Il Tirreno

In aula

Carabinieri in aula per abusi durante i fermi, ma un ambulante li difende: «Con me sono sempre stati corretti»

di Michela Nicolai
Camilla Urso Avvocata difensore di quattro degli imputati
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Camilla Urso Avvocata difensore di quattro degli imputati

Proseguono i testi della difesa, prossimo appuntamento il 16 dicembre

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AULLA. Smontare pezzo per pezzo l'ipotesi accusatoria. Ricostruire il comportamento dei carabinieri - poi finiti sotto inchiesta - durante le operazioni di controllo e di fermo. Portare testimoni oculari degli episodi che le vittime hanno denunciato come abusi. Sfilano in aula i testi delle difese, nel procedimento sulle presunte violenze nelle caserme della Lunigiana. Un caso che vede a giudizio ventotto militari dell'Arma.

L'avvocata Camilla Urso - che tutela gli imputati Granata, Del Polito, Stasio e Crielesi - convoca sul banco dei testi Mohamed Yassine, un ambulante di origine nordafricana, abituale frequentatore della zona del Masero. Anche lui è un immigrato del Marocco, come i principali accusatori nel processo. «I carabinieri - riferisce il teste - con me sono sempre stati corretti. Mi hanno controllato in qualche caso, ma non ho mai avuto problemi con loro». Anche quando gli viene chiesto se abbia ricevuto confidenze da parte di connazionali, Yassine è sicuro: «Mai sentito parlare di violenze o abusi». Un altro tassello di quel quadro che - nell'impostazione difensiva - dovrebbe incrinare l'impianto sostenuto dalla Procura (il pm titolare del fascicolo oggi è Marco Mansi). Dei dieci testi chiamati a deporre ieri, solo uno si è presentato.

L'udienza di fronte al collegio, presieduto dalla giudice Antonella Basilone, è stata aggiornata al prossimo 16 dicembre. In tribunale, per quella data, è attesa una testimonianza chiave: la deposizione della dottoressa Benedetti, medico del presidio ambulatoriale di Aulla che visitò, a margine del presunto pestaggio, una delle vittime. Il dibattimento in questa fase si sta concentrando su uno dei fatti al centro delle denunce: l'intervento eseguito dai militari Luca Granata e Matteo Sais - quest'ultimo assistito dall'avvocato Roberto Iacopetti. Su quell'inseguimento, in centro ad Aulla, ha già riferito il pasticciere di piazza Mazzini. Quella sera stava caricando il camion per le consegne, quando vide un uomo di origine straniera rincorso dall'appuntato Granata. Un episodio che dal fermato venne descritto come violento già nella fase iniziale, a cui poi sarebbe seguito il supposto pestaggio. «Conosco Granata - ha ricordato il pasticciere - e l'ho visto raggiungere l'uomo che correva quando è caduto a terra. Ero abbastanza vicino. Lo ha solo bloccato - ha proseguito - e lo ha accompagnato verso l'auto guidata dal collega. Ho notato che gli ha messo una mano sul capo mentre lo faceva entrare nell'abitacolo». Una versione in cui non c'è traccia degli abusi - piede sulla testa e pistola puntata in bocca - descritti nella denuncia. Anche il carabiniere della caserma di Pontremoli, Zucchetti - estraneo all'indagine - ha dichiarato di non aver notato lividi quando eseguì il fotosegnalamento avvenuto, a detta della vittima, dopo le botte. Quegli scatti sono stati acquisiti agli atti.




 

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