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Massa, dalla meningite alle Paralimpiadi. Elisa: «Avevo dolori così forti che nemmeno l’idea della morte mi faceva paura»
La giovane racconta come è uscita dall’incubo del post-meningite e ha raggiunto un grande risultato sportivo
MASSA. Il Belpaese si coccola le ragazze della Nazionale di sitting volley. Le azzurre nei giorni scorsi hanno conquistato il titolo europeo nella cornice del Palmare di Caorle a Venezia, battendo la Slovenia e raggiungendo un traguardo storico. Si tratta infatti del primo titolo europeo per l’Italdonne che, grazie a questo successo, ha pure staccato il pass per i prossimi Giochi Paralimpici di Parigi 2024.
E tra le protagoniste di questo grande successo, c’è anche la massese Elisa Spediacci, una ragazza coraggiosa e talentuosa, colpita alcuni anni fa dalla meningite che le ha risparmiato la vita causandole però l’amputazione del piede sinistro e di parte delle falangi. Oggi però Elisa, classe 1990, è una ragazza felice e determinata che attraverso lo sport ha saputo rialzare la testa con decisione, dopo, ovviamente, aver passato un periodo assai difficile nell’accettare una nuova prospettiva di vita. «Non sapevo nulla di questa malattia se non che fosse potenzialmente letale - ha raccontato Elisa -. Avevo dei dolori talmente forti che nemmeno l’idea della morte mi faceva più paura. Ma proprio nel momento peggiore ho deciso di reagire per le persone che amo, volevo farcela per loro. Il medico mi disse che ero fuori pericolo ma che rischiavo di perdere una gamba. In quel momento nemmeno mi ero resa conto che mi avesse detto che ero fuori pericolo, e poi forse poco mi importava, ero arrabbiata con il mondo. Qualche giorno dopo iniziai a fare la camera iperbarica e lì incontrai un medico che mi disse che avevo avuto una gran fortuna ad essere viva. Oltre a questo mi disse di smetterla di guardare a chi ero prima, guardando invece a tutto quello di bello che il futuro mi poteva riservare. È stato allora che ho tirato fuori tutta la voglia di combattere, ammettendo a me stessa che ormai non sarei più stata la stessa ma che avevo avuto una seconda possibilità. Ho scelto di voler essere felice e un altro fattore fondamentale per il superamento della malattia è stato l’amore della mia famiglia, della mia migliore amica e di tutte le persone che mi sono state vicine».
E, a corroborare ulteriormente il coraggio dell’atleta apuana, è stata la storia di Bebe Vio e il mondo dello sport (oggi Elisa Spediacci gioca nel Dream Volley di Pisa). «Attratta dalla forza di questa ragazza ho deciso di scriverle su Facebook e qualche giorno dopo i suoi genitori sono venuti a trovarmi in ospedale. Per la prima volta mi sono trovata a parlare con qualcuno che sapeva benissimo cosa stessi vivendo e mi sono sentita capita nel profondo - ha spiegato Elisa -. Dopo poco, sono stata accolta nella loro bellissima famiglia: Art4Sport. Per la prima volta non mi sono sentita sola, diversa o sfigata, ma mi sono accorta di un mondo meraviglioso che ignoravo prima della malattia. Un punto fisso della mia vita è lo sport, che ho praticato sin da bambina ma a livello individuale. Lo sport mi ha reso una ragazza determinata che ama le sfide. Il mio primo allenamento di sitting volley è stata una tragedia perché ero totalmente incapace e mi sono ritrovata nella squadra più forte d’Italia. Questo mi ha dato una grande botta di adrenalina e mi ha fatto appassionare a questo sport. Con il sitting per la prima volta sono entrata a far parte di una squadra, la condivisone è uno degli aspetti che mi piace di più, oltre al fatto che quando lo pratico non ho bisogno di ausili. Non servono le falangi che non ho più e non serve la mia gamba finta. Voglio sottolineare che anche lo sport per disabili ha una grande caratura tecnica al contrario di quello che si possa pensare. Lo sport è vita, sacrificio, e per raggiungere certi obiettivi devi cercare di dare il massimo. Io amo vincere e non giochiamo solo per partecipare; vogliamo essere le migliori».
Com’è infatti successo con la conquista del titolo europeo proprio in Italia. «Un’emozione incredibile - ha concluso Elisa Spediacci -, anche perché arrivata davanti al nostro pubblico, ai genitori, ai parenti e agli amici; davvero una cosa unica. Questa vittoria ci ha permesso anche di qualificarci alle prossime paralimpiadi che è il sogno di ogni atleta. Voglio ringraziare la mia compagna in nazionale e allenatrice nel Dream Volley, Eva Ceccarelli; non avevo mai giocato a pallavolo ed è grazie a lei, che mi ha insegnato tutto dandomi fiducia, che sono arrivata a questo punto. Siamo un gruppo molto unito, non siamo solo compagne di squadra ma amiche».
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