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«Miope un bambino su tre»: quanto incidono i dispositivi elettronici, le patologie più diffuse e i consigli dell’oculista

di Sara Venchiarutti

	Crescono le diagnosi di miopia nei bambini (foto di repertorio)
Crescono le diagnosi di miopia nei bambini (foto di repertorio)

Il dottor Andrea Bernardini, direttore dell’Uoc Oculistica Apuane, dove si effettuano 25mila visite l’anno: «Crescono le malattie dovute agli stili di vita e per la cataratta si è abbassata l’età di chi si opera»

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MASSA. Un po’ è genetica, e su quello ci si può fare ben poco. Un po’, però, la fanno gli stili di vita: sempre meno spazi aperti su cui posare lo sguardo, sempre più tablet, cellulari, schermi del computer. In più la popolazione invecchia. Così i problemi agli occhi aumentano e, con loro, anche i pazienti che si rivolgono agli specialisti. «Gestiamo più di 25mila accessi su singolo paziente all’anno tra numero di visite, pronto soccorso e prestazioni sia nei distretti sia nelle strutture ospedaliere», conferma Andrea Bernardini, direttore dell’Uoc Oculistica Apuane. Numeri che fotografano anche un incremento delle malattie degenerative: «Negli ultimi due anni - sottolinea Bernardini - parliamo di un aumento del 5-10% degli accessi. In più all’anno facciamo in media circa 200 nuove diagnosi di glaucoma». Ma la "regina" delle malattie degli occhi resta lei, la miopia. «A incidere sono due fattori: il primo - spiega Bernardini - riguarda la componente genetica e questa è sempre esistita, rivestendo un ruolo significativo. Il rischio aumenta nell’ambito della familiarità». Insieme a questo, però, ci mette lo zampino anche lo stile di vita, modificatosi nel corso degli anni.

Miope un bambino su tre

«Decisivo - sottolinea il direttore - è stato l’aumento del tempo trascorso davanti a dispositivi elettronici e in ambienti chiusi. Oggi si sta di meno all’aperto e gli studi dimostrano che questo sta aumentando l’incidenza della miopia nella popolazione pediatrica». Ed ecco che «anche in provincia il 30-40% dei giovanissimi è miope: in pratica, un bambino su tre». Ora, va detto, l’identificazione è più precoce, con la prima diagnosi di miopia anche intorno ai 3-4 anni. «L’aver abbassato l’età in cui si riscontra questo problema - spiega Bernardini - nasce da un’attenzione maggiore. Oggi viene raccomandata una prima visita tra i 3 e i 4 anni, appunto, e poi un’altra in età prescolare. Sono fondamentali per intraprendere, se necessario, le strategie di correzione e per rallentare l’evoluzione della patologia miopica. Riconoscere subito la miopia consente di evitare l’occhio pigro, impostando una correzione, dall’occhiale fino al collirio a base di atropina a bassa concentrazione. Oggi abbiamo delle armi che possono rallentare la miopia».

Miopia e tecnologia

L’incremento dei casi di miopia, sottolinea lo specialista, «si è concentrato da dopo il covid. C’è stata un’impennata dovuta agli stili di vita», conferma Bernardini. È allora che la tecnologia è entrata in modo ancora più massiccio nelle case, ma anche a scuola, con la didattica a distanza o l’uso di tablet. Tanto che le proiezioni degli studi scientifici per il futuro non sono per nulla rassicuranti: «Nel 2050 a essere miope sarà il 50% dei bambini. Uno su due», dice Bernardini. Più marginale, invece, l’aumento di chi non ci vede bene in età adulta: «Il plastico dell’occhio - sottolinea il direttore dell’Oculistica - è in età pediatrica. Se si stimola sempre di più l’attività visiva verso oggetti vicini sappiamo che, per una serie di meccanismi, l’occhio è più predisposto all’assottigliamento della sclera e quindi alla miopia. Nell’adulto non si trova questo tipo di procedimento. Però le prime diagnosi di miopia in età adulta capitano, anche qui dovuta alla tanta attività di gestione del vicino».

Le patologie più diffuse

I problemi all’occhio che si riscontrano più frequentemente in provincia sono i vizi refrattivi dell’età pediatrica e di quella adulta: miopia, appunto, ma anche l’ipermetropia e l’astigmatismo. Poi ci sono le patologie degenerative retiniche come la maculopatia, la retinopatia diabetica e il glaucoma, «per il quale - sottolinea Bernardini - è fondamentale la prevenzione perché è una patologia silente». Ebbene sì: il glaucoma non ha alcun segnale precoce, «per cui è fondamentale la visita oculistica - per un adulto andrebbe fatta ogni 2-4 anni se non ci sono fattori di rischio - per evidenziarne l’insorgenza». Non va nemmeno dimenticata la cataratta. «È la patologia più comunemente trattata in chirurgia e anche qui - aggiunge il direttore - i numeri stanno aumentando. Noi in genere lavoriamo tra le 2.500-3mila cataratte all’anno». In questo caso non è tanto aumentata l’incidenza. Piuttosto, sono le esigenze a essere cambiate. «Si è abbassata l’età chirurgica», sintetizza Bernardini: «Operiamo anche pazienti di 50-60 anni, mentre prima si parlava quasi sempre di ultra 70enni. Ora i pazienti preferiscono operarsi prima per mantenere il proprio standard di vita o di lavoro».

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