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Carrara, per la Mega Stone, stop al procedimento di decadenza della concessione

Carrara, per la Mega Stone, stop al procedimento di decadenza della concessione<br>

La sindaca Serena Arrighi: «Attendiamo l’esito del reclamo in Corte d’Appello»

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Carrara Ci sono alcuni aggiornamenti rispetto alla delicata vicenda del “fallimento” (in realtà, come più volte scritto, si tratta di una “liquidazione giudiziale”, così definita dal nuovo codice della crisi d’impresa) della società Mega Stone Factory, concessionaria della cava 147 Querciola. Come si ricorderà a seguito della sentenza dello scorso gennaio, l’amministrazione comunale richiamando l’articolo 17 del regolamento degli agri marmiferi, aveva avviato la decadenza dai diritti concessori della società. Il primo fatto nuovo è che palazzo civico ha stoppato l’iter, come spiega in una nota la sindaca Serena Arrighi: «Il procedimento di decadenza è stato sospeso perché la società ha presentato reclamo alla corte di appello di Genova contro la sentenza di liquidazione giudiziale. Pertanto in attesa che si esprima la corte di appello si è deciso di sospendere il procedimento».

Resta il dubbio di fondo che in realtà la decadenza sia prevista per la concessione, ma non è chiaro se la firma delle convenzioni dello scorso 3 ottobre sia già equiparabile a tutti gli effetti al rilascio di una concessione di cui si può procedere alla decadenza; probabilmente sì, visto che il Comune era andato in questa direzione, ma le convenzioni sembrano lasciare capire che prima di arrivare alla sottoscrizione delle concessioni vi sono vari adempimenti. Sia detto solo per inciso e non per il caso specifico: dal ’95, sentenza della Corte costituzionale che avallava il primo regolamento degli agri marmiferi, c’erano tutti gli estremi per rilasciare concessioni “onerose e temporanee”... In realtà, ne sono state rilasciate solo cinque o sei, e a piccole cave. Adesso comunque, dopo quasi trent’anni, ci dovremmo essere.

Torniamo alla Mega Stone e alla cava Querciola. L’altro fatto nuovo è che al reclamo della società, si è aggiunto anche il reclamo della società Colonna, della galassia di Manrico Gemignani, predisposto dall’avvocato Antonella Vergine del foro di Firenze. Già fissata l’udienza per il 28 marzo di fronte alla Corte d’Appello di Genova. Per reclamo, in sostanza, si intende che sia la società che Colonna chiedono di annullare sia la dichiarazione di inammissibilità del concordato preventivo sia la sentenza di liquidazione giudiziale, in quanto a loro avviso illegittime perché contenenti già sufficienti garanzie per il futuro dell’azienda e per i creditori; Colonna in particolare aveva già depositato 6 milioni ed era pronta a salire di altri 6000mila euro.

Nel frattempo, il curatore dottore Fabio Serini, in merito allo stop del procedimento di decadenza, osserva «Che il processo di caducazione è stato sospeso per effetto degli annunciati reclami è un fatto del quale abbiamo preso nota. Ciò non ha impedito la notifica di analitiche osservazioni che sono state inviate dalla Curatela nel rispetto dei tempi e delle statuizioni regionali. In parallelo - ricorda - l'esercizio provvisorio sta proseguendo efficacemente e tutti i costi che ne conseguono sono adempiuti nel rispetto delle norme. Tra essi gli stipendi ma anche i canoni derivanti dall'autorizzazione comunale appunto. Nella conduzione della gestione aziendale - prosegue - con attenzione sono seguite anche le questioni d'ordine sociale ed ambientale e, tra esse, anche l'analisi del progetto Pista ciclabile Michelangelo che vede la Cava Querciola associata ad altre cave nel rispetto di quanto sancito dall'art. 21 della Convenzione sottoscritta prima dell'avvio della liquidazione giudiziale».

L’esercizio provvisorio di cui parla il curatore era stato avviato lo scorso 7 febbraio, quindi a tempo di record rispetto alla liquidazione giudiziale. Adesso come detto l’attesa è tutta per capire cosa deciderà la Corte d’Appello di Genova; il primo reclamo era stato predisposto da parte degli avvocati Massimiliano Ratti e Noemi Graceffo del foro della Spezia per conto della società Mega Stone Factory; il secondo, come detto, per conto di Colonna, che aveva il ruolo di assuntore nel concordato preventivo.

Il curatore si è costituito anche in questo procedimento, nel quale proverà a dimostrare che un’asta competitiva sarebbe il miglior modo per garantire i creditori per la prosecuzione aziendale. Di tutt’altro avviso i presentatori del reclamo, secondo i quali il concordato preventivo con un assuntore che si era impegnato per oltre sei milioni, era conforme alla legge ed era più vantaggioso per i creditori rispetto alla liquidazione giudiziale; e che quindi bisognerebbe fare "macchina indietro".l

M.B.

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