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Massa, resta in carcere Marco Casonato. Nel 2017 uccise il fratello Piero

Massa, resta in carcere Marco Casonato. Nel 2017 uccise il fratello Piero<br>

Il ricorso al diniego di attenuazione della custodia del Tribunale di Sorveglianza dichiarato inammissibile dalla Cassazione perché presentato senza avvocato

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Massa Resta in carcere Marco Casonato, psichiatra di 68 anni, che sta scontando una condanna a sedici anni per l’omicidio del fratello, il medico Piero, avvenuto il 1° novembre del 2017 all’esterno della storica Villa Massoni di loro proprietà. Nel frattempo, sono in itinere altri due procedimenti, uno per calunnia nei confronti dei sinti che lavoravano alla stessa villa e uno per avere aggredito una guardia carceraria (ci sono già state le sentenze di primo grado). Da una sentenza della Cassazione, si scopre che Marco Casonato aveva provato la strada della misura alternativa alla carcerazione, ma il tribunale di sorveglianza di Firenze il 20 giugno 2023 aveva detto no (Casonato è in carcere a Pisa). Contro quell’ordinanza, lo stesso Casonato ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici ricordano che il Tribunale di sorveglianza di Firenze il 20 giugno 2023, quale sede di secondo grado, aveva rigettato il reclamo avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza di Pisa del 27 marzo 2023, con il rigetto dell'istanza di liberazione anticipata, chiesta in relazione ai semestri di detenzione espiati da Casonato fra il giorno 1 novembre 2017 (giorno del delitto) e il giorno 31 dicembre 2022 (primi cinque anni pieni di detenzione). Ma il ricorso è inammissibile perché proposto da soggetto non legittimato. L'atto di impugnazione, infatti, non è stato sottoscritto dal difensore, e questo viola la normativa. Non solo ricorso inammissibile, ma Casonato dovrà anche pagare le spese processuali tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Insomma, niente forma attenuata di carcerazione almeno per ora; secondo la normativa, quando scadranno gli otto anni di carcerazione (metà della pena di sedici anni), e cioè a novembre 2025, potrà nuovamente chiedere la semilibertà o forme simili, e quando ne mancheranno quattro, anche l’affidamento in prova.

Nel frattempo, l’avvocato di parte civile Guido Bernieri (che tutela la compagna di Piero Casonato, la signora Anna Maria Dentini; l’altra parte civile è la figlia Alessandra) ha depositato un atto di pignoramento per il 50% della villa Massoni di proprietà di Marco Casonato, in modo da coprire il risarcimento ormai diventato definitivo, stabilito dai giudici: oltre 400mila euro per la compagna (e oltre 300mila euro per la figlia). L’atto è all’attezione del giudice delle esecuzioni immobiliari.

In merito all’omicidio, si ricorda che la Cassazione, nel rendere definitiva la condanna a sedici anni, ha spiegato che non poteva essere stato un incidente perché «i numerosi ed estesi traumatismi emersi dall’esame del cadavere documentati dalla consulenza medico-legale sono compatibili con numerosi passaggi dell’auto sul corpo». Cioè: Marco Casonato è passato più volte, con l’auto, sopra il corpo del fratello Piero. E non è nemmeno importante «sapere quante volte lo ha fatto», perché il risultato è che lo ha ucciso. Tra i motivi del litigio, sembra proprio che vi fosse la Villa, e il fatto che Piero stesse realizzando lavori di ristrutturazione senza il consenso di Marco. Il litigio scoppiò davanti a quattro operai, diventati poi i testimoni chiave dell’omicidio. Cercarono anche di fermare Marco, ma non ci riuscirono.

«Tra imputato e persona offesa - si legge nelle motivazioni della Corte suprema - vi era una storia di liti ultradecennali che aveva ormai esacerbato gli animi, ma il movente del reato deve essere individuato nella situazione verificatasi nei minuti immediatamente precedenti al fatto, non essendo l’imputato riuscito a contenere l’impulso aggressivo in lui insorto di fronte al comportamento tenuto dal fratello e dai presenti i quali non solo non si allontanavano dal parco della Villa Massoni, ma aggravavano tale loro condotta perché lo stavano anche deridendo e dileggiando, originando senza dubbio uno stimolo, che ha indotto l’imputato ad agire, enormemente sproporzionato rispetto al tipo di azione delittuosa».l

M.B.



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