunque vada, panta rei di Francesco Gabbani non funziona: conta, eccome, come finirà. Comunque vada, questo sì, sarà una Pasquetta-unicum, si ricorderà. L’appuntamento è per domani alle 19,30 allo Stadio dei Marmi. E tra gli spettatori ci sarà anche il vescovo, monsignor Mario Vaccari.
Si scalda il campo
L’onda dell’emozione cavalca almeno da ieri: la Carrarese si è allenata allo Stadio dei Marmi a porte aperte. E la tribuna era traboccante: non solo di tifosi ma anche di semplici afficionado che si sono portati dietro pure i bambini, l’amore per la squadra, del resto, si insegna fin da piccoli. Oggi, la giornata di festa non agevola, meglio era lavorare. Il pensiero andrà lì e ci riandrà ancora. Al bar, di fronte alla tazzina dell’Espresso, senti dire: «Se perde contro lo Spezia, non reggo. Mi metto in malattia». Che esagerato, e invece no. Sono stati venduti all’incirca 4.900 biglietti, polverizzati nel giro di due ore. Per la curva-ospiti, invece, eravamo a una cinquantina di ticket ieri mattina, davvero poca cosa; forse si giungerà a quota un centinaio entro le 19 di oggi quando “il botteghino” chiude.
Gli assenti
C’è chi dice «che spreco» per tutti quei posti che resteranno vuoti. I tifosi spezzini – in queste ore infuriati (comprensibilmente) – non ci saranno: e questo, diciamolo, rallenta il cardiopalma (è tutta salute) ma toglie anche sana adrenalina in curva, in tribuna, in campo. Peccato. Così ha deciso il prefetto – questioni di sicurezza, partita ad alto rischio – e i due ricorsi al Tribunale amministrativo regionale degli Aquilotti sono andati alle ortiche. Vige il divieto di acquistare biglietti nella curva-ospiti per chi è residente nella provincia della Spezia, via libera a chi non risiede lì ma – condizione necessaria – possiede la Eagle Card, cioè, è tifoso – acclarato – dello Spezia.
Il rito?
E intanto in queste ore c’è chi rispolvera delle pietre miliari: la vittoria, a volte, del resto, ce la si chiama addosso. Rispunta così da YouTube il video della partita Carrarese-Spezia dell’ottobre ’93 quando gli Azzurri vinsero 4-0: indimenticabile la performance in campo di un impareggiabile Davide – Davidino – Ratti. Sui social media la tensione sale: c’erano una volta i forum, i blog, le community dove prendeva forma lo sfogo del tifo. Oggi è diverso.
Tutto iniziò...
E forse serve davvero riavvolgere il nastro perché non è detto che tutti sappiano da dove arrivi la storica rivalità tra la Carrarese e lo Spezia. «C’è da sempre», si dice. Ebbene sì, ma una scintilla ci fu. Corre l’anno 1979. È il 18 novembre. Si gioca Carrarese-Spezia. Ai Marmi. Gli azzurri sono in vantaggio, ma, uno dietro l’altro, arrivano tre “rossi”. E c’è chi viene sbattuto fuori dal campo. I liguri adesso fronteggiano una squadra di otto giocatori, e alla fine vincono ma centinaia di tifosi della Carrarese – inferociti – invadono il campo e l’arbitro Fausto Meschini si becca un’ombrellata. Cuori impavidi. Da lì non c’è più stata storia. La temperatura è poi scesa tra le due tifoserie perché negli anni lo Spezia ha giocato in ben altre categorie rispetto alla Carrarese. Ma è bastato poco perché il fuoco divampasse di nuovo. Non ce ne vogliano i bookmaker, che domani vinca il cuore.
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