Il presidio
Carrara, muore sterilizzatore dell’ospedale: era stato colpito tre anni fa dalla Sla
La vittima lavorava al Noa, era appassionato di pesca anche subacquea
CARRARA. Poco più di tre anni fa gli era stata diagnosticata la Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia degenerativa che purtroppo al momento non ha cure specifiche, conosciuta anche perché ha colpito calciatori noti come Stefano Borgonovo e Gianluca Signorini. Nel giro di tre anni, per la disperazione dei familiari, la malattia si è portato via Giovanni Petriccioli, 58 anni, sterilizzatore al Noa. Fino a quando non è stato aggredito dal male, una persona attiva, uno sportivo, appassionato di pesca e pesca subacquea. Poi, l’agonia.
Giovanni Petriccioli lascia la moglie Nicoletta, i figli Gabriele e Jacopo, la mamma Anna. A parte una parentesi da giovane in un supermercato, aveva sempre lavorato come sterilizzatore dei ferri delle sale operatorie, prima all’ospedale di Carrara poi al Noa. Un lavoratore apprezzato, professionale, che faceva il suo lavoro con passione. Il tempo libero, oltre che con la famiglia, lo amava passare a pescare, anche in mare. Una persona piena di vita, solare. Poco più di tre anni fa, come detto, i primi sintomi, le prime difficoltà alle mani, poi alle braccia. Dai controlli, a poco a poco è arrivata la diagnosi: Sla. Nel giro di un anno o poco più si è ritrovato attaccato al respiratore. Ultimamente, dopo essere stato sempre seguito in casa, è stato deciso di trasferirlo al centro Don Gnocchi, dove purtroppo è deceduto. I funerali si terranno domani alle 15, partendo dalla Don Gnocchi per il cimitero di Turigliano, dove ci sarà una benedizione della salma.
Tornando alla Sla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, conosciuta anche come “Morbo di Lou Gehrig”, “malattia di Charcot” o “malattia del motoneurone”, è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Il dramma è che la mente resta vigile ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile. Una malattia contro cui Petriccioli, affiancato dalla famiglia, ha lottato con coraggio e determinazione.
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