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La chat del carabiniere con la foto intima della dipendente
Le ex bariste in aula: «Ci palpeggiava e ci insultava»
CARRARA. Non ci sarebbero solo palpeggiamenti e insulti, ma anche foto dei fondoschiena rubati e poi inviati a chissà chi. È quanto emerso mercoledì in aula durante il processo a carico del carabiniere originario di Massa Carrara, ma in servizio nello spezzino, accusato di violenza sessuale nei confronti di quattro donne, tra cui tre dipendenti del bar di famiglia e una all’epoca dei fatti minorenne. Un’udienza fiume finita in tarda serata in cui sono stati ascoltati numerosi testimoni dell’accusa, tra cui un avvocato, un amico del militare, che ha dichiarato di aver ricevuto un messaggio dall’imputato con il sedere di una delle dipendenti. Un fatto che, secondo la procura, dimostrerebbe l’atteggiamento dell’uomo nei confronti delle quattro donne.
Un caso, questo, scoppiato quando una delle dipendenti si confida con lo zio, anche lui carabiniere, e racconta, insieme alle altre, quanto accade nel bar. L’amica della nipote riferisce di vivere un periodo di difficoltà, di essere profondamente scossa, di non riuscire a dormire: un carabiniere, parente dei titolari del bar, è nel locale ogni giorno. E molesta le dipendenti. Una sera - è l’episodio riferito in aula - una delle ragazze sta pulendo il wc quando il militare si presenta per usare la toilette. Alla richiesta di attendere qualche minuto l’uomo si spoglia: è la goccia che fa traboccare il caso perché segue un periodo di molestie verbali e fisiche. Ma - sostiene la pubblico ministero Elena Marcheschi - ci sono anche gli approcci violenti di tipo sessuale. Episodi avvenuti, stando agli atti, dietro al bancone del locale, palpeggiamenti nel magazzino, lontano da occhi indiscreti. Alle attenzioni morbose si aggiungono - secondo l’ipotesi accusatoria - insulti e commenti sgradevoli, anche di fronte ai clienti. «Puttana», dice alle dipendenti. «Scema». E così via. Addebiti che l’imputato ha sempre respinto con forza ma per cui oggi è a processo. Mercoledì in aula sono stati ascoltati anche il padre e la sorella di due delle parti offese, un’amica, e anche alcune ex dipendenti. Queste ultime hanno confermato i palpeggiamenti e gli insulti. Il padre, invece, avrebbe ripercorso il primo episodio accaduto circa dieci anni fa quando una delle donne, sorella di una dipendente, che all’epoca era minorenne, sarebbe stata palpeggiata dall’uomo davanti alla scuola. Il padre ha raccontato di essere andato subito al bar e di averlo schiaffeggiato.
La linea difensiva emerge chiara durante il controinterrogatorio del padre e punta a respingere ogni accusa. L’avvocato difensore, Riccardo Balatri, ha evidenziato il fatto che la sorella della minorenne molestata è andata a lavorare nel bar dopo il presunto caso di molestia e che la stessa minorenne (che non lavora nell’attività) si sarebbe scattata selfie con il militare a dimostrazione del rapporto amichevole tra i due. Anche il padre delle ragazze, secondo la ricostruzione della difesa, frequenterebbe spesso il bar. Cosa che confermerebbe - a detta dell’avvocato - la serenità dell’ambiente di lavoro. Il processo è stato rinviato al 10 maggio. Verranno ascoltati l’ultimo test dell’accusa, l’imputato e cinque testimoni della difesa.
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