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Carrara

Pabe, i ricorsi vanno avanti ma non sulla resa in blocchi

Pabe, i ricorsi vanno avanti ma non sulla resa in blocchi

Le aziende hanno visto riconoscere che il 30% solo in un caso è possibile. Resta in piedi il contenzioso sui quantitativi minimi escavabili e altri temi

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CARRARA. La battaglia legale delle aziende del lapideo contro i vari provvedimenti delle amministrazioni comunali che si sono succedute prosegue; in attesa di conoscere se sarà impugnato il recente regolamento della tracciabilità, cade invece in parte il contenzioso sui Pabe, i Piani attuativi dei bacini estrattivi che furono approvati nel novembre 2020 dalla precedente consigliatura (il monocolore 5 Stelle).

Nell’ultima udienza di fronte al Tar, tredici aziende che hanno visto discutere i loro ricorsi e assistite dagli avvocati Ferdinando Genovesi, Cristiana Carcelli e Cristina Cattani, hanno infatti dichiarato di rinunciare a due dei punti del contendere, ovvero quelli relativi alla resa delle cave; secondo i Pabe doveva essere al 30 per cento ma, come emerso dalla relazione del geologo Alessandro Cortopassi, relazione fatta propria dal consiglio comunale lo scorso 27 maggio, solo in una parte dei quattro macrosettori dei nostri bacini è possibile una resa maggiore o uguale al 30 per cento, in tutti gli altri no. Era quanto sostenevano le aziende nei loro ricorsi, da qui la rinuncia a discutere quei due punti, perché dato ormai acquisito. Gli avvocati hanno depositato sia la relazione che la delibera consiliare, pubblicata all’albo pretorio lo scorso 13 giugno. Sui Pabe in realtà non esistono “solo” questi tredici ricorsi; altri saranno chiamati a luglio, e per un altro pacchetto non è ancora stata fissata l’udienza. I ricorsi sono stati presentati nel 2021, come detto, contro quanto approvato dai 5 Stelle.

I Pabe

I Pabe, Piani attuativi dei Bacini estrattivi, sono uno strumento chiave, perché, come si spiega anche nelle delibere, «Le nuove attività estrattive e la riattivazione di cave dismesse sono subordinate alla approvazione di un Piano attuativo, di iniziativa pubblica o privata, riferito all’intera estensione di ciascun bacino estrattivo». E ancora, «Il Piano attuativo, che disciplina tutte le attività estrattive esistenti e di nuova previsione, elaborato nel rispetto delle prescrizioni e degli obiettivi di qualità paesaggistica definiti per ciascun bacino estrattivo dal Piano e sulla base di un quadro conoscitivo, individua le quantità sostenibili e le relative localizzazioni nel rispetto della pianificazione regionale in materia di cave, delle previsioni degli strumenti della pianificazione territoriale, nonché delle relazioni idrogeologiche tra le attività previste e il sistema delle acque superficiali e sotterranee».

Il contenzioso va avanti proprio su alcuni degli aspetti tipici dei Pabe, e quindi rispetto alle quantità “sostenibili” di escavazione, perché secondo i ricorrenti sarebbero stati utilizzati dei parametri sbagliati nell’individuarle, ma si contestano anche alcuni vincoli relativi alle cosiddette cave storiche, oltre che sui “fossi”, una questione ormai annosa e irrisolta. Altro tema, l’imposizione delle vasche per la raccolta delle piogge, cosa diversa rispetto a quelle per la marmettola e già previste. Insomma una serie di contestazioni che il Tar dovrà derimere, ma non, come detto, il caso della resa, ovvero la percentuale di blocchi e materiale da taglio da estrarre in ciascuna cava, una soglia sotto la quale non scendere per non rischiare provvedimenti dell’amministrazione.

Il caso resa al 30%

I Pabe indicavano come detto il 30% per tutti, ma ecco che dal geologo Cortopassi è arrivato l’assist alle imprese. L’articolo 37 dei Pabe, “Quantitativi minimi da destinarsi alla trasformazione in blocchi e materiali da taglio”, prevede che “Entro 36 mesi dall’entrata in vigore del Piano venga eseguito uno studio sulle caratteristiche litologiche e geologico strutturali dei giacimenti e dello stato di fatturazione per definire i quantitativi minimi da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi (percentuali minime di resa) eventualmente diversificate per ambiti estrattivi”; palazzo civico aveva affidato al geologo Alessandro Cortopassi l’incarico relativamente ai bacini estrattivi Scheda 15 (Bacini di Torano-Miseglia-Colonnata) e Scheda 14 (Bacini di Piscinicchi e Pescina Boccanaglia Bassa) per definire i quantitativi minimi. Come scritto nei giorni scorsi, in 196 pagine, il geologo arriva alla conclusione che solo l’intero comprensorio estrattivo di Gioia, la quasi totalità del comprensorio di Fantiscritti e la porzione meridionale del comprensorio di Battaglino-Valpulita, possa garantire nel complesso la resa maggiore o uguale al 30%. Il contenzioso quindi procede su altri fronti, ma le rese individuate dal geologo Cortopassi hanno messo tutti d’accordo: la maggioranza, che le ha approvato, e le imprese. 

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