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Carrara, violenza di genere: decine di donne si rivolgono al centro del Cif
Sono 100 all’anno ma esiste il “sommerso”: se n’è parlato nella sala consiliare del Comune in un incontro organizzato dall’Associazione Obiettivo Carrara
CARRARA. “Quello che le donne non dicono” è la parte oscura della violenza di genere, quella che non riempie le pagine di cronaca. È la parte più intima delle donne che fatica a emergere dal vissuto quotidiano entro le pareti domestiche, perché l’”orco” spesso non usa i coltelli, ma le parole o i comportamenti, che generano ferite più profonde. Se n’è parlato ieri nella sala consiliare del Comune in un incontro organizzato dall’Associazione Obiettivo Carrara di cui fanno parte la sindaca Serena Arrighi, la vicesindaca Roberta Crudeli e la consigliera comunale Brunella Vatteroni, presenti insieme alla psicologa Antonella Bruschi del Centro Antiviolenza del Comune, a Diana Tazzini, consigliera provinciale di parità e a Francesca Menconi, presidente del Cif, che ha moderato l’evento. Invitata, la giornalista Ilaria Bonuccelli, vice caporedattrice centrale del Tirreno, e autrice di due libri-inchiesta.
Le inchieste
Proprio dal suo ultimo libro “Violenzissima. Le scuse che assolvono i violenti”, la giornalista ha estratto dei drammatici racconti dove appare evidente che il filo conduttore è la solitudine della donna, abbandonata nel suo dolore da chi doveva proteggerla. Donne che si sono rivolte alla giustizia con esiti fatali, che non sono state in grado di condividere le loro storie per mancanza di empatia o perché non credute, donne snaturate nel loro essere legate a più fili al loro carnefice per mancanza di autostima, problemi di indipendenza economica, preoccupazioni per i figli.
Il fenomeno
«I numeri del fenomeno sono stabili a Carrara – dice Menconi – Gli accessi al Centro Antiviolenza sono circa 100 in un anno e al 1° ottobre ci attestavamo sulla settantina, quindi è un flusso costante. A questi vanno aggiunti quelli degli anni precedenti ancora in carico. È un lavoro duro ma siamo soddisfatte di dare alle donne ascolto, un porto sicuro. Fondamentale la sinergia strettissima con le forze dell’ordine».
Gli strumenti
Crudeli ha ricordato che «Risale al 2003 la costituzione del primo centro comunale di ascolto per le donne, l’entrata in rete nel 2006 come centro antiviolenza e la costruzione nel 2008 della attuale sede a S. Martino, gestito egregiamente da una decina d’anni dal Cif. Investiamo anche risorse: nel bilancio 2023 da 12mila euro siamo passati a 18 mila euro, poi la Regione ci mette del suo». C’è «Una violenza che non lascia lividi ma solo cicatrici profonde – dice la sindaca – perché si tratta di umiliazioni profonde, perpetuate nei confronti di una compagna che si cerca di dominare». «È una piaga che bisogna combattere su più fronti – dice Tazzini – come attraverso i progetti fatti nelle scuole per stimolare l’empatia».
La legge
Ilaria Bonuccelli collabora con giuriste e docenti dell’università di Pisa e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e da giornalista, analizza i fatti, studia le sentenze e come viene contrastato il fenomeno: «È vergognoso come in Italia il femminicidio viene ammesso al patteggiamento in sede penale, come la valutazione e gestione del rischio prevista dall’articolo 51 del Trattato di Instanbul del maggio 2011 non viene applicata perché non è definito chi ne deve essere responsabile, con il risultato che si rischia la reiterazione di comportamenti violenti o la mancata tutela preventiva della parte lesa». Un punto focale dei suoi studi è stata la norma dei braccialetti elettronici anti-stalking: «Al ministero dell’Interno ho richiesto dati certificati sull’attivazione dei dispositivi elettronici di sorveglianza (arresti domiciliari, con Gps per la localizzazione, anti-stalking) . I braccialetti anti-stalking hanno doppio dispositivo, una cavigliera dell’uomo collegata a quello della donna che suona quando si avvicina a una distanza media di 500 m, collegato a un centralino di polizia che entro 60 secondi manda assistenza. In altri paesi la distanza è di due km. Noi abbiamo un recente caso in cui non ha funzionato, chi è il responsabile? Secondo un vecchio contratto ogni mese lo Stato italiano può chiedere l’attivazione fino a 1.200 braccialetti, con clausola di estensione, si parla di circa 14mila l’anno, considerando che poi, essendo una misura cautelare temporanea, c’è molta rotazione. La legge è del 2013 ma essendo stata scritta male, per i primi sei anni non ha funzionato per lo stalking e i maltrattamenti. Nel 2017 abbiamo denunciato al Parlamento e la clausola si è attivata nel 2019. Dal primo monitoraggio, le attivazioni medie di provvedimenti anti-stalking/mese sono state di 12 per il 2019, 19 per il 2020 e 31 nel 2021. In quel periodo – sottolinea – le denunce fatte erano circa 40-50 mila. Valutare il sommerso è enorme».
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