Il presidio
Carrara, cava “fallita”: il curatore insiste sulla ripresa dell’attività
Attesa una risposta a breve, ma c’è pronto anche un ricorso
Carrara Giorni decisivi per il destino dei 15 lavoratori della cava 147 Querciola, ferma da una settimana dopo la dichiarazione di liquidazione giudiziale (prima dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa, si chiamava fallimento) della società Mega Stone Factory, concessionaria della cava stessa.
Attualmente, vi sono più partite in corso. Innanzitutto, vi è il curatore fallimentare, il dottor Fabio Serini di Livorno, che, come aveva dichiarato nei giorni scorsi al Tirreno, sta lottando contro il tempo per far partire l’esercizio provvisorio, in modo da garantire la continuità produttiva, «salvaguardando - aveva aggiunto - l’integrità del compendio aziendale e quindi tutelare l’interesse dei creditori». A quanto risulta, la proposta è stata formalizzata al giudice delegato Elisa Pinna, per circa cinque mesi, un tempo ritenuto congruo per poter predisporre la gara.
Palazzo civico
C’è poi il Comune, che ha il ruolo forse più delicato: un po’ fra l’incudine del regolamento degli agri marmiferi, che all’articolo 17 del regolamento indica come una delle cause di decadenza, tout court, “il fallimento del concessionario”, e il martello della possibile beffa che potrebbe derivare dalla stretta osservanza di questa norma. Secondo una delle interpretazioni giuridiche che circolano, in realtà in questo caso il Comune non potrebbe fare un’asta economica e quindi puntare a rientrare almeno dei 4 milioni che gli deve la Mega Stone Factory, e magari anche qualcosa di più. In realtà, mettendo insieme i dettati degli articoli 6 e 8 sempre del regolamento agri, il Comune sì procede al riaffido della concessione decaduta mediante gara pubblica; ma il concessionario decaduto uscente (nel nostro caso la curatela di Mega Stone Factory) dovrebbe predisporre una perizia di stima del valore dei beni strumentali, degli investimenti realizzati e dei lavori di coltivazione già predisposti: e sarebbe questa perizia a determinare l’indennizzo che l’aggiudicatario della concessione decaduta deve versare non al Comune ma al concessionario decaduto uscente (appunto la curatela di Mega Stone Factory). E, quindi, la concessione decaduta sarà aggiudicata, nella gara indetta dal Comune per il riaffido, da chi presenta il miglior progetto industriale secondo queste caratteristiche: ricadute ambientali; ricadute socio economiche; effetti occupazionali; natura e ammontare degli investimenti previsti; possesso di certificazioni ambientali; ammontare del canone concessorio proposto. L’unico costo “vivo” che sosterrebbe l’aggiudicatario della concessione decaduta è l’indennizzo che deve versare al concessionario decaduto uscente (come detto la curatela di Mega), e il Comune dal riaffido della concessione decaduta non riceverebbe pertanto un corrispettivo economico immediato, ma solo dopo la ripartenza, attraverso i canoni di legge.
Il dubbio
Un ragionamento complesso, ma secondo questa interpretazione, il Comune, come accennato creditore di Mega per un importo residuo di circa 4 milioni, qualora caducasse la concessione e indicesse la gara per il riaffido si troverebbe nella situazione di non incassare niente dall’aggiudicazione della gara pubblica, perché l’indennizzo sarebbe versato dall’aggiudicatario alla curatela; e dalla curatela il Comune non percepirebbe nulla perché il ricavato della liquidazione dei pochi beni residui di Mega (tra cui non vi sarebbe la concessione in quanto decaduta) o i soldi che sono nelle casse di Mega sarebbero attribuiti dalla curatela, al netto delle spese della procedura concorsuale, ai creditori privilegiati (i quali verosimilmente non sarebbero neppure interamente soddisfatti) mentre il credito del Comune, essendo di natura chirografaria, sarebbe destinato a rimanere integralmente insoddisfatto.
Sulla base di questa interpretazione, il Comune, per non rischiare di auto-cagionarsi un danno di circa 4 milioni di euro alle proprie casse, ha tutto l’interesse che la curatela venda al miglior offerente la concessione della cava 147 (la vendita all’asta di un bene così appetibile da parte della curatela potrebbe spuntare un prezzo tale da pagare tutti o quasi tutti i debiti di Mega, con beneficio quindi anche per il Comune); e quindi, il Comune, nel suo stesso interesse, non dovrebbe dichiarare decaduta la concessione. Fra l’altro, dal riavvio dell’attività estrattiva dell’esercizio provvisorio il Comune godrebbe il beneficio economico immediato di ricominciare a percepire mensilmente dalla curatela il canone di concessione e il contributo di estrazione (circa 40mila euro mensili, ma la curatela si è impegnata anche a pagare una quota di arretrati), e, inoltre, i 15 dipendenti riprenderebbero a lavorare e percepire lo stipendio con beneficio anche per le casse dell’Inps.
Il caso reclamo
Un rebus giuridico per il Comune, ma le incertezze non finiscono qui. Perché in realtà, c’è chi sarebbe pronto a presentare un reclamo contro il decreto di inammissibilità del concordato preventivo e contro la sentenza di liquidazione giudiziale (l’ex fallimento); al Tirreno risulta infatti che un avvocato del foro della Spezia sia pronto a depositare i ricorsi in Corte d’Appello a Genova, per provare a fare “macchina indietro”, chiedendo in sostanza che un tribunale di secondo grado rivaluti sotto una nuova luce l’intera vicenda, e in particolare il fatto che il cosiddetto riassuntore del concordato, la società Colonna della galassia Sagevan, si fosse impegnata versando 6 milioni in assegni e si era detta pronta a salire ulteriormente, in modo da “accompagnare” l’azienda nel concordato.
Il tribunale di Massa in entrambe le decisioni ha però spiegato come ad avviso dei giudici non vi fossero i presupposti per concedere il concordato e poi per evitare la liquidazione giudiziale. Vedremo se il reclamo riuscirà nel suo intento, nel frattempo i 15 lavoratori sono con il fiato sospeso e sperano già dalla prossima settimana di poter rientrare al lavoro con l’esercizio provvisorio.l
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