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Mariano, 45 anni, tecnico Agrolab: «Per me quel lavoro era il top»
Dal naufragio di Costa Concordia al Giglio alle bonifiche per la Strage di Viareggio
CARRARA. Hai tra 40 e 50 anni e da anni hai un lavoro nella città in cui sei nato che è coerente con il tuo percorso di studi. Ti piace. Ti impiega in una “squadra” stimolante. Ti soddisfa. All’improvviso, vieni a sapere che lo perderai. E che dovrai ricominciare tutto da capo. È dura da mandare giù. La storia di Mariano Menconi, 45enne di Avenza, tecnico ambientale di Agrolab Ambiente, assomiglia a quella di tanti suoi colleghi. Tutti insieme stanno battagliando per salvare il loro posto di lavoro perché Agrolab Ambiente – società di analisi chimiche che ha sede legale a Nazzano, che appartiene al cosmo della holding tedesca Agrolab Group, e impiega in loco 63 dipendenti – ha annunciato l’apertura di una procedura di mobilità per 34 di loro. Ecco la storia di Mariano.
Lo studio
Mariano Menconi si diploma al liceo scientifico e si iscrive all’università «mentre seguo – dice – i movimenti ambientalisti». Siamo negli Anni ’90 e quelli sono anni fertili per la storia dell’Italia-green: è il decennio in cui i movimenti verdi del Belpaese trovano una veste istituzionale. «Basti pensare – rammenta – che nel ’96-’97 nasce a Pisa la facoltà di Scienze ambientali». «Io allora feci una scelta un più “classica” – continua – e mi iscrissi a Scienze naturali perché avevo delle belle idee sui Parchi naturali e sulle riserve. Gli sbocchi lavorativi, poi, in effetti, iniziarono ad arrivare dal “ramo tecnico-scientifico”: cominciarono ad affacciarsi sul mercato aziende che operavano nei controlli, tant’è che come indirizzo scelsi la “gestione dell’ambiente naturale». Arriva la laurea per Mariano e arriva anche il lavoro.
Obiettivo centrato
«È il 2009 – dice – quando vengo assunto da Ambiente (poi Agrolab Ambiente, ndr). Ero contentissimo: erano i migliori, i più grandi, i più entusiasmanti, una realtà unica in tutta la Toscana. E poi c’era una grande squadra, c’era un grande affiatamento tra i colleghi».
L’orgoglio
Basta passare in rassegna le “commesse” portate a termine per capire quale risorsa siano stati e siano i lavoratori di Agrolab Ambiente: «Noi abbiamo fatto il monitoraggio delle acque dell’isola del Giglio quando naufragò la Costa Concordia. Sui rimorchiatori c’eravamo noi – racconta Mariano Menconi – Abbiamo fatto analisi» a tutela del fragile ecosistema gigliese, un unicum per la Toscana e non solo, «sulle acque, sui pesci, sul suolo, su terreni». «Abbiamo lavorato – continua il tecnico ambientale – su tutti i Siti di interesse nazionale ai fini delle bonifiche: a Massa-Carrara, a Piombino, a Livorno». E a un certo punto «per me è arrivato il top, l’analisi dell’amianto con microscopio a scansione. Ero felice di essere arrivato fin lì, a ciò di cui mi ero occupato nella mia tesi di laurea». «Abbiamo sempre puntato alla qualità e tenuto conto che questo è un lavoro di grande responsabilità, tant’è che i clienti si affidavano alla nostra competenza, ci chiedevano consigli».
Le emozioni
«Quando abbiamo fatto le bonifiche per la Strage di Viareggio, dove il gas aveva deflagrato, siamo andati su luoghi di grande dolore per i viareggini, come la Casina dei Ricordi, e la gente ci fermava per strada, ci chiedeva spiegazioni: è stato un momento di grande coinvolgimento emotivo». «Insomma, mai mi sarei immaginato di trovare un lavoro come questo, in cui progredire giorno dopo giorno grazie anche agli stimoli dei tecnici amministrativi del laboratorio. E invece l’avevo trovato. E adesso...». «Noi cercheremo un altro impiego – conclude – qualcuno di noi cambierà anche settore, forse andrà a fare il manovale, chissà, ma eravamo l’unico laboratorio chimico. Mi chiedo come farà questo territorio» con la Spada di Damocle delle bonifiche mai fatte.
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