Il presidio
Il marchio d’Avenza conteso tra due imprenditori tessili. La storia della gloriosa azienda: suo il cappotto di Marlon Brando
Registrato nel 2021 dalla Luxury Clothing, ora comprato all’asta. Tra i personaggi vestiti dalla d’Avenza anche Antonio Banderas, Frank Sinatra e Nicolas Cage. Ma ancora prima Churchill
CARRARA. Un marchio per due. A contendersi la titolarietà del marchio “d’Avenza”, simbolo per anni nella storica azienda di Nazzano che ha esportato il Made in Italy sartoriale nel mondo, sono adesso la Massaru srl di Tobia Aulisa, ex-amministratore della d’Avenza Spa dal 2011 al 2016, e la Luxury Clothing, società inglese fondata e rappresentata da Jonathan Clay, colui che, seguendo le orme del padre Tony - presidente dell’azienda dal 1976 al 1987 - ha rilanciato nel mercato mondiale il brand di alta sartoria.
Ma andiamo per ordine. In un comunicato stampa, Tobia Aulisa comunica di aver acquisito con bando d’asta del 7 marzo scorso, i marchi d’Avenza e d’Avenza Roma dalla Brandamour, azienda piemontese fallita nel 2019 e che risultava, assicura, proprietaria dei due marchi; obiettivo, mettere i marchi stessi al centro di un piano industriale quadriennale di rilancio, potendo contare anche sulla collaborazione di importanti soci.
Afferma di essere in possesso di atti notarili che attestano la sua legittima acquisizione e che intenderà intraprendere un percorso giudiziario affinché il marchio venga a tutti gli effetti attribuito a chi ne detiene la paternità, cioè la sua società. La nuova d’Avenza avrà quindi sede in provincia di Lecce, dove attualmente gli stabilimenti della Massaru srl danno lavoro a 70 persone, per un fatturato annuo (nel 2023) di 5 milioni di euro.
La storia
Di fatto, della grande azienda tessile che aveva fatto grande Nazzano, fallita alla fine degli anni ’80 per poi rinascere a nuova vita nel 1994 dopo l’acquisizione da parte della dinastia tessile pratese dei Cecchi (e poi nuovamente caduta in declino), non rimane che un ricordo. Nel 2012, con l’inizio della direzione dello stabilimento da parte di Aulisa, viene fatta una grande operazione di risanamento della d’Avenza, con la vendita nel 2014 della fabbrica (attrezzature e personale comprese) alla Pinturicchio srl del famoso stilista umbro Brunello Cucinelli, e con il mantenimento del marchio, della rete commerciale e del ramo finanziario agli stessi Cecchi, con la produzione affidata all’esterno. Aulisa lascia la direzione nel 2016, anno in cui la Brandamour Spa, creata da due giovani imprenditori biellesi del tessile, rileva i marchi e prova un rilancio dell’etichetta d’Avenza, operazione conclusasi infelicemente con l’autofallimento dichiarato nel 2019.
Subentra Clay
È a questo punto che la storia va incrociarsi con il giovane Jonathan Clay, figlio di quel Tony Clay che nel 1976 rilevò la vecchia Abital (nata in zona come fabbrica di vestiario militare convertita nel dopoguerra alle confezioni maschili di pregio) alla simbolica cifra di 1 dollaro, assicurando però il lavoro a 500 operaie. Tony Clay fu socio dei fratelli Myron e Raymond Ackermann, figli di Simon primo fondatore della d’Avenza in America e poi in Inghilterra. Ebbero l’intuizione di creare in Italia una linea di abbigliamento che coniugasse competenze sartoriali inglesi con la manualità dell’artigianato italiano e fu un successo, fino al 1987 anno in cui Clay lascia.
Tra i personaggi vestiti dalla d’Avenza ricordiamo i presidenti Reagan, Bush, Clinton e Obama, gli attori Marlon Brando, Antonio Banderas, Frank Sinatra e Nicolas Cage. Ma ancora prima, Churchill.
Nel 2021 in piena pandemia, Jonathan Clay decide di aprire presso il Centro Tuscania (dietro l’Esselunga di Turigliano), una società di produzione abiti per altissime sartorie di tutto il mondo, che attualmente dà lavoro a 25 dipendenti, la N.6 srl. (nome derivato dal punto qualitativo più alto dei capispalla). E nel 2021, deposita all’ufficio marchi e brevetti proprio il marchio d’Avenza Roma.
Le prospettive
L’idea di rilanciare il marchio d’Avenza, racconta, fa capo alla sua azienda commerciale Luxury Clothing Ltd con sede nel Regno Unito che guarda al mercato globale. D’altronde la d’Avenza appartiene al suo Dna, e prova a rilanciarla con successo, chiudendo il 2023 con un fatturato vicino al milione di euro. Riguardo al marchio conteso riferisce: «Trovo la cosa molto strana. Io ho gli atti pubblici di registrazione dei marchi che attestano la mia regolarità. Sono stato avvisato di questa vendita, per giunta attraverso un atto in cui un tribunale dichiara che non ha alcuna responsabilità per quello che sta comprando la persona o l’azienda, tribunale che si ritiene esonerato da qualsiasi garanzia per vizi, che non si prende responsabilità per qualsiasi diritto di terzi. Mai visto nulla di simile. Avevo informato la curatela delle mie registrazioni». E aggiunge: «E mi chiedo il motivo dell’istanza che il signor Aulisa sta portando avanti sul territorio, in questo momento, visto che la sua attività non insiste più sulla provincia apuana, mentre io invece qui ci lavoro da qualche anno. Vorrei proprio capire il perché. Sembra una azione che miri solo a screditare la mia attività. Per ora rimango in attesa di vedere come intenderà muoversi la controparte, poi vedrò le azioni da compiere per tutelare la mia credibilità».
La prospettiva? Difficile dirlo, le premesse sembrano far capire che si aprirà una una guerra di carte bollate, che si prospetta vada avanti per mesi, a meno che non si arrivi ad un accordo. In attesa anche di capire come si orienterà nel frattempo il mercato, come digerirà questa controversia attorno ad uno dei marchi più iconici dell’alta sartoria.
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