Il Tirreno

Il caso

Fivizzano, segugio sbranato da un lupo

Marco Landini

	Esemplari di lupo in una foto d'archivio
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Esemplari di lupo in una foto d'archivio

Il proprietario ha fatto esplodere alcuni colpi, facendo scappare l’animale, ma per il piccolo Ginger non c’è stato nulla da fare

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FIVIZZANO È stato dilaniato da un lupo mentre il suo proprietario lo stava addestrando. Così è finito Ginger, un bel segugio italiano di cinque anni. Ieri mattina (26 aprile) attorno alle 8 ha avuto la sfortuna di imbattersi in un lupo, mentre era nei boschi sopra la frazione di Vendaso, all’interno dell’azienda faunistica Valle del Mommio, nel Fivizzanese. Per il cane non c’è stato nulla da fare nonostante il pronto intervento del proprietario, Andreino Cappè, che era poco distante e che con una pistola giocattolo – portata con sé all’occorrenza in caso di incontri con animali selvatici – ha fatto esplodere alcuni colpi facendo scappare il lupo. Per Ginger sono state micidiali le ferite al collo provocate dai morsi del lupo.

È andata bene invece ad Andreino Cappè e a un altro suo cane segugio: erano leggermente indietro rispetto a Ginger che era munito di un collare Gps per la geolocalizzazione. Il cane aveva fiutato le tracce di una lepre e si era messo così all’inseguimento, ma sul tragitto ha trovato il lupo che lo ha subito azzannato. Tutto è accaduto velocemente, sotto gli attoniti del proprietario, che stava addestrando i suoi cani all’interno di una tenuta faunistica ed era poco distante. «Ho udito i lamenti del mio cane e così sono corso sul posto. Ho visto il lupo davanti a me – racconta Cappè – Non mi sono perso d’animo e ho esploso alcuni colpi con una pistola giocattolo che porto sempre con me quando vado nei boschi. L’animale è scappato. Ma nel frattempo aveva già colpito a morte Ginger, al quale ero molto affezionato».

Sono diversi oramai i casi di aggressioni di cani da parte di lupi nei boschi: tempo fa un episodio analogo a quello di Ginger era accaduto nei boschi della vicina Sassalbo. Qui a morire fu sempre un segugio italiano di tre anni, di nome Luna. «Questi fatti – commenta Cappè – stanno avvenendo sempre più spesso e la cosa comincia a preoccupare non solo noi amanti della caccia ma anche gli allevatori di ovini e bovini. Comincia ed essere un rischio enorme addentrarsi nei boschi – conclude – e non vorrei che molti appassionati finiscano per rinunciare alla caccia per paura dei lupi. Qualcuno deve fare qualcosa».

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