Il Tirreno

La tragedia di Licciana Nardi

Trovato morto sull’uscio di casa, si apre l’inchiesta della Procura

di Giovanna Mezzana

	La salita che porta alla casa e il terrazzino dove l’uomo è stato trovato
La salita che porta alla casa e il terrazzino dove l’uomo è stato trovato

È un mistero la fine dell’ingegnere 54enne, sul corpo ferite da arma da taglio: si indaga sul lasso di tempo in cui la compagna è uscita di casa e lui era solo

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LICCIANA NARDI. Sarà un fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura di Massa a fare luce sulla morte di Glauco Donadoni: ingegnere, 54 anni, è stato trovato senza vita la sera del 12 febbraio sul terrazzino da cui si accede alla porta della sua abitazione, siamo nel borgo rurale di Villa di Panicale. Indagano i carabinieri della stazione di Licciana Nardi insieme ai militari del comando compagnia di Pontremoli perché il professionista, che lavorava in una grande società della Spezia e che in paese viveva con la compagna, ha perso la vita in modo violento.

Ha visto sangue e avrebbe visto un’arma bianca, un coltello, chi ha dato l’allarme al servizio di emergenza-urgenza del 118. A 24 ore dalla tragedia, ci sono ancora tasselli che non trovano collocazione nella ricostruzione dei fatti: le indagini restano aperte, il rebus non è risolto.

I paesani

Villa di Panicale, sono le 9 di ieri, 13 febbraio, e sono trascorse 12 ore dalla sconcertante scoperta. Lungo la strada che attraversa tutto l’abitato, tre anziani residenti parlano «dell’ingegnere». Sono attoniti per quanto accaduto. «Viveva in quella casa gialla, lassù», dicono indicando una bella palazzina, ristrutturata, a cui si accede da una salita che si inerpica dolcemente all’ingresso del paese. Sono le 21 della sera precedente, raccontano, quando sentono la sirena di un’ambulanza.

Poi «è venuta da me una vicina di casa – sussurra un’anziana – e mi ha detto quel che era successo»: qui, del resto, “si usa” ancora che le brutte notizie non si spiattellino al telefono, tanto meno via WhatsApp, bensì di persona: con rispetto per la vittima e per l’interlocutore. «Non so nulla di preciso – aggiunge – Mio marito ed io non siamo andati là perché soffriamo di cuore».

È sconvolta questa comunità: nel “paesetto”, come il sindaco Renzo Martelloni chiama questa frazione del suo municipio, non accade del resto mai nulla. Scompensa gli animi la morte dell’ingegnere che non era lunigianese bensì lombardo, di Lecco, ma era conosciuto a Villa di Panicale perché viveva lì da ormai una decina d’anni: «Lo vedevamo poco, a dire la verità, per lo più in macchina, mentre saliva o scendeva» dalla salita. Era una persona riservata e anche stimata per il suo lavoro «prestigioso». Tutti si fanno domande perché i dettagli di cui dispongono sono pochi e confusi.

La ricostruzione

Sono le 20,33 del 13 febbraio quando qualcuno invia una telefonata al 118. Non è chiaro chi sia stato a suonare l’allarme: non la moglie dell’ingegnere che in quel momento si sarebbe trovata fuori casa «a ritirare soldi in contanti con il bancomat» per un’esigenza, forse, emersa in quel frangente. Si fa strada l’ipotesi che possa essere stato un vicino di casa che, uscendo dalla propria abitazione o rincasando, potrebbe – dovrebbe – aver visto Donadoni a terra sul “ballatoio” all’apice della scala esterna che conduce all’uscio della sua casa; intorno, del resto, vivono altre famiglie. C’è sangue e si parla di un coltello, di ferite da arma da taglio.

Arrivano i soccorritori: con l’automedica di Aulla e con un’ambulanza della Croce Azzurra di Comano. Nel frattempo sopraggiunge la compagna di Donadoni, 55 anni, originaria anche lei di Lecco: si sente male per lo choc emotivo, viene portata all’ospedale di Fivizzano. Ci sono i carabinieri. E raggiunge il borgo anche il sindaco Martelloni. Aumenta il numero dei militari dell’Arma, l’abitazione viene transennata, poi arriva il medico legale per constatare il decesso e le investigazioni e i rilievi vanno avanti tutta la notte. E ieri le indagini non potevano ancora dirsi concluse.

La testimonianza

Come i suoi paesani, anche il sindaco non sa cosa poter pensare: «Sono una famiglia riservata – dice – ma anche partecipe alle attività sociali, la moglie ha sempre esposto le sue creazioni artigianali nelle feste di paese. Dobbiamo solo aspettare» che la verità emerga, intende il primo cittadino. Dall’Arma dei carabinieri non esce una parola, tanto meno dalla Procura: si indaga, soprattutto, il lasso di tempo in cui Donadoni sarebbe rimasto solo in casa.

Gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un’azione intenzionale alla base della tragedia ma restano dubbi: sulla tipologia dell’arma usata (un coltello), per esempio, ma anche sul luogo dove il professionista sarebbe stato ritrovato, ovvero all’esterno della palazzina ma sull’ingresso di casa; eppure pare non dovesse uscire, era la compagna che si era recata a uno sportello Atm. L’esame post mortem, che metterà sotto scandaglio la tipologia delle ferite, potrebbe dare una svolta al giallo.

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