Il Tirreno

Il caso

«Fallito per colpa della banca»: fa appello l’imprenditore Ferruccio Fambrini

«Fallito per colpa della banca»: fa appello l’imprenditore Ferruccio Fambrini

Massa, in primo grado era stata respinta la richiesta di risarcimento

01 aprile 2024
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MASSA. Lo scorso 5 ottobre, il giudice unico dottor Provenzano del tribunale di Massa, sezione civile, stabiliva che non aveva diritto al risarcimento l’ormai ex imprenditore Ferruccio Fambrini, di Viareggio. Ma, come preannunciato, ora lo stesso Fambrini ha presentato appello, a Genova, assistito dall’avvocato Gabriele Parrini. Il ricorso è contro Bper Banca, già Banca Carige (in primo grado, avvocato Marco Silvestri), ed ha l’obiettivo ovviamente di riformare la sentenza di primo grado.

Nella citazione di appello, si ricostruisce che l’azienda Amor di cui era titolare Fambrini fra l’altro aveva svolto importanti lavori su Massa; successivamente, il titolare sarebbe stato contattato da figure apicali della Cassa di Risparmio di Carrara, per la concessione in favore della Amor di un’importante apertura di credito. La tesi è che i dirigenti della Cassa di Carrara con i loro comportamenti avrebbero determinato il fallimento della Amor. La causa di primo grado era stata intentata contro la Carige, in quanto subentrata alla Cassa di risparmio di Carrara con la quale Fambrini aveva i rapporti.

Fambrini ( che era stato accusato di bancarotta fraudolenta, ma poi prosciolto), insiste: a suo avviso, dalla banca gli aprirono linee di credito straordinarie, salvo poi d’improvviso imporre l’ordine di rientrare, quando ormai lui aveva in essere lavori pubblici sempre più importanti con istituzioni pubbliche (soprattutto il Comune di Massa), i cui pagamenti notoriamente hanno tempi lunghi. Di fronte al mancato rientro, la banca avrebbe imposto un proprio amministratore, che in pochi mesi - sempre secondo la ricostruzione di Fambrini e del suo legale - portò al dissesto la Amor. In primo grado, si chiedeva di rifondere i danni morali e materiali a Fambrini. La situazione precipitò nel 2006, quando la Cassa chiese e ottenne dal tribunale un decreto ingiuntivo per recuperare gli scoperti di conto, sempre più pesanti. Nel corso di questo contenzioso, era il 2007, la Amor venne dichiarata fallita. Il decreto ingiuntivo diventò esecutivo e scattò la cosiddetta "esecuzione immobiliare". Fambrini si oppose e la vicenda finì di fronte al tribunale civile di Lucca, che nel 2014 dette ragione alla banca.

Fra i motivi di appello, si fa notare che la sentenza passata in giudicato a cui si fa riferimento in primo grado, del 2014, era relativa al giudizio di opposizione a un decreto ingiuntivo promosso dalla banca per il recupero crediti derivanti da saldi negativi di conti correnti, e quindi “non si estende alla domanda risarcitoria promossa da Fambrini”, che riguarda invece “le condotte illecite commesse dai dipendenti della banca, quindi ragioni di fatto e diritto completamente diverse”.

Si aggiunge inoltre che la sentenza di primo grado è appellata anche nella parte in cui si ritiene che non sia stato provato il danno lamentato dall’appellante: “I testimoni escussi hanno confermato le circostanze di fatto dedotte nell’atto di citazione”. Si ricorda che un teste nel 2020 ha confermato che il signor Fambrini aveva pagato per 150-200 milioni di vecchie lire orologi ed altri preziosi che due dirigenti della Cassa di Carrara avevano scelto e acquistato alla gioielleria di Viareggio di cui il teste era titolare; e che anche il maresciallo dei carabinieri Nicola Di Rubba aveva confermato il contenuto e la provenienza dell’informativa del 2008 dalla quale “emerge in maniera inequivocabile il comportamento illegittimo tenuto dalla banca e dall’amministratore unico della Amor imposto dalla stessa banca”. Si fa notare che gli anni di sofferenza psichica hanno provocato rilevanti danni a livello fisico. Oltre ai danni patrimoniali.

Bper, che è subentrata a Carige, che a sua volta aveva rilevato il 100% della Cassa di Carrara, contattata dal Tirreno, osservare che «i fatti risalgono a passate gestioni della banca» e quindi «prende atto delle decisioni della Magistratura».

 

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