Gioco
Don Marino: disattesa la parola data. «Sindaca, la fiera torni nella sede naturale»
L’amarezza del parroco di San Pietro: me lo avevano promesso lo scorso 25 aprile, poi tutto è cambiato
CARRARA. Una festa del patrono che rappresenta lo spirito di una comunità. L’importanza delle promesse. L’amarezza di un parroco, don Marino Navalesi, che per la sua comunità è sempre in prima linea: «Avenza va da viale da Verazzano al Marasio, io non faccio disparità, che facciano una bella festa dei fuori sul viale XX Settembre e io sarò in prima fila. Ma la fiera di San Marco deve tornare nella sua sede naturale».
Don Marino cosa sta succedendo con la fiera di San Marco?
«Parto da lontano, per spiegare bene. Lo scorso 25 aprile, va bene che eravamo in campagna elettorale, ma Serena Arrighi mi diede una parola: che la fiera di San Marco sarebbe tornata nella sua sede naturale. Del resto, proprio l’anno scorso avevamo in chiesa il cardinale e la piazza era deserta, una desolazione. Io lo so quanto questa gente ci tiene a questa festa. Tanto che l’otto gennaio scorso, prima della riunione della commissione consiliare in cui si sarebbe fatto il punto sulla fiera di San Marco ho mandato una pec alla sindaca. Scrivevo fra l’altro che quella fiera “nasce nel centro storico e ha il suo cuore pulsante e nella parrocchia. Tutti gli avenzini, anche quelli che ormai da tempo si sono trasferiti, cercano di tornare a casa fosse anche soltanto per un giorno, Anch’io che avenzino non sono ho imparato, attraverso i racconti appassionati dei miei parrocchiani ad amare San Marco proprio come loro. per mantenere la sua identità credo fermamente che la fiera debba tornare nelle sue strade. La scelta scellerata della precedente amministrazione ha aperto una ferita che spero questa di amministrazioni rimargini”. Io avevo avuto la parola. Ero rimasto lì».
Cosa è cambiato?
«Mercoledì scorso mi stavo preparando per celebrare un funerale. Mi è piombata in canonica l’assessora Lara Benfatto. Mi ha spiegato che alcuni banchi dovevano essere posizionati sul viale, per ragioni di sicurezza, ma che in centro storico ci sarebbero stati falconieri, giocolieri e altre attività. Lì per lì non sono stato tanto a pensarci ma la sera invece ho riflettuto su quelle parole. Mi era stata data una parola. Per me la parola è parola. E adesso volevano, di nuovo, fare una fiera di San Marco diversa. Non nel centro storico, qui ci saranno pochi banchi e altre attrattive che nulla hanno a che fare con la tradizione».
La sua amarezza è tangibile.
«Sì, e non vorrei venisse male interpretata. I confini della mia parrocchia sono vasti: ben venga una festa sul viale, al Marasio. Ma non si deve snaturare la fiera di San Marco. Io chiedo solo che, come mi è stato promesso, torni nella sua sede naturale. Nel centro storico. Solo questo chiedo alla sindaca».
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