Uffizi diffusi, Michelangelo “inedito” in mostra: ecco gli atti di acquisto dei marmi
Massa, debutta la collaborazione fra Comune, museo e Archivio di Stato. Al Castello Malaspina manoscritti rari e opere prestate dalla galleria fiorentina
MASSA. Il ritorno di Michelangelo Buonarroti ai piedi delle Apuane, 500 anni dopo. E questo è stato reso possibile dalla mostra degli Uffizi Diffusi, aperta da oggi al 14 gennaio al castello Malaspina di Massa. La mostra, dal titolo “Il marmo e Michelangelo: un mito dai Lorena ai Savoia nella collezione degli Uffizi”, si compone di due opere prestate dalla Galleria fiorentina più documenti e manoscritti in gran parte inediti fino ad oggi conservati dall’Archivio di Stato di Massa. Un lungo percorso, dove il protagonista indiscusso è Michelangelo, ma anche i legami che questi aveva con le città e le maestranze che vivevano ai piedi delle Apuane. C’era grande riservatezza su questo evento, tanto che l’amministrazione comunale di Massa ha mantenuto il massimo riserbo fino a pochi giorni prima dell’inaugurazione; ma poi, alla vigilia, si è tenuta la presentazione ufficiale dell’evento che ha visto partecipare il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, il presidente della Regione Eugenio Giani, la direttrice dell’Archivio di Stato di Massa Francesca Nepori. Perché Massa, sottolinea il sindaco Francesco Persiani, «è una città ricca di storia e cultura, risalente all’ 882 d.C.: documenti ne attestano le origini, con allora due centri abitati. Uno dove oggi sorge piazza Aranci, l’altro dove c’è il castello Malaspina». Ed è proprio il castello, simbolo di Massa, il luogo che ospitano gli Uffizi Diffusi. Un circuito d’arte avviato nel 2021 e che irradia da Firenze una serie di opere, a cui hanno già aderito alcune città della provincia, come Fivizzano o Pontremoli; mancava però Massa. E allora con il direttore Schimdt, evidenzia Persiani «abbiamo pensato di creare questo connubio tra Uffizi ed Archivio di Stato, con la possibilità di vedere documenti preziosi». E il connubio l’ha reso possibile la figura di Michelangelo in terra apuana, attestata da diversi documenti dell’epoca. Qui lo scultore si riforniva dei suoi marmi, usati per celebri opere come la tomba di Papa Giulio II e tante altre. Sono quindi partiti contatti nei mesi scorsi, portati avanti anche dal carrarese Thomas Santi Cassani, delegato del sindaco agli Uffizi Diffusi, «ufficiale di collegamento» scherza Schmidt. Per cui oggi, conclude Persiani, «vogliamo suggellare l'inizio di un percorso con le Gallerie degli Uffizi, che speriamo possa durare a lungo».
Altrettanto si augura il presidente Eugenio Giani, che apprezza quest’opera di valorizzazione che stimola la diffusione dell’arte, arrivando in questo castello «straordinario». Del resto, i legami tra Malaspina e Firenze sono stati diversi. Giani ricorda Ricciarda Malaspina, marchesa di Massa e signora di Carrara nella prima metà del 1500, madre di Alberico Cybo-Malaspina ma anche figura storica di grande equilibrio, con forti legami tanto con il Papato quanto con il Ducato di Firenze. «Il Malaspina è uno dei centri evocativi della storia della Toscana, e la mostra dà il senso di Massa come città di cultura, attorno la figura di Michelangelo». Il quale (non è attestato, ma neanche smentito) potrebbe aver visitato non solo la città, ma anche lo stesso Castello. Come testimoniano vari documenti dell’epoca, in particolare quattro contratti notarili esposti per la prima volta al Malaspina, la presenza di Michelangelo ai piedi delle Apuane è data dal 1505 al 1519: contratti che dicono dove ha comprato i marmi, ma anche da dove sono stati trasportati, le maestranze che all’epoca lavorarono per lui. Tant’è che il direttore degli Uffizi Schmidt si è detto «molto emozionato di essere qui, dove forse cinquecento anni fa era stato ospitato Michelangelo». Anche per lui, «questo è un luogo simbolo di “toscanità”, dove Michelangelo ha passato tanto tempo. Spesso insieme a maestranze o agli specialisti del marmo, come emerge dai contratti che ci ricordano che tutto quanto realizzato non è stato possibile farlo da solo; è un lavoro di gruppo, fatto insieme. Solo così è possibile realizzare un’opera, o una mostra». E appunto, la mostra. Questa, sottolinea Schmidt dando merito all’Archivio di Stato, «ricalca lo spirito degli Uffizi Diffusi: l’idea è di diffondere in maniera intelligente il patrimonio ospitato agli Uffizi, cosicché queste opere risuonino nei luoghi ma scoprendo anche cose che prima non si vedevano. Un esempio sono appunto i tesori dell’Archivio di Stato, ma anche il fatto che queste mostre consentono di decentrare i flussi turistici, destagionalizzandoli». Ecco che allora dopo Fivizzano e Pontremoli, conclude il direttore, «gli Uffizi Diffusi tornano ai piedi delle Apuane, con una mostra che indaga i rapporti tra Michelangelo Buonarroti e i luoghi d’origine dei suoi marmi».
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