Il Tirreno

Violenza

Massa, perseguita l’ex: «Bevo il tuo sangue». Giovane condannato a venti mesi

di Melania Carnevali

	Le scarpette rosse simbolo della violenza contro le donne
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Le scarpette rosse simbolo della violenza contro le donne

Pena convertita in lavori socialmente utili per un giovane massese

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MASSA. Vengo lì e bevo il tuo sangue, le diceva. Ti uccido. Sei finita. Morta. Con il suo nuovo fidanzato, poi, aveva alzato pure le mani: prima spaccandogli lo scooter, poi tirandogli una catena sul volto. Ieri il giovane è stato condannato dal giudice Fabrizio Garofalo a un anno e otto mesi di reclusione per stalking aggravato, danneggiamento e lesioni. Pena convertita poi in lavori socialmente utili. I fatti risalgono al febbraio del 2021. La procura li ha scoperti per caso, partendo da un’altra segnalazione. Le parti offese, rappresentate dall’avvocato Eleonora Marchetti, non avevano denunciato. Pensavano, forse, fosse normale vivere in uno stato di costante minaccia.

Ci ha pensato la procura che, grazie alle indagini realizzate dal nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri, è riuscita a mettere insieme i vari episodi. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il ventenne avrebbe iniziato a diventare violento quando la ex ha trovato un nuovo compagno. Ha iniziato a mandarle di continuo messaggi, scritti e audio, con dentro minacce e offese. L’ha minacciata di morte, le ha detto che avrebbe bevuto il suo sangue per punirla. Un pomeriggio si è appostato sotto la casa del nuovo fidanzato e gli ha danneggiato lo scooter. La volta seguente si è presentato con una catena e lo ha colpito al volto, ferendolo. Subito dopo ha pubblicato un commento su Facebook: «Il marchio della infamia sulla fronte».

Da qui la decisione di sottoporlo alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da due, con il braccialetto elettronico. Ma quel braccialetto elettronico non aveva funzionato alla perfezione. Continuava a lanciare falsi allarmi alle forze dell’ordine che ogni volta si recavano di corsa sul posto per scoprire che non era necessario. Il tribunale era stato quindi costretto a togliere il sistema di sorveglianza, lasciando la misura cautelare personale del divieto di avvicinamento. Che lui non ha mai rispettato. Da qui la richiesta avanzata dalla procura per un aggravamento della misura cautelare: sono scattati i domiciliari.

E ieri è arrivata la sentenza. Il pm aveva chiesto 2 anni e 10 mesi. Il difensore, Valter Mattarocci, ha ridimensionato il quadro accusatorio facendo notare che tutto è accaduto nell’arco di sei giorni, dalla scoperta della nuova relazione.  

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