Italia
La Lunigiana e il maltempo, l’esperto: «Zona tra le più piovose d’Europa, le Apuane fanno da muro alla pioggia»
Bernard Gozzini, direttore del Consorzio Lamma, avverte: «Dalla prossima settimana altre perturbazioni»
CARRARA. Lo ha detto al Tirreno Monica Bini, associata di Geomorfologia al dipartimento di scienze della Terra dell’Università di Pisa, e oggi lo ribadisce lui, Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma, il centro che elabora le previsioni metereologiche per la Toscana: «La zona delle Alpi Apuane è tra la più piovose d’Europa», dice quello che è uno dei massimi esperti di meteorologia e climatologia. Quindi non solo della Toscana e non solo d’Italia ma d’Europa, appunto. E il motivo sono proprio le Apuane. «L’energia arriva dal mare, si scontra con la prima catena montuosa e scarica».
Anche per questo, quindi, le città ai piedi delle montagne si sono ritrovate sott’acqua in questi giorni di maltempo. Poi c’è la scarsa manutenzione delle strade, i lavori non eseguiti a regola d’arte, i fiumi chiusi in argini troppo stretti e tutto il kit del rischio idrogeologico e idraulico che hanno reso questo territorio così fragile. Ma il punto da cui si parte è proprio questo: qui piove più che altrove.
E non è finita. Oggi è prevista una nuova allerta arancione a partire dalle 15, tanto che ci sono alcune zone, come la Lunigiana, dove i sindaci hanno optato, nuovamente, per la chiusura delle scuole. L’allerta andrà avanti fino a mezzanotte. Poi la prossima settimana è prevista di nuova pioggia.
Direttore, perché nella zona delle Alpi Apuane piove più che altrove?
«È sicuramente la zona più piovosa d’Italia insieme al Friuli Venezia Giulia, ma anche tra le piovose a livello europeo. Consideri che, sulle Apuane, abbiamo stazioni meteo che danno 2400, 2500 millimetri di pioggia medi l’anno. Quantitativi notevoli considerando che, per fare alcuni esempi, Firenze ne ha 820 e Grossetto 600 e qualcosa. L’area è molto piovosa con valori notevoli. Perché? La maggior parte delle perturbazioni vengono dal mare, cioè dal mar Ligure, recuperano, passando sul mare, umidità, recuperano energia, e alla prima catena montuosa la scaricano. Consideriamo che nelle Alpi Apuane si va dal livello del mare a 1800 metri, che è grosso modo l’altezza di Pania della Croce che è la vetta più alta, in linea d’area di dieci chilometri. Quindi è come se le perturbazioni trovassero un muro, si fermano e scaricano umidità».
Quindi dipende proprio dalla vicinanza tra mare e montagna che non c’è, ad esempio, in Piemonte o nel Friuli?
«Per noi sì. Anche nel Friuli Venezia Giulia, il vento di scirocco che recupera tutta l’umidità nell’Adriatico, alla prima catena montuosa che trova, scarica. Per Piemonte e Lombardia il discorso è diverso perché hanno prima gli appennini quindi c’è una prima fase di scarico. Poi ovviamente scarica anche lì, ma non tanto come appunto sulle Alpi Apuane. Dipende inoltre dalle circolazioni che si creano. Sulla Liguria e sulla Toscana in genere vengono dalla Valle del Rodano, scendono sul Golfo ligure, e sono associate quasi sempre a libeccio, quindi a mareggiate lungo la costa; a portare precipitazioni sulle Alpi è più lo scirocco, sono venti da est che si incanalano sulla pianura padana, scaricano lì l’umidità che hanno all’interno».
Con il cambiamento climatico, rischia di aumentare anche la piovosità nelle due province di Lucca e Massa Carrara?
«L’impatto del cambiamento climatico è evidente sulle temperature. È acclarato. Sulle precipitazioni è più difficile da rilevare. O meglio: è più subdolo come elemento di cambiamento. Nella pioggia cumulata nell’anno non ci sono grandi variazione. C’è una leggera diminuzione, ma non significativa. Si ha invece una variazione nella stagionalità, ma soprattutto negli eventi estremi. Quindi piove forte in poco tempo. Pioggia che non è utile, non è efficace alla ricarica delle falde, e crea solo problemi come allagamenti, danni, quello che stiamo vedendo anche in questi giorni. È un cambiamento che determina soprattutto il f atto che si concentra la precipitazione in più eventi. È acqua che dovremmo imparare a regimare ma anche a trattare per i periodi di siccità. Ciclicamente le abbiamo. L’ultima nel 2022: quell’anno abbiamo registrato un meno trenta per cento di pioggia nel nord ovest della Toscana ed è una novità per questa zona così piovosa».
Quali sono le previsioni in questa zona per i prossimi giorni?
«Il problema è questo. L’alta pressione che ci ha fatto compagnia fino alla metà di ottobre con temperature record ha ceduto al passo alle perturbazioni. Ora avremo una serie di perturbazioni che interesseranno tutta la nostra regione. La prima domani (oggi per chi legge, ndr), a partire dalla mattinata, ma soprattutto nel pomeriggio e nella tarda serata, che interesserà il nord ovest. La protezione civile emetterà a breve un’allerta molto probabilmente arancione per il pomeriggio. Dalla mattinata di venerdì ci sarà una pausa, anche se qualche precipitazione sull’Appennino ci potrebbe essere, poi ci sarà un nuovo passaggio nella mattinata di lunedì dove ci saranno precipitazioni intense associate a fenomeni temporaleschi anche intensi».
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