Il Tirreno

Nonno orco, spunta un certificato: demenza senile, processo a rischio

di Michela Nicolai
Nonno orco, spunta un certificato: demenza senile, processo a rischio

E un’altra parente ha rivelato in aula: ha molestato anche me, in cantina

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MASSA. Quel nonno, accusato di violenza sessuale nei confronti della nipote ancora bambina, potrebbe non essere processato. «Grave demenza senile» attesta il certificato prodotto in aula dalla difesa dell'uomo, un massese ormai ultraottantenne. Una condizione che, se provata, farebbe saltare il procedimento penale a carico dell'anziano. In aula sono già stati ascoltati i testimoni della Procura, tra cui una cugina della bambina molestata, che di fronte ai giudici ha ammesso di aver subito analoghe attenzioni da parte del pensionato, senza aver avuto il coraggio di denunciare. Ora sarà il perito Leonardo Moretti, medico chirurgo specializzato in psichiatria, a stabilire se la capacità processuale dell'imputato sia o meno compromessa. È stato sentito ieri anche uno dei figli, che lo ha definito «non più in grado di ragionare». L'udienza di fronte al collegio presieduto da Ermanno De Mattia (a latere Antonella Basilone e Ilario Ottobrino) è stata rinviata al prossimo 2 novembre, quando il consulente sarà formalmente incaricato. Quella che si è trascinata in tribunale è una storia difficile da ascoltare. C'è la denuncia di una ragazza - all'epoca dei fatti aveva 10 anni - che racconta alla madre di «quel giorno, quando a casa del nonno, lui l'aveva fatta sedere sul letto e la toccava». E c'è la testimonianza di una cugina, oggi adulta, che in aula ha rivelato quello che nessuno si aspettava: «Lo fece anche con me da piccola. Mi portò in cantina, al buio, per farsi masturbare» - aveva ricordato la donna interrogata dal pm Marco Mansi. Un episodio taciuto per quella sensazione di vergogna e senso di colpa che si manifesta nelle vittime di abusi: «Molti particolari li ho rimossi - aveva raccontato la teste - e so che non volevo più rimanere da sola con mio zio. Tutti in famiglia lo consideravano un brav'uomo e io non parlai, anche se crescendo ho sviluppato un disturbo compulsivo che mi portava a lavare continuamente le mani. Ho avuto bisogno di uno psicologo, a cui ho confidato cosa avevo vissuto». Una dinamica che si è ripetuta: anche la nipote che ha denunciato il nonno paterno e oggi è parte civile, assistita dall'avvocato David Cappetta, ci ha messo anni per rivelare la violenza subita. La madre della giovane in aula aveva ricostruito quel momento nei dettagli: «Mi disse: mamma è successa una cosa con il nonno tanto tempo fa. Mi aveva portato nella casetta, mi palpava e diceva che avremmo potuto fare tante cose insieme io e lui». Una confessione che aveva lasciato la donna sotto choc, spiegando il rifiuto che la figlia aveva sempre opposto a frequentare i nonni e il padre, dopo la separazione dei genitori. Un inferno vissuto in silenzio. Sarebbe stata una lezione scolastica con la polizia postale, in cui si era parlato di pedofilia, a convincere la giovane ad affrontare il trascorso che l'ha segnata.



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