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In Lunigiana Pasqua senza guardia medica. Mastrini: «Chiuse tutte le tre sedi»
Il sindaco: «O l’Asl rimedia o ricorreremo a forme straordinarie di protesta»
LUNIGIANA. Mancherà il servizio di continuità assistenziale – ovvero la guardia medica – per le festività di Pasqua in buona parte del territorio lunigianese. Il sindaco di Tresana Matteo Mastrini accende le luci sulla questione, spiegando di aver suggerito soluzioni «ma – dice – mancano ascolto e volontà».
Ad aprile, secondo quanto comunicato dall’Asl Toscana Nord Ovest – spiega Mastrini – il territorio della Bassa Lunigiana e della Lunigiana Orientale «dovranno sopportare giorni di totale sospensione del servizio di guardia medica con conseguenze, dirette e indirette, sulla popolazione residente e sui turisti» che, in caso di bisogno, non potranno rivolgersi alle sedi di continuità assistenziale di Aulla, Gragnola e Montedivalli.
Ed ecco il quadro illustrato da Mastrini: «La sede di Montedivalli resterà chiusa per mancanza di medici, mentre nella sede di Gragnola resteranno vacanti dieci turni e in quella di Aulla 16 turni».
Eppure «la normativa prevede che, in caso di chiusura di una sede, il servizio debba essere garantito da quella adiacente; se Montedivalli, per esempio, è chiusa, da Aulla; se Aulla è chiusa da Gragnola. Ma nelle giornate di sabato 8 aprile (la notte), lunedì 10 aprile (ore diurne) e domenica 23 aprile (ore diurne) tutti e tre le sedi saranno chiuse». Secondo Mastrini, la soluzione c’era, c’è: ovvero, «Concedere ai giovani medici appena entrati in servizio con un limitato numero di pazienti – dice – una deroga per svolgere il servizio di continuità assistenziale».
Il sindaco di Tresana pone dunque due domande all’Asl nord ovest: «Cosa aspetta la direttrice generale Maria Letizia Casani a trovare una soluzione? Perché non sollecita l’assessore regionale alla salute, Simone Bezzini, ad affrontare e risolvere la questione?».
Il sindaco di Tresana rammenta che per la pandemia da Covid 19 si è fatto ricorso a misure straordinarie per superare l’emergenza: «Quell’esperienza – sostiene – avrebbe dovuto insegnare a gestire le criticità del sistema sanitario fornendo nuovi parametri sull’utilità delle nostre strutture. Si dimostra di non aver appreso la lezione: sappia il direttore generale che, se non ci saranno risposte degne, ricorreremo a forme straordinarie di protesta».
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