Il Tirreno

Violenza sulle donne

Ragazzina stuprata sulla spiaggia a Capodanno: caccia ai volti nelle telecamere

Ragazzina stuprata sulla spiaggia a Capodanno: caccia ai volti nelle telecamere

Carabinieri e procura passeranno al setaccio la spiaggia e i dintorni del locale dove la ragazzina ha incontrato il ragazzo che poi l’avrebbe violentata dopo la festa. È successo a Massa Carrara

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Dieci giorni di prognosi. Un acciacco, una malattia guaribile in meno di due settimane. Entri al pronto soccorso, fai la visita, ti chiedono che cosa ti senti e via. Ma se quello che hai non è una malattia? Se quello che hai è che ti hanno stuprato la notte di Capodanno? Se nemmeno riesci a dirlo, quello che ti è accaduto, perché ti vergogni?

La vita di Maria (nome inventato per tutelare la vittima) si congela la notte fra il 31 dicembre e il 1° gennaio su una spiaggia apuo-versiliese. Inizia insieme alle amiche e ai ragazzi che le stanno corteggiando, come accade quando si è adolescenti. Non c’è la paura: sono tutti insieme. Non può accadere nulla di male. Si flirta, ci si bacia. Invece, per Maria l’epilogo è un rapporto sessuale non voluto. «No» dice. Magari si sente ancora piccola, anche se essere in discoteca nel cuore della notte, a Capodanno, la fa sentire grande. Il “no” non è una barriera. Non ferma il ragazzo che fino a poco prima le sembrava così affascinante. Il dopo frantuma il prima. Maria resta a dormire dalle amiche, come concordato. Ma è sotto choc. Con loro parla. Ai genitori quando la vanno a prendere il giorno dopo non riesce a dire nulla. I genitori, però, la conoscono. Maria, studentessa toscana, è spezzata. È uscita spensierata da casa, felice per la sua serata da grande; rientra svuotata. È assente, come se non fosse tornata. O come se fosse tornata un’altra persona. I genitori si approcciano con la delicatezza giusta e Maria parla. Piange e parla. La disperazione sgorga, la vergogna, il senso di colpa. La famiglia le si stringe intorno: «È colpa sua».

Di lui che è più grande, che non è minorenne, che avrebbe dovuto non solo sentire ma anche ascoltare il “no”. Bisogna fare quello che c’è da fare: andare al pronto soccorso. È il primo pomeriggio del 1° gennaio: Sarzana, poi la Spezia. Maria ha l’età da pronto soccorso pediatrico.

A La Spezia esiste il percorso protetto per le vittime di violenza (il Codice rosa), attivato già a Sarzana dove vengono informati i carabinieri. Maria è minorenne, si procede d’ufficio per stupro. Già, ma come si rintraccia il presunto stupratore? Forse si saranno scambiati i numeri quando ancora stavano flirtando. O magari si sono scattati foto e selfie. Così usa. Ma c’è un elemento (nel caso i cellulari di Maria e delle amiche non fossero d’aiuto): le telecamere. I ragazzi si sono incontrati in un locale. È difficile che anche dentro il locale (estraneo alla vicenda) non abbia videosorveglianza. Come è improbabile che sulla spiaggia non ci siano telecamere, visti i frequenti vandalismi. Ed è lì che carabinieri Procura inizieranno a cercare volti e fatti. Che, al momento, sono classificati come presunta violenza sessuale.
 

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