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Il lutto

Morto nello schianto in moto: Emanuele, «il giovane cuoco dal cuore d’oro», il ricordo degli amici sconvolti

di Giovanna Mezzana
Morto nello schianto in moto: Emanuele, «il giovane cuoco dal cuore d’oro», il ricordo degli amici sconvolti

Prima le bici, poi i motorini, la scuola: «Eri il primo ad arrivare, sei stato il primo ad andartene»

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CARRARA. È il pomeriggio di ieri, sono trascorse 24 ore dalla tragedia in cui ha perso la vita Emanuele Arcolini, cuoco 23enne carrarese, e i suoi amici sono tutti lì per lui, alla camera mortuaria dell’ospedale San Bartolomeo di Sarzana. Con il dolore nel cuore, sono attoniti. Nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare che un giovane meraviglioso come Emanuele potesse andarsene via così, all’improvviso.

Emanuele ha chiuso il suo sipario dopo un incidente stradale, a Marinella, poco dopo le 16 di lunedì: era in sella alla sua motocicletta, stava tornando a casa dopo aver terminato il suo turno di lavoro – in un ristorante della Spezia – quando si è scontrato – frontalmente, secondo una prima ricostruzione – con un’automobile. Tra tutti si fa coraggio Marco, Marco Martinelli, un suo amico carissimo, per raccontare a tutti chi era, chi è Emanuele.


«Ci siamo conosciuti a scuola, in prima media, alla Carducci – dice Marco, 23 anni, fresatore – All’inizio lo prendevamo anche in giro perché aveva un po’ di peluria sotto il mento. Poi abbiamo cominciato a uscire insieme, io dormivo a casa sua, lui veniva a dormire a casa mia».

Emanuele viveva a Miseglia con la famiglia e i nonni, Marco abita invece ad Avenza.

«Un giorno mi presentò il suo migliore amico, Luca – racconta ancora Marco – e da lì siamo diventato grandi amici».

«Uscivamo in bicicletta prima, con i motorini poi». Arriva anche la scelta della scuola superiore e i destini di Emanuele e Marco continuano a viaggiare in sintonia. «Ci siamo iscritti entrambi all’alberghiero di Marina di Massa ed eravamo nella stessa classe; lui poi scelse “cucina” e io “sala” ma non ci siamo mai “staccati” l’uno dall’altro».

«Emanuele c’era sempre, sempre presente per tutti – continua Marco – Se qualcuno cadeva in motorino, era il primo ad arrivare in ospedale. Si faceva in quattro per chiunque avesse bisogno di qualcosa».

Pur giovanissimo, aveva già il suo lavoro Emanuele, coerente con il suo percorso di studi: «Ci credeva tanto in quell’impiego, gli dava soddisfazione, era anche ambizioso, voleva crescere e si dava da fare». «Viveva con la famiglia – dice ancora l’amico – ma ora stava anche pensando di prendere una casa con la sua fidanzata. Non ne ha avuto il tempo».

Emanuele e i suoi amici sono ragazzi che si danno da fare, che lavorano, ma che sanno anche ritagliare del tempo per le cose importanti come lo è l’amicizia: «Tutti i giorni si andava a lavorare – riprende il suo racconto Marco – e poi ci incontravamo la sera. Emanuele o veniva a casa mia, oppure ci ritrovavamo a Marina di Carrara, al Johnnie Fox’s. Ci eravamo sentiti l’altro ieri. .» per l’ultima volta.

«Quello che ho raccontato di Emanuele, quello che è il mio pensiero – conclude Marco Martinelli – è quello che pensano tutti gli amici. Non so ancora quando ci sarà il funerale, so solo che vorrei vederlo ma non è qua».

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