Il presidio
Massa, la Corte dei conti indaga su Turba: «Ha estratto marmo senza permesso e non ha versato la tassa»
La procura chiede che la società risarcisca il Comune di 259.683,80 euro
MASSA. Secondo la procura contabile ha estratto più marmo di quello autorizzato e peraltro anche in aree non autorizzate. In questo modo avrebbe provocato un danno patrimoniale al Comune di Massa. Per questo l’accusa chiede che Turba Cava Roma, risarcisca all’ente 259.683,80 euro quantificato sulla base del presunto omesso versamento del canone comunale (cioè la tassa che si paga sul marmo estratto) e della tassa sul trasporto dei marmi. Il caso, adesso, dopo alcuni rimbalzi di competenze, è finito sul tavolo della corte dei conti che infatti ha stabilito, il 12 maggio, «la sussistenza delle giurisdizione contabile».
I fatti contestati risalirebbero al 2016 quando i guardiaparco del Parco delle Alpi Apuane e il personale del settore cave del Comune fanno un sopralluogo nella cava di Giorgio Turba, ex patron della Massese, finito al centro di un’inchiesta su presunti appalti pilotati nel comune di Vagli. La sua cava si trova a Forno ed è una delle più antiche cave a galleria conosciute a livello mondiale per il tipo di marmo che solo là si estrae: il Bianco P. Quel giorno, è il 12 aprile, i guardiaparco e il personale del Comune notano quella che, a detta loro, è una lavorazione in sotterraneo in difformità al nulla osta rilasciato alla società. Così ordinano lo stop ai lavori e il ripristino dello stato dei luoghi.
Sembra finito tutto lì. E invece no. La procura contabile dà mandato alla Guardia di finanza di capire il tipo di rapporto che intercorre tra la società e il Comune ed emerge, questa la loro tesi, che, in virtù della sottoscrizione dell’atto concessionario-autorizzativo avente come oggetto un bene pubblico, il canone di estrazione del marmo non ha natura privatistica ma pubblicistica. Sarebbe una sorta di tassa di soggiorno con la conseguenza, si legge nell’atto della corte dei conti, «che il mancato introito del canone estrattivo cagiona un danno all’amministrazione nella parte in cui quest’ultima non è in grado di ridurre il complesso delle esternalità che ricadono negativamente sull’intera collettività».
Peraltro, secondo la Procura erariale, l’omessa percezione delle poste economiche lede, oltre agli interessi dell’amministrazione comunale, anche quelli dell’amministrazione sanitaria in quanto, il contributo di estrazione viene versato in percentuale all’unità sanitaria locale competente per territorio. Per questo il procuratore regionale chiedeva che venisse dichiarata la sussistenza della giurisdizione della Corte dei conti, «con rimessione al giudice di prime cure della trattazione della causa per la decisione nel merito». Richiesta accolta dai giudici.
Da qui la richiesta, da parte della procura, del risarcimento della somma dovuta «in seguito – si legge ancora – alla ritenuta sottrazione di parte di quantitativi di pregiato marmo P, estratti, in violazione della concessione che autorizzava la predetta società all’estrazione di blocchi e scaglie di marmo dalla cava sita in località Forno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
