Italia
Marmo, i valori medi frutto «di un procedimento rigoroso»: l’intervista al dirigente dell'ufficio marmo
Giuseppe Bruschi: «Il modello di tracciabilità al quale abbiamo lavorato prevede già al suo interno strumenti importanti per monitorare non solo quanto, ma anche cosa si escava in ogni singola cava, a prescindere che questa abbia o meno dei beni estimati»
CARRARA. In queste settimane si è parlato molto di tassazione e valori medi, anche a seguito dell’inchiesta di Report “Il marmo della Dichessa” e poi sul suo seguito la domenica successiva. Sull’argomento abbiamo intervistato il dirigente dell’ufficio marmo, Giuseppe Bruschi, e la sindaca Serena Arrighi.
Prendiamo un caso esemplare, la cava con il valore medio più alto, cava Ruggetta, 671 euro a tonnellata. Vogliamo ricordare per favore come si è arrivati a stabilire che nell’arco di un anno, l’1% del totale dell’escavato è blocco sano di calacatta prima scelta, il 4,5% seconda scelta, e in generale dalla cava esce il 16% di blocchi sani (di cui il 10% bardiglio); di semisquadrati il 44% (il 4% prima scelta, ancora il 10% bardiglio), gli informi sono al 40% (di cui il 5% prima scelta)?
«Questo valore è frutto di una procedimento rigoroso e ben codificato a cura dell’ufficio Marmo – spiega il dirigente dell’ufficio Marmo Giuseppe Bruschi - . Prima di arrivare alla definizione di una scheda merceologica vengono effettuati dei sopralluoghi in ogni singola cava e, parallelamente, viene analizzato il progetto di coltivazione nel quale, lo ricordo, è riportato anche lo stato del giacimento. Al termine di tutta questa prima fase istruttoria si passa poi, come previsto da regolamento, a un contraddittorio con l’escavatore sulle nostre risultanze. Nonostante tutti questi passaggi ci sono esempi, come proprio il caso di Ruggetta, nei quali l’escavatore non è d’accordo con le conclusioni degli uffici e presenta ricorso».
Il metodo di calcolo è più o meno lo stesso da 12-13 anni, cambiano i valori dei materiali: nel 2014 il calacatta e lo statuario prima scelta erano sui 3mila euro a tonnellata per i blocchi sani, adesso a poco meno di 6mila. Queste quotazioni come nascono, non essendoci ancora l’osservatorio dei prezzi? L’osservatorio dei prezzi è già entrato in funzione?
«Diciamo anzitutto che a cambiare non sono solo i valori dei materiali, ma le stesse schede merceologiche delle singole cave che vengono aggiornate ogni volta che viene presentato un nuovo progetto di coltivazione o intervengono delle varianti. Quanto poi alle quotazioni dei vari materiali queste vengono fissate tramite una determina dirigenziale, l’ultima del 2020. Anche in questo caso arrivare a stabilire il prezzo corretto è frutto di un lavoro lungo e meticoloso per il quale, a partire proprio dal 2020, ci affidiamo anche a professionisti esterni tramite incarichi ad hoc. L’osservatorio dei prezzi è già entrato in funzione e si è già riunito diverse volte, crediamo che possa essere uno strumento molto importante per avere un costante monitoraggio delle quotazioni dei vari materiali grazie anche al continuo confronto di tutti i portatori d’interesse».
Capitolo tracciabilità. Del Vecchio, Cgil, chiede che la si utilizzi anche per avere un riscontro più preciso sulla effettiva produzione dei blocchi e dei materiali più pregiati, ma ad oggi, in realtà la tracciabilità avrà la funzione di “registro” di quanto esce da ciascuna cava per riscontrare il rispetto della filiera al 50%.
«Il modello di tracciabilità al quale abbiamo lavorato prevede già al suo interno strumenti importanti per monitorare non solo quanto, ma anche cosa si escava in ogni singola cava, a prescindere che questa abbia o meno dei beni estimati. Questo perché il primo passaggio, quello dalla cava alla pesa, ci consentirà di seguire passo passo l’evolversi dello stato geologico e giacimentologico di ogni sito estrattivo e quindi anche la tipologia del materiale che viene prelevato».
Le convenzioni firmate dalle aziende, equivalgono al rilascio delle concessioni o sono necessari altri passaggi?
«Sono una proroga della concessione e quindi non servono altri passaggi. In quelle stesse convenzioni che sono state firmate dalle aziende viene però chiarito come queste concessioni saranno mantenute solo se gli impegni presi dai concessionari in materia di filiera corta e articolo 21 saranno rispettati».
Avete pensato a un metodo compatibile con le normative per avere un dato più raffinato rispetto alle produzioni delle singole cave, soprattutto per le “over the top”, quelle sei-sette che ai rispettivi concessionari consentono di mettere a segno bilanci con utili netti molto alti?
«In questo anno e mezzo – aggiunge la sindaca Serena Arrighi – grazie al grande lavoro degli uffici siamo riusciti a ottenere importanti risultati per tutto il comparto marmo. Dallo scorso novembre tutte le cave carraresi hanno sottoscritto nuove convenzioni o hanno registrato la certificazione Emas, tutto ciò significa che tanto le imprese quanto il Comune possono programmare il futuro con maggiore tranquillità e con un orizzonte di lungo periodo. Questo futuro abbiamo già iniziato a costruirlo con il nostro metodo fatto di massima disponibilità al dialogo con tutti, ma anche di rigore e fermezza, non è un caso d’altronde che per la prima volta nella storia di Carrara si sia arrivati a dichiarare decaduta una cava. In questo momento stiamo lavorando su più fronti a cominciare dalla redazione tanto del regolamento sulla tracciabilità, che dovremmo concludere a breve, che di quello sulle gare o ancora sul come applicare l’articolo 21». La sindaca inoltre aggiunge un altro elemento sempre sul pianeta marmo e tassazione. «Parallelamente a tutto ciò -afferma la prima cittadina Serena Arrighi - credo serva una riflessione complessiva e a più livelli anche sulla legge regionale 35/2015, una legge ben fatta e molto importante, ma che vede applicati alcuni punti per la prima volta oggi dopo quasi dieci anni. Per esempio, ad oggi la legge regionale prevede che si paghi per tutti il 10 per cento del valore di mercato di contributo e 5% di canone di concessione senza alcun tipo di distinzione tra le varie tipologie di marmo. Vista la grande differenza di valori tra alcune qualità, e la differenza di profitti tra le varie imprese, questo potrebbe essere un correttivo da apportare».
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