Ancora in coma ma ora al Noa il tifoso che incendiò casa sua
È stato trasferito da Cisanello, disposta una perizia
CARRARA. Due mesi e mezzo dopo il rogo, è stato trasferito da Cisanello al reparto di rianimazione del Noa Andrea Marchi "Tersilla", il carrarese di 57 anni rimasto ustionato e ferito nell’incendio della sua casa popolare; da quel sabato 18 novembre però non ha più ripreso conoscenza. La sua condizione è ancora di coma, non è possibile conoscere i tempi di eventuali sviluppi che tutti ci auguriamo favorevoli. Intanto però, per agevolare i congiunti e le incombenze giuridiche, e anche perché evidentemente è stato ritenuto che non fossero più necessarie le cure di Cisanello, c’è questa novità nella dolorosa vicenda, per quale lo stesso tifoso della Carrarese è sotto accusa, indagato come noto dalla procura per le ipotesi dell’articolo 423 del codice penale, incendio (chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni. La disposizione precedente si applica anche nel caso d’incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica) e dell’articolo 586, lesioni come conseguenza di altro delitto (o anche morte, ma per fortuna non ci sono state vittime).
Ricordiamo poi che la magistratura aveva messo sotto sequestro l’appartamento dal quale era partito l’incendio, oltre al cellulare di Marchi e i resti della tanica rinvenuti dai vigili del fuoco, tanica dalla quale presumibilmente sarebbe partito il rogo, con una dinamica ancora da decifrare.
Sono cinque le persone che erano dovute ricorrere alle cure dei sanitari, oltre a Marchi stesso, e cioé tre inquilini dello stabile (uno di origini straniere, e due signore carraresi), e due agenti di polizia; sono le parti lese nel procedimento avviato a seguito di quell’incendio doloso.
Le perizie
Nei giorni scorsi, la pm titolare dell’inchiesta, la dottoressa Elena Marcheschi, ha promosso un’udienza; a quanto emerge, sarebbe stato individuato lo psichiatria professor Mauro Mauri dell’Università di Pisa, il quale sarebbe chiamato a svolgere una perizia, quale consulenza tecnica, sulle condizioni dello stesso Marchi al momento del gesto di quel sabato mattina, ma anche per capire se possa “scientemente” essere parte del processo che si andrà a incardinare a seguito di quel rogo di Avenza. Al momento, ovviamente, Marchi non è assolutamente in grado di prendere parte al processo. Alla prossima udienza del 22 febbraio quindi c’è da aspettarsi che possa essere presa in considerazione, in prospettiva, la nomina di un “curatore”, cioé una figura terza che faccia le “veci” di Marchi stesso nel procedimento penale (ad esempio, se propendere o meno per un rito alternativo, d’intesa con l’avvocato). Andrea Marchi è assistito d’ufficio dall’avvocato Francesco Barsotti.
Sullo sfondo c’è anche una praticamente certa perizia che dovrà ricostruire sotto forma di incidente probatorio, le cause dell’incendio e le modalità del suo propagarsi.
Solo Andrea Marchi, come detto altre volte, potrebbe (e si spera che lo possa fare presto) spiegare cosa è davvero accaduto, se le fiamme sono partite accidentalmente oppure se voleva in qualche modo scaldarsi (in casa le utenze erano tutte staccate) oppure se voleva fare un gesto distruttivo. O chissà cos’altro. Ma solo un perito tecnico esperto potrà spiegare la dinamica del rogo e dello scoppio.
Ricordiamo che grazie ai lavori svolti da Erp e all’impegno del Comune e della parrocchia di San Pietro, i disagi erano stati ridotti al minimo. Sono rimasti due gli appartamenti inagibili, oltre ovviamente a quello di Marchi, cioé quello soprastante e quello di sotto. Una famiglia si trova all’ex San Giacomo a Carrara, l’altra da parenti. Il resto del palazzo di via Pucciarelli era stato restituito ai relativi inquilini. In dettaglio sono inagibili gli interni 5 e 11 oltre a quello interessato all’incidente (interno 8).
L’evento
Quella di sabato 18 novembre era stata una mattinata terribile per gli abitanti delle case di via Pucciarelli, alle pree prima con un boato, poi con il rogo.
Tanta paura, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine; cinque i feriti più Marchi, il più grave. Inizialmente gli evacuati erano 27, adesso sono rimasti cinque. Sono passati circa due mesi ma è ancora viva la memoria di quel drammatico sabato, quando a causa del rogo molti condomini anche dei piani superiori erano affacciati alle finestre poiché la nube di fumo aveva invaso i loro appartamenti ed erano impossibilitati ad usare il vano scale, e solo l’intervento dei vigili del fuoco era valso al salvataggio delle persone. E come osservato altre volte, sia l’amministrazione comunale con l’assessore al sociale Roberta Crudeli che don Marino Navalesi, parroco di Avenza - San Pietro, si erano messi in azione per garantire un tetto agli evacuati, con grande umanità e solidarietà.
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