Italia
Sanac, aperta l’asta per la vendita: «Ma non c’è una strategia sul settore»
È il quarto bando e ricalca i precedenti: non ci sarà lo scorporo
MASSA. Dopo che da mesi era ferma al ministero è stata pubblicata la quarta manifestazione d’interesse per trovare possibili acquirenti di Sanac.
I due commissari straordinari Piero Gnudi e Corrado Carrubba ci riprovano, ripresentando un bando con scadenza il 10 gennaio che ricalca i precedenti tre: mantenimento produttivo e del battente occupazionale, niente scorporo.
Ancora vendita unitaria dei quattro stabilimenti di Gattinara, Vado Ligure, Grogastu e appunto il sito in via Dorsale a Massa.
Insomma un bando che ricalca i precedenti, andati tuttavia deserti.
Ma almeno, commenta il segretario di Uiltec Toscana Nord Massimo Graziani, così si tutelano lavoratori e produttività. Semmai quello che stupisce è la decisione del ministero delle imprese e del Made in Italy di far partire la quarta asta per la vendita del gruppo Sanac proprio ora, forse nel momento più difficile per la filiera italiana dell’acciaio. Perché andare alla vendita adesso, scrive Graziani, significa due cose.
«Non avere una strategia chiara su quello che sarà il futuro dell’acciaio italiano; oppure averne una di totale dismissione di ogni asset nazionale strategico per il governo e il Paese di cui tengono tutti all’oscuro».
Il segretario della Uiltec Toscana Nord infatti nota che questa pubblicazione arriva alla vigilia della convocazione da parte del Governo del tavolo con i sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil, proprio per discutere del futuro dello stabilimento ex Ilva e delle sorti di una delle principali filiere produttive nazionali, ossia quella dell’acciaio. «Per anni abbiamo ascoltato promesse, accettato garanzie mai rispettate, ci siamo fidati della possibilità che lo Stato, tramite Invitalia, entrasse nella maggioranza societaria di Acciaierie d’Italia scalzando l’attuale dirigenza dominata da Arcelor Mittal per riprendere in mano le redini della produzione di acciaio in Italia», continua a commentare il sindacalista sulla vicenda Sanac.
Questo permetterebbe di ridare impulso a tutte le aziende dell’indotto tarantino, Sanac in testa, che ad oggi nonostante i cali nell’occupazione conta ancora 300 lavoratori in quattro stabilimenti.
E invece, «da alcune settimane pare invece che il Governo abbia deciso di invertire la rotta, cercando al contrario di dismettere le quote di Invitalia in Acciaierie, rendendo vana ogni attesa». Per cui, conclude Graziani, «ci domandiamo - continua il sindacalista - che senso abbia provare a vendere in questo momento Sanac».
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