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L’ambasciatore Ragaglini: «Io alle primarie per Massa? No, grazie»

di Ivan Zambelli
Cesare Maria Ragaglini candidato sindaco di Massa
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Cesare Maria Ragaglini candidato sindaco di Massa

Il candidato per le prossime elezioni apre al campo progressista ma persegue la linea autonoma

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MASSA. La scelta di candidarsi a sindaco è stata maturata anche in quelle occasioni in cui tornava a Massa, la sua città natale, ogni volta che gli impegni internazionali lo consentivano. Perché le criticità che notava, anziché risolte, si acutizzavano. Allora Cesare Maria Ragaglini, una carriera nel corpo diplomatico, rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite e poi Ambasciatore in Russia, ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza per dare la svolta che i massesi attendono da decenni.

Da dove nasce questa decisione?

«Sono i cittadini che mi hanno spinto ad intraprendere questa strada. Abbiamo iniziato questo percorso un anno fa insieme a delle persone che poi si è rafforzato e ampliato. Siamo partiti da questo comune sentire: Massa vive una crisi da decenni, e non sembra esserci fine. Anche l’attuale amministrazione non ha invertito questa tendenza per una chiara mancanza di visione strategica. Siamo di fronte a una serie di criticità irrisolte: bonifiche, l’erosione, rischio idrogeologico, carenze infrastrutturale ed confusione urbanistica».

Quindi quali sono le priorità di Massa?

«La lista è molto lunga, ma c’è un aspetto specifico che per noi è essenziale, ed è l’ambiente, che è un settore trasversale a 360 gradi, e che coinvolge tutti. Significa ridurre il rischio idrogeologico, trovare soluzioni per salvare la costa dall’erosione, bonificare le aree industriali così da restituirle ai loro usi legittimi e per garantire la salute dei cittadini. Occorre un nuovo sviluppo economico, andare incontro ai giovani investendo in formazione e istruzione come gli Istituti Tecnici Superiori. Serve un welfare rinnovato ed efficiente che non lasci indietro nessuno. Bisogna ripensare la mobilità sostenibile, progettare un nuovo modello di turismo anche destagionalizzato. Investire sull’innovazione, tecnologica e digitale. E poi la cultura, che va innanzitutto prodotta e incentivata. Il territorio è stato logorato da problemi mai affrontati, poi da due anni di pandemia e ora da una crisi internazionale che ha provocato un’elevata inflazione, un forte aumento del caro vita e delle materie prime. In un quadro così complesso è compito di un sindaco avere una chiara visione della città. Tutti gli interventi devono legarsi a questa visione. Va progettata la città del futuro mettendo oggi le prime tessere del mosaico. Altrimenti si fanno solo interventi spot come fatto fino ad oggi».

Qual è il valore aggiunto che può dare l’ambasciatore Ragaglini?

«Ogni tanto occorre farsi delle domande: cosa sono disposto a fare per la città? Quale impegno? Allora ho deciso di offrire la mia esperienza 40ennale nella pubblica amministrazione rappresentando l’Italia nel mondo, mettendo a disposizione la mia rete di relazioni e le competenze acquisite proprio per realizzare le legittime aspirazioni dei massesi, che esorto a non accontentarsi mai del poco che viene loro offerto».

Parteciperà alle primarie del Centrosinistra? Premessa: lei si riconosce nell’ambito del Centrosinistra?

«È noto che io sia una persona progressista per mentalità e per formazione. Se mai ci saranno le primarie non parteciperò: la mia candidatura si basa su un programma e su un metodo che affronta i problemi, individua in maniera partecipata le soluzioni e le realizza. Su queste basi mi confronto con i cittadini. Sono ovviamente pronto a confrontarmi con le forze politiche che lo vorranno, e che si riconoscono in un progetto. Proprio per formazione professionale sono pronto a parlare con tutti, nessuno escluso. Il mio programma è aperto, perché Massa ha bisogno dei cittadini che si impegnano in prima persona, e lo stesso vale per i partiti. Chi vuole è benvenuto. La nostra offerta è trasparente, chiara e finalizzata a risolvere i problemi della città, proiettando Massa nel futuro. Con chi ha questi propositi noi siamo pronti a discutere».

Ci sono margini di dialogo con i partiti del Centrosinistra?

«Io parlo con tutti. Noi siamo partiti da un’offerta civica, aperta alla discussione e al contributo dei cittadini. I margini ci sono con chi pensa al bene della città. Onestamente, sono assolutamente convinto che siano i cittadini a dover decidere se vogliono cambiare la città. Se desidero provare ad andare in un’altra direzione, anche pensando alle future generazioni, non avranno dubbi come votare».

 

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