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Accusato di violenza sessuale, il processo (forse) non parte neanche per la riforma Cartabia
La decisione del giudice su un caso accaduto a Carrara nel 2019: l'imputato era scomparso dopo la denuncia della ragazza
CARRARA. Per mesi ha abusato di lei. L’ha costretta ad avere rapporti sessuali nonostante lei non volesse, nonostante cercasse in tutti modi di allontanarlo. E lo ha fatto minacciandola di farle del male. Ma quando lei si è fatta coraggio e lo ha denunciato, lui è sparito nel nulla. All’uomo non è nemmeno mai stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Per questo il processo è finito con una sentenza di non doversi procedere.
Effetto della riforma Cartabia che ha introdotto la sentenza inappellabile di non doversi procedere nel caso di mancata conoscenza della pendenza del processo da parte dell’imputato. In altre parole: se l’imputato non sa che c’è un’indagine a suo carico, non può essere processato.
Una riforma, quella che prende il nome dall’ex ministro della Giustizia del governo Draghi, Marta Cartabia, che ha fatto storcere il naso a molti. Tra i punti più controversi c’è sicuramente l’ampliamento del regime di procedibilità a querela di parte: alcuni reati contro la persona (come il reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime, nell’ipotesi non aggravata, o il reato di lesioni personali, anche lievi), alcuni delitti contro il patrimonio (come, ad esempio, la truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità), nonché altri reati per i quali era prevista la procedibilità d’ufficio, adesso sono punibili solo nel caso in cui sia presentata querela dalla persona offesa. Ma questa è un’altra storia.
L’uomo è un sessantenne di origine rumene che all’epoca dei fatti – si parla del 2019 – risultava domiciliato a Carrara. La presunta vittima è una quarantenne di origine russa. Non è chiara la relazione tra i due. Stando a quanto riportato nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dalla pm Alessandra Conforti (che adesso è in un’altra procura) si sa solo che il sessantenne, da aprile a giugno del 2019, «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, minacciando» la donna e «toccandola ripetutamente nelle parti intime, la costringeva a subire atti sessuali». A portare avanti le indagini è il commissariato di polizia di Carrara. Il 18 novembre viene depositato in segreteria l’avviso di conclusione delle indagini. L’atto a quel punto doveva essere notificato all’uomo, ma lui (per cui nel frattempo era stato nominato l’avvocato di fiducia, Fabio Andrei) era già scomparso. Sono iniziate le ricerche, ma a oltre tre anni di distanza, il sessantenne risulta ancora scomparso.
Così il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Massa ha disposto il non doversi procedere. Le ricerche rimarranno comunque pendenti fino al 2034. Questo significa che, nel caso venisse trovato, l’uomo potrebbe essere rinviato a giudizio.
Secondo la legge Cartabia, infatti, con la sentenza il giudice deve disporre anche che, fino a quando per tutti i reati oggetto di imputazione non è superato il termine di prescrizione, la persona nei cui confronti è stata emessa la sentenza venga ricercata dalla polizia giudiziaria e, nel caso in cui venga rintracciata, le venga personalmente notificata la sentenza.
In caso contrario, dopo quella data, cioè il 2034, il sessantenne sarà libero e impunito. Anche se potrebbe aver stuprato ripetutamente una donna come sostiene la procura di Massa. E la donna vivrà con l’incubo di una giustizia impunita, se non anche con il terrore che si possa ripetere.
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