Italia
Denuncia vessazioni e accuse razziste, lavoratrice licenziata da Carrefour dopo 20 anni. Ha una figlia minore e la mamma disabile a carico
La lavoratrice non avrebbe ubbidito a un ordine dell’azienda. «Era scomoda», dice la Filcams
MASSA. Lavorava in quell’ipermercato dal 2002: aveva solo 19 anni. Adesso la dipendente del Carrefour è stata licenziata. A renderlo noto è la Filcams Cgil che pone l’accento su due fatti.
Primo: che è «stata licenziata a distanza di pochi giorni dalla propria nomina come rappresentante sindacale». Secondo: «Un anno fa la lavoratrice ha promosso un’azione giudiziale nei confronti del Carrefour davanti al giudice del lavoro del tribunale di Massa per denunciare, fra le altre cose, gli atteggiamenti vessatori subiti da parte dei propri superiori gerarchici, i numerosi anni di demansionamento e le reiterate condotte mobbizzanti». Un fatto, il licenziamento, che la Filcams, considera «molto grave».
La lavoratrice, nata in Albania, sempre secondo la Filcams, «aveva anche denunciato alla Procura della Repubblica le gravi offese razziste pronunciate nei suoi confronti nel luogo di lavoro da parte di personale addetto alla sicurezza». «Già nel corso delle prime udienze l’azienda – rende noto il sindacato – ha tentato di convincere la dipendente ad accettare una conciliazione che prevedesse la risoluzione del rapporto a fronte della corresponsione di un “importante” incentivo all’esodo. La lavoratrice però si è sempre rifiutata di barattare il proprio posto di lavoro con una somma di denaro, essendo ben consapevole della enorme difficoltà, per una donna con una figlia minore e con una madre disabile a carico, di reperire un’altra occupazione». L’azienda, dice la Filcams, «è riuscita a liberarsi di questa lavoratrice “scomoda”, non disposta a rinunciare alla rivendicazione dei propri diritti, con un telegramma in cui le ha comunicato il venir meno del rapporto fiduciario. La colpa, gravissima a dire dell’azienda, della lavoratrice, sarebbe quella di non essere salita ai cosiddetti “piani alti” dell’ipermercato, al cospetto del superiore gerarchico. In realtà la lavoratrice, che all’epoca della “convocazione” non era ancora delegata, aveva semplicemente chiesto di poter essere ricevuta (come è prassi dentro l’ipermercato) alla presenza del rappresentante sindacale e, soprattutto, aveva chiesto che le venisse comunicato il motivo dell’incontro».
Negli stessi giorni alla dipendente era stato di nuovo chiesto di accettare un incentivo all’esodo, ma avendo già fornito una risposta negativa tramite il proprio legale, aveva pensato che si trattasse dell’ennesimo tentativo di convincerla ad abbandonare il posto di lavoro e sapeva che non sarebbe stata in grado di affrontare psicologicamente l’incontro. «È di tutta evidenza quindi – dice Filcams – che il non aver obbedito all’ordine di incontrare il superiore sia stato utilizzato per giustificare un licenziamento molto desiderato dall’azienda». Il Tirreno ha contattato ieri pomeriggio l’ufficio stampa di Carrefour per avere una replica, che a tarda sera non era ancora arrivata.
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