Il presidio
È made in Carrara la vodka che è pronta a vincere il premio di migliore al mondo
Filtrata con polvere di marmo nell’alambicco, realizzata dalla distilleria Maite di Marina. Selezionata da un campione al buio da una giuria internazionale
CARRARA. Primo riconoscimento internazionale e grande soddisfazione per la vodka nostrana prodotta dalla distilleria libera Maite a Marina di Carrara. La Vodka Statuaria Maite, prodotta da Francesco Menicucci, 35enne livornese ma carrarese di adozione, è stata selezionata come miglior vodka al Country Winner dei Best Vodka Awards di Londra, manifestazione internazionale con tappe anche a San Francisco e Germania. Sarà la vodka carrarese a rappresentare l’Italia al contest finale che la vedrà sfidarsi tra le vodka di tutto il mondo. «Il meccanismo di selezione è abbastanza semplice: per partecipare occorre mandare in una scatola anonima il proprio distillato che viene travasato, quindi gli viene assegnato un codice. Un campione della vodka viene inviato a una cinquantina di esperti mondiali che danno un punteggio al buio. La somma dei punteggi stabilisce il vincitore». La Vodka Statuaria Maite (Maite significa “amata” in dialetto basco), viene distillata seguendo un metodo chimico usato nel nord Italia già nell’800, che consiste nel mettere sassolini nella colonna dell’alambicco, in modo che il carbonato di calcio renda meno aggressiva la vodka.
«Ho pensato di adottare questo metodo sostituendo i sassolini con la polvere di marmo finissimo – racconta Francesco – Abbiamo investito in un prodotto autoctono a regola d’arte, con alcol derivato da grano biologico italiano certificato. In giro è pieno di distillati prodotti con materiali di provenienza incerta. Mancava una territorialità e un prodotto artigianale vero, in una zona come la nostra dove, durante la stagione estiva, si consuma molto. Da quando abbiamo aperto 6 mesi fa, siamo subito stati recepiti bene in Versilia, e abbiamo acquisito come clienti grandi strutture».
Proveniente dal mondo del social marketing, Francesco, distillatore autodidatta, ha promosso il prodotto in rete, ma ammette che la burocrazia è stato un percorso a ostacoli: «Quando sono andato in Confcommercio per aprire a Carrara, mi hanno creduto folle. A parte i costi di partenza per attrezzatura e materie prime, sono le accise che pesano. Apparteniamo al monopolio e siamo quotidianamente sottoposti a controlli, oltre che alle imposte. Questo potrebbe anche essere positivo nel senso della qualità del prodotto, che diviene certificato».
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