Acqua San Carlo verso il Giappone: «Senza abbassare qualità e prezzo». Il punto sui lavori alla terme
L’imprenditore Eugenio Alphandery: «Non voglio sciupare il prodotto pur di venderlo in altri paesi»
MASSA. Non sono ancora del tutto conclusi i lavori di risistemazione delle terme di San Carlo, nonostante sia già completamente visibile l’impronta data a tutta l’area dall’imprenditore Eugenio Alphandery, che nel 2014 ha intrapreso un progetto di riqualificazione, riportando agli antichi splendori il parco di 5. 000 metri quadrati – con fontane, orti, arco, anfiteatro – e rinnovando lo stabilimento, inaugurato poi nel 2017.
Adiacente all’impianto di imbottigliamento, completo di uffici, terrazza panoramica allestita per eventi e sala congressi (costruiti da una Cooperativa di Farmacisti prima dell’arrivo di Alphandery) , da qualche mese è stato riaperto il ristorante, gestito da Giorgio Desimio, con cucina a base di prodotti tipici toscani e sardi.
L’acqua
L’antica acqua di San Carlo è un prodotto oligominerale e microbiologicamente puro, con basso residuo fisso, che sgorga dal cuore delle Apuane, precisamente da una delle tre fonti presenti, l’Aurelia, la Tiberia e la Zonder. Viene chiamata istofila, cioè indicata a svolgere un’efficace azione detossificante dei tessuti, e bevuta costantemente aiuta a depurare e rigenerare l’organismo, contribuendo a eliminare le scorie e a ridurre i livelli di stress ossidativo. Viene consigliata in tutte le cure diuretiche, in caso di calcolosi renali, le malattie dismetaboliche e ipertensione. «È semplicemente un’acqua meravigliosa – afferma Alphandery – e allo scopo di valorizzarla appieno ho commissionato all’Università di Pisa degli specifici studi volti ad analizzare le sue proprietà e i benefici per l’uomo. In laboratorio, le cave alimentate con questa acqua hanno vissuto il 10% in più. Sul sito è già presente lo studio sull’azione antiossidante e antinfiammatoria. A fine primavera spero di essere in possesso anche di quelli per l’altra bevanda che produciamo, la Fermento Vivenda. Si tratta di una bevanda a base di thè verde ed erbe aromatiche che crescono spontanee sui colli toscani, frizzante a fermentazione naturale, creata dallo chef Michele Martinelli e commercializzata da noi da circa 1 anno».
L’imprenditore Eugenio Alphandery è un ingegnere meccanico di 75 anni. Proveniente da una famiglia di imprenditori di origini francesi del settore tessile, ha vissuto principalmente tra Prato e Firenze, anche se più precisamente lo si può definire cittadino del mondo, complici i molteplici viaggi per lavoro e per piacere con le sue imbarcazioni a vela, con le quali ha traversato anche l’oceano. A 20 anni la sua prima azienda, quando ancora era all’Università, che si occupava di progettazione di stabilimenti. Nel 1988 la svolta, con l’acquisto della storica Officina di Santa Maria Novella, una profumeria-farmacia nata dai frati domenicani più di 400 anni fa, la più antica del mondo. Sotto la sua guida è diventata una azienda internazionale con 80 negozi del mondo, poi venduta.
L’impianto
«È stato rifatto completamente – racconta l’imprenditore – spese enormi, milioni di euro, sia per la struttura che per l’acquisizione di macchinari. Il parco è stato tutto restaurato nei camminamenti, nelle barriere di protezione; tutto il bosco incolto è stato totalmente abbattuto e sistemato. Sono state rimesse in funzione 2 sorgenti, totalmente dismesse, la Tiberia e la Zonder, attualmente nella condizione di monitoraggio per l’ok all’imbottigliamento. Solo l’Aurelia è in funzione. Ci sono ancora alcune cose da sistemare. La potenza dell’impianto può arrivare complessivamente ai 27-30 milioni di litri l’anno, anche se attualmente siamo completamente fuori regime. Conto entro l’anno o al massimo entro il prossimo di arrivare almeno a 5-6 milioni di lt e far conoscere questa acqua il più possibile. È un’acqua speciale, e si sa che quantità e qualità sono un binomio difficile».
L’azienda
«Non voglio sciupare il prodotto cercando di commercializzarlo a basso prezzo, non mi interessa farne un brand oggetto di marketing. Il prodotto vale da solo e ho intenzione di commercializzarlo soltanto nei luoghi dove sono sicuro che ne viene apprezzata la qualità, in piazze importanti. E soprattutto in mercati dove non esiste un prodotto analogo. Conto di fare il 70% di fatturato all’estero e con il mio odio dichiarato per ogni forma di pubblicità invasiva, fuorviante e “antipatica”, ritengo sia valido il passa-parola. Il Giappone è una buona piazza, la Germania e la Svizzera si sono fatte avanti per la commercializzazione di Fermento Vivenda. L’acqua è disponibile in bottiglie in vetro a perdere riciclabile da 25-75 o l00 cl, naturale o gassata. È andata molto bene la vendita delle bag in box da 10 lt, una scatola di cartone con all’interno una busta in plastica riciclata contenente l’acqua, comprensiva di rubinetto di plastica, della serie l’abito non fa il monaco, ma è destinata alle necessità di stivaggio (come nelle navi) , quindi è facilmente stoccabile e impilabile, senza perdita di qualità dell’acqua. È andata molto bene negli Usa. È una soluzione che va a risparmiare circa il 90% di plastica».
La filosofia
«Il marketing ti fa comprare acque non buone, dovrà cambiare. Così come la sostenibilità ambientale. La plastica deve finire, anche se siamo in una condizione ahimé irreversibile. Durante le mie traversate mi sono imbattuto in isole di plastica, estese e frequenti. L’uso che viene fatto della plastica è folle, oltre al fatto che non sono igieniche e si deteriorano se stoccate male. Anche il vuoto a rendere, con il suo consumo di acqua per il lavaggio e il trasporto non è ecosostenibile. Il guadagno su un prodotto come l’imbottigliamento dell’acqua è minimo, io lo faccio con passione e amore, ma è un business difficile».
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