Il granchio blu anche a Marina di Massa: «Distrutte le reti ai pescatori»
Di Loreto (Coldiretti): «Servono ristori e pesche mirate»
MASSA. Ad oggi è una calamità che sta producendo danni ambientali ed economici ingenti, ma potrebbe diventare una risorsa. Si tratta del famigerato granchio blu, arrivato anche a Marina di Massa. Esemplari si possono facilmente scorgere passeggiando sulle scogliere, ma anche nei tratti finali dei corsi d’acqua. Un predatore, quasi un colonizzatore proveniente dall'Atlantico che fa incetta di tutto quello che gli si para davanti: molluschi, crostacei, piccoli pesci, meduse, piante marine.
Negli anni si è diffuso anche nel mar Mediterraneo, ma è da questa estate che l’invasione dei granchi blu ha accelerato in maniera impressionante, dall’Adriatico al mar Tirreno. Ora anche a Marina di Massa, e basta farsi un giro lungo una qualunque scogliera per avvistarlo. Il fatto è che questo animale in assenza di predatori -per il momento- fa il bello e il cattivo tempo. Oltre alle dimensioni, fino a 20 centimetri di larghezza, sono onnivori e piuttosto aggressivi, e si cibano di pressoché tutto quel che gli finisce tra le chele. I video sono impressionanti, ad esempio la facilità con cui aprono e spaccano i gusci dei molluschi. E infatti sarà capitato ai bagnanti di notare un’anomala presenza in mare di gusci di molluschi aperti, sovente rotti. In mare, ma non solo; perché tollerando acque con bassi livelli di salinità questi riesce a sopravvivere anche nelle parti finali dei corsi d’acqua, tanto che i granchi si possono vedere nei pressi della madonnina del Brugiano. Data la poderosa forza, non si fermano neanche davanti alle reti dei pescatori, spesso tranciate dalle chele o peggio ancora per gli allevamenti di molluschi, dove stanno creando danni ingenti. Come se tutto ciò non bastasse, il granchio blu si riproduce più volte l’anno, resiste a temperature fra i 3 e 35° C., e arriva fino a profondità di 35 metri. È quindi una specie che va attenzionata, ma che può essere anche valorizzata, dice Danilo Di Loreto, responsabile regionale pesca in Coldiretti, che ne conferma la presenza anche a Marina di Massa. «Ad oggi non ci sono predatori naturali, e quelli che potrebbero esserlo, come il polpo, devono ancora abituarsi». Quindi proliferano incontrollati, creando ingenti danni.
«In Toscana ad esempio il granchio blu sta imperversando nella laguna di Orbetello, colpendo gli acquacoltori, ma anche i pescatori non sono esenti. Le attrezzature da pesca “normali” non resistono agli attacchi, perché il granchio è molto forte e aggressivo. Ho pescatori che questa estate sono già alla quarta rete, perché sono difficili da riparare. Quindi intanto bisognerebbe partire dal risolvere questi problemi contingenti, ristorando le attività colpite. E poi bisogna contenerli, con pesche mirate e andando laddove si riproducono». Già questo aiuterebbe, confidando poi nel “supporto” di altre specie, come i polpi che sono potenziali predatori. Piuttosto, «per ora l’unico predatore del granchio siamo noi esseri umani». E infatti al timore per questa nuova specie si accompagna anche una certa curiosità gastronomica. E di questo parla anche Di Loreto, con un approccio pragmatico. «Già si trovano sul mercato, ma con prezzi che ancora sono molto vari: dai pochi euro fino anche a 18 o 20 euro al chilo». Tra l’altro il sapore, si legge e si sente dire, assomiglia in qualche maniera all’astice. E anche l’astice, dice Di Loreto, «nel Maine (USA) un tempo era cibo povero, mentre oggi è pregiato. Si possono poi trasformare: sughi, utilizzi dei carapaci. Bisogna lavorare su più fronti, risarcendo i danni provocati, contenendone la proliferazione ma anche valorizzandolo come risorsa».
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