Il presidio
Gina Lollobrigida, amante delle nostre cave e del marmo
Nel 2012 a Carrarafiere, allo stand del Cam, ricevette in dono un blocco sul quale avrebbe scolpito la Regina di Saba, da lei interpretata in un film
CARRARA. Più volte la grande attrice Gina Lollobrigida scomparsa ieri, è stata a Carrara e a Massa; ricordiamo quando nel maggio 2012 fu a Carrarafiere, nello stand del Cam, l’associazione concessionari e proprietari di cave di Massa, per ricevere in dono un blocco di marmo sul quale lei avrebbe scolpito la Regina di Saba a grandezza naturale e sul trono: proprio come si vedeva in una rivista appoggiata sotto una piccola scultura esposta nello stand, realizzata dall’artista-attrice con il Bianco P della cava Piastreta dell’Alto di Sella della Ezio Ronchieri spa Group; raffigura lo stesso personaggio interpretato dalla Lollobrigida nel film “Salomone e la regina di Saba” del 1959, diretto da King Vidor. «Sono venuta spesso in questo territorio, ma non tanto negli ultimi tempi. Ho i ricordi più belli delle mie ultime visite alle cave», aveva raccontato al Tirreno. Oltre che grande attrice, la “Lollo” è stata impotante scultrice e fotografa.
Il ricordo di Olivieri
Orazio Olivieri, uno dei massimi esperti a livello nazionale e non solo sui marchi di tutela e protezione, ricorda che «Gina Lollobrigida era una persona dotata di spiccato senso artistico e con molti interessi (cinema, fotografia, disegno, pittura, scultura) coltivati con metodo e passione». E, spiega, «Ho avuto occasione di incontrarla nella sua bella villa sull’Appia antica nel luglio del 2007. L’amico Stefano Baldassarri, allora dirigente della casa editrice Federico Motta, mi aveva proposto di accompagnarlo da lei in una visita che aveva un duplice scopo: avviare la preparazione del catalogo delle sue sculture in vista della mostra che si sarebbe dovuta tenere di lì a poco a Pietrasanta e sondare il terreno sulla possibilità di pubblicare alcune parti del suo immenso archivio fotografico. Occorre in proposito ricordare che di questo archivio si favoleggiava da tempo come di un vero e proprio tesoro custodito gelosamente, del quale lei amava centellinare ogni tanto qualche scatto, rifiutando peraltro le corpose offerte di riviste importanti, a cominciare da “Life”. E ciò nonostante che “Italia mia”, un bell’album contenente una serie di foto da lei scattate in diverse località del nostro paese e commentate da Alberto Moravia, avesse ottenuto fin dal 1972 un grande successo di critica e di pubblico in Europa e in America. Esauriti i convenevoli, si cominciò a discutere del catalogo delle sculture. L’interlocutrice era molto esigente, ma i problemi tecnici vennero presto sbrogliati anche attraverso la proposizione di soluzioni adottate per casi analoghi ed illustrate nelle pubblicazioni portate opportunamente in visione. Tra questi volumi c’era anche quello da me scritto con l’antropologa Alison Leitch sul lardo di Colonnata, che lei, probabilmente perché attratta dalle belle foto di Luigi Biagini a corredo del testo, prese a sfogliare con particolare attenzione, fin quando non me lo porse chiedendomi una dedica. Non mi era mai successo di fare un autografo ad un personaggio famoso per cui ebbi un momento di imbarazzo, rotto soltanto dalla ripetizione della richiesta. Così, parafrasando il titolo di un film nel quale lei aveva interpretato la cantante lirica Lina Cavalieri, scrissi: “Alla signora più bella del mondo”. Lei mostrò con un bel sorriso di apprezzare molto la rievocazione di quello che indubbiamente era stato un suo successo: “Lo sa che avevo una bella voce? Non tutti se ne accorsero, ma in quel film ero proprio io che cantavo”». Poi, la visita al suo straordinario archivio fotografico. «In una stanza erano custoditi negativi e stampe di oltre 120.000 scatti, dai lontani esordi fino a quelli dei viaggi in India e nelle Filippine. Capi di Stato e teste coronate di tutto il mondo, registi, attori famosi, personaggi importanti di ogni tipo: nessuno si era sottratto all’obiettivo. Le immagini colpivano, oltre che per la loro qualità, per il contesto dal quale emergevano, che era sempre un contesto privato. Ecco un primo piano di Paul Newman particolarmente espressivo, ecco Fidel Castro in tuta sportiva che gioca a volley, ecco Yuri Gagarin, il primo uomo dello spazio, che si affaccia sorridente da una finestra della sua dacia. Ma c’erano Neil Armstrong, Maria Callas, Henry Kissinger, Grace Kelly, Audrey Hepburn e altri ancora. E mentre le foto erano squadernate, lei raccontava il come, il quando e il perché quegli scatti erano stati fatti, elargendo succose impressioni personali sui personaggi ritratti. Due anni dopo acconsentì di esporre una selezione limitata dei suoi scatti al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Le scarne didascalie erano però un pallido riflesso dei vivaci ricordi che avevo avuto l’opportunità di ascoltare. E le immagini, private di quelle storie, sembravano meno eloquenti: dimostravano soltanto un grande talento. Spero che da qualche parte abbia lasciato almeno degli appunti», conclude il suo ricordo Orazio Olivieri.
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