Il Tirreno

Massa

Istituto Battolla, preoccupazione per il futuro del personale

di Daniela Marzano
Un’immagine della sede di via Cavour
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Un’immagine della sede di via Cavour

Grido d’allarme lanciato dalla Cgil e dal parlamentare Alessandro Amorese. Nel mirino i nuovi tipi di contratto che saranno introdotti dalla cooperativa Zenit

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MASSA. Diventa un caso il futuro dell’Istituto Scolastico Paritario delle “Suore Figlie di Maria Missionarie” di Massa, conosciuto come Istituto Battolla in pieno centro storico, comprendente una Scuola Primaria, una Scuola dell’Infanzia e un Servizio Infanzia per bambini da 18 ai 36 mesi. Dal 1 settembre infatti sarà il Consorzio Zenit scarl di Firenze a subentrare nella gestione dell’Istituto, come da lettera preventiva inviata ai sindacati in data 27 luglio. Come riferito nel comunicato di Isa Zanzanaini della Segretaria Generale Flc Cgil di Massa-Carrara, «La struttura di via Cavour, di proprietà delle Suore figlie di Maria Missionarie, da tempo non navigava in buone acque come molte altre scuole gestite da enti ecclesiastici e la direzione romana ha pensato di cederla a un nuovo gestore insieme con l’appetibile immobile che la ospita», incontrando la volontà del Consorzio Zenit (come si legge nella lettera inviata dal Battolla a tutti i genitori dei suoi iscritti l’11 agosto scorso), “di proseguire nelle attività didattico formative in essere nella scuola e di apportarvi tutte le implementazioni qualitative richieste dalle nuove esigenze proprie della formazione. Le attività dunque proseguiranno in un forte miglioramento e inserimento della scuola di via Cavour in un contesto formativo più ampio fino alla istruzione superiore”. In pratica una cessione che porterà, grazie al Consorzio Zenit che già gestisce in città l’Università Pontificia del Sacro Cuore, alla riconversione dell’Istituto in ottica di innovazione e prolungamento dei gradi (scuola superiore). Dalle parole però ai fatti. La nuova gestione, in capo a una società consortile a responsabilità limitata - aggiunge Zanzanaini - ha fatto presente nell’accordo di luglio, di voler mantenere la piena occupazione dei lavoratori interessati, ma di “applicare a tutti i rapporti di lavoro in essere, il Ccnl delle Cooperative Sociali, dopo aver liquidato tutti gli accantonamenti economici maturati del personale come Tfr, mensilità aggiuntive, ferie e permessi non goduti”».

Un azzeramento dei contratti esistenti per applicarne uno totalmente diverso. «Il Consorzio Zenit avrebbe intenzione di assorbire la scuola di via Cavour con una ricetta molto semplice per il risanamento - aggiunge ancora la Ccgil - far lavorare 14 ore in più la settimana le maestre per lo stesso stipendio, applicando loro un contratto che neppure appartiene al comparto della scuola non statale e che infatti non prevede la figura del docente”, ricordando di aver preteso appena possibile un incontro con le parti perché il sindacato è stato escluso sin dall’inizio della trattativa». «Siccome in caso di cessione di ramo di azienda la legge detta una procedura precisa, le Suore hanno finalmente dovuto spiegare cosa intendevano fare e a spese di chi. Il tutto è stato comunicato in un unico incontro fissato su richiesta di Flc Cgil il 10 agosto. A quel tavolo abbiamo provato a proporre, per salvare la scuola, modalità organizzative e scelte contrattuali che potessero alleggerire i costi economici senza scaricare sulle lavoratrici tutto il peso dell’operazione. Siamo arrivati a proporre anche una riduzione concordata del personale. A parole, le parti si sono dette disponibili al confronto. Peccato che abbiano chiesto tempo prima per pensarci su, poi per Ferragosto e ora fino al 25, dando la loro disponibilità al secondo incontro a soli 6 giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico». L’on. Alessandro Amorese, che è quello che ha portato la questione direttamente al tavolo del Ministero della Pubblica Istruzione (che con la pausa estiva maturerà i suoi tempi di risposta), afferma: «Si parla di 5 docenti di Scuola Primaria, 2 di Scuola dell’Infanzia e 3 Ata. Dobbiamo fare luce sui punti poco chiari di questa vicenda, e ce ne sono. A iniziare dal subentro effettivo del Consorzio Zenit, che oscilla tra gestore e possibile gestore, poi la questione dei diritti del docente, sia a livello di contratto lavorativo che trattamento pensionistico, nonché del declassamento del loro ruolo e la loro responsabilità di non accettare la proposta. È in forse non solo il loro futuro lavorativo (se non si trova un accordo dovrebbero rivolgersi sulle graduatorie pubbliche, ma le tempistiche di inserimento non lo permettono più), ma anche la futura gestione dell’Istituto, l’identità professionale di un istituto centenario che ha già visto, dalla comunicazione di agosto ai genitori, un susseguirsi di richieste di nulla-osta verso altre scuole cittadine».

I genitori dei circa 70 bambini interessati, sono infatti preoccupati di non avere la continuità con le proprie maestre, dell’incognita sulle rette e di non ritrovarsi più nel contesto della vecchia gestione e questo ricade sul ritiro degli iscritti. Conclude la Cgil: «Francamente, non ci saremmo aspettati da un Istituto Ecclesiastico un atteggiamento così irrispettoso dei diritti delle lavoratrici e delle famiglie che finora hanno scelto di affidargli l’educazione dei loro figli. Chiediamo alle suore, alla Chiesa e all’intera comunità dei massesi di valutare con noi cosa è possibile fare per evitare al Battolla una fine così indecorosa e umiliante, per le lavoratrici ma anche per i valori di solidarietà cristiana che nella sua storia si era impegnata a trasmettere».

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