Il Tirreno

Carrara

“Fallimento” Mega Stone Factory, si punta alla continuità produttiva

Uno scorcio delle cave
Uno scorcio delle cave

Il curatore sta per chiedere l’esercizio provvisorio per la cava 147

31 gennaio 2024
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CARRARA. La scorsa settimana, come un fulmine a ciel sereno, era stata dichiarata la liquidazione giudiziale (prima dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa, si chiamava fallimento) della società Mega Stone Factory, concessionaria della cava 147 Querciola; da venerdì, la cava stessa ha i sigilli, e i 15 lavoratori sono a casa.

Eppure, il materiale estratto è molto appetibile, e ci sono in essere commesse importanti. Il curatore fallimentare, il dottor Fabio Serini di Livorno, è al lavoro full time sul dossier, e ha un obiettivo preciso. Raggiunto telefonicamente racconta al Tirreno: «Ci sono buone condizioni perché presto si vada a un esercizio provvisorio, in modo da garantire la continuità produttiva, salvaguardando l’integrità del compendio aziendale e quindi tutelare l’interesse dei creditori. Al più tardi giovedì (domani, ndr) formalizzerò la proposta al giudice delegato Elisa Pinna con cui sono in contatto e che mi sta assicurando forte collaborazione: serviranno non più di sei mesi periodo che reputo congruo per poter predisporre la gara». L’esercizio provvisorio, aggiunge si colloca oggi con il nuovo codice della crisi «come un ottimo strumento che può garantire la tutela degli interessi in gioco. In tal senso reputo possa anche esser di supporto a migliorare i termini delle proposte risanatorie già presentate nei tentati concordatari».

Determinante il ruolo del Comune di Carrara con il quale sono in corso sistematici incontri volti a condividere un modello di approccio che veda garantito l’obiettivo finale del risanamento ed il rispetto della normativa pubblica in materia di concessioni.

In questi giorni il dottor Serini ha incontrato l’amministrazione comunale cittadina, ed è sempre in contatto con i sindacati che ovviamente sperano in una pronta ripresa operativa. «Sono moderatamente ottimista – aggiunge il curatore – mi rendo conto di come ci siano interessi contrapposti da ottemperare, ma credo che la proposta che gli Organi del Tribunale sono in procinto di avanzare sia la più razionale per salvaguardare tutti gli stakeholder. È’ una bella sfida, ma sto trovando persone molto collaborative; la cava è importante, grande, c’era qualche documento da aggiornare come il Dss, il documento di sicurezza e salute, l’abbiamo fatto, e soprattutto c’è grande voglia di ripartire».

Come scritto nei giorni scorsi, Mega Stone Factory a giugno 2023 aveva presentato domanda di concordato preventivo completa; al suo fianco, come “riassuntore”, una società della galassia Sagevan, in sostanza garante per l’apertura e omologazione del concordato preventivo in continuità. Diversa invece era stata la decisione del Tribunale di Massa: liquidazione giudiziale.

Molto ora, obiettivamente, dipende da cosa deciderà palazzo civico. I 15 lavoratori e i sindacati, ma anche il curatore, auspicano che prevalga l’indirizzo della ripresa produttiva, anche perché il percorso della eventuale caducazione della concessione della cava 147a potrebbe rivelarsi tortuoso, con possibili ricorsi che allungherebbero a dismisura i tempi. L’emergenza occupazionale non ha molto tempo a disposizione, e il precedente recente dei Gelati Giuntoli induce a un certo ottimismo: finito l’esercizio provvisorio ad agosto 2023 (ovviamente i gelati sono prodotti stagionali), nel giro di quattro mesi e mezzo c’è stata la vendita all’asta al Gelato d’Italia Indian di Reggio Emilia. In questo caso, non ci sarebbe neppure l’interruzione stagionale della produzione e la gara sarà indetta contestualmente all’esercizio provvisorio. Non resta che attendere gli sviluppi.


 

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