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Il caso

Massa, bambina con la bronchiolite: l’Asl ora annuncia denunce verso la madre

Il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia (foto di archivio)
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Il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia (foto di archivio)

La donna: «In due occasioni per loro era solo positiva al Covid». L’azienda smentisce con i verbali del pronto soccorso e le cartelle

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MASSA-CARRARA. Restano accesi i riflettori sul caso della bambina di otto mesi ricoverata all’ospedale Versilia per bronchiolite. Dopo le precisazioni fornite sul percorso sanitario, l’Asl nord ovest contesta le ulteriori dichiarazioni fatte dalla madre nell’edizione del 31 dicembre. L’Asl ha già precisato che i due accessi al Noa il 22 e il 23 dicembre confermavano la diagnosi di «bronchiolite lieve, sulla base di parametri clinici e saturimetrici di ossigeno e il trattamento con terapia broncodilatante domiciliare con raccomandazione di ricontattare il pediatra di fiducia o la pediatria del Noa in caso di peggioramento dei sintomi».

Il Covid

L’Asl nota che «le ultime dichiarazioni della madre mistifichino la realtà dei fatti quando si afferma che “la bambina in questa e in una precedente vicenda sarebbe stata trattata come Covid-positiva quando si trattava di altro». Sull’ultima vicenda la madre dice: «La bimba secondo loro era positiva al Covid e non potevamo stare lì» e «non erano andati a fondo per capire la situazione, per loro era Covid e non c’era altro da fare». «In realtà – precisa l’Asl – la positività del tampone per Covid-2 non ha modificato il percorso sanitario, come si vorrebbe insinuare, in quanto la diagnosi posta correttamente è stata di bronchiolite e allo stesso tampone risultava positività anche per virus parainfluenzale 4 e virus respiratorio sinciziale». La madre, secondo l’Asl, aggiunge poi «altre affermazioni ancora più calunniose che si riferiscono a un precedente ricovero alla pediatria del Noa: «Questa era la seconda volta che succedeva quando a ottobre successe una cosa simile» e «la bambina trattata come Covid-positiva, ma era altro».

In autunno

Vediamo i verbali del pronto soccorso e la cartella di ricovero di ottobre al Noa. Ecco il dettaglio dell’Asl: «Il 18 settembre alle 16,53 la bambina accedeva al pronto soccorso-Fast track per febbre da tre giorni: il tampone antigenico rapido per Covid è risultato negativo (non come dichiarato dalla madre “senza eseguire nessun tampone”)». Alla visita pediatrica aveva febbre a 38, 1°C e altre problematiche, e vengono somministrati farmaci per diagnosi di febbre e rinite. Era stato anche prescritto a domicilio per il giorno seguente la raccolta di urine per esame urine e urinocoltura (era stata fornita impegnativa) ed era stata data indicazione, in caso di persistenza di febbre, di iniziare antibiotico per sette giorni e controllo dal medico curante». «Il 4 ottobre alle 4, 54 la bambina era arrivata in pronto soccorso per febbre da un giorno e un episodio di vomito. Nella visita pediatrica, alle 6,01, era stata riferita recente infezione trattata con antibiotico con residua febbricola, dalla sera prima febbre 38° C. Risultava in buone condizioni generali ma erano stati richiesti esami ematici ed era stata tenuta in osservazione. Il tampone antigenico rapido era risultato Covid positivo: come prevede la normativa, il test molecolare di conferma risultava negativo. Il rino-enterovirus era positivo. Pertanto dopo poche ore dall’ingresso era stato sospeso l’isolamento (non come dichiarato dalla madre «Una dottoressa mi dice che si erano sbagliate»). Alle 10, 32, visti i risultati degli esami, era stata iniziata la terapia antibiotica, con sfebbramento il giorno dopo e monitoraggio clinico, laboratoristico ed ecografico dei giorni seguenti, fino alla dimissione in buone condizioni generali il 10 ottobre con diagnosi di infezione delle vie urinarie e prosecuzione della terapia antibiotica domiciliare per via orale con programmazione di controlli. Non sono quindi veritiere – dice l’Asl – le affermazioni della madre: “Dopo giorni di febbre insolita e senza una cura si viene a scoprire che ha una infezione delle vie urinarie e che non avendo usato subito una terapia specifica ha camminato al rene».

Ipotesi via legali

«Le dichiarazioni della madre “per due volte mia figlia è stata trattata come Covid-positiva quando aveva tutt’altro e questo per non essere andati subito un po’ più a fondo” e “spero che questa vicenda faccia riflettere sul metodo alle volte superficiale di intervenire su dei bambini che non possono parlare..” continuano a essere non veritiere e risuonano come diffamatorie, tanto che l’Asl le ha rimesse alla valutazione del proprio Ufficio legale a tutela dell’onore dei propri operatori, nello specifico della pediatria del Noa».

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