Il Tirreno

Morì dopo l’incidente, l’investitore nei guai

L’ingresso del pronto soccorso
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L’ingresso del pronto soccorso

Secondo la difesa la causa del decesso non furono i traumi. Per il perito di parte civile c’è una relazione con lo scontro

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MASSA. Morì a seguito di un incidente stradale, almeno così pensa la Procura che ha portato a processo l’automobilista che investì il pedone. Secondo la difesa dell’uomo, invece, la morte avvenne in ospedale per altri motivi. Un caso delicato davanti al giudice Ermanno De Mattia: si procede per omicidio stradale. Il fatto risale al settembre 2018, il giudice sta cercando di capire se la morte del 68enne sia avvenuta per i traumi provocati dall’incidente, o per altri motivi, legati a patologie pregresse. In aula ieri mattina è stata dura per i famigliari dell’uomo (che si sono costituiti parte civile) ricordare la triste vicenda. Il 68enne, massese, fu investito da un’auto mentre camminava a piedi, ma la morte – secondo quanto ricostruito – non avvenne “direttamente” a seguito dei politraumi post incidente, ma per una crisi respiratoria, sopravvenuta durante il ricovero alla Don Gnocchi, dove l’uomo era stato trasferito dal Noa per la riabilitazione. Insomma, secondo la difesa dell’automobilista, non si doveva procedere per “omicidio stradale” perché ad uccidere il 68 enne non era stato l’incidente. La parte civile ha chiesto l’intervento di un consulente tecnico, il dottor Stefano Pierotti, specialista in medicina legale, per dimostrare invece proprio il contrario. Chiamato a relazionare sulle cause della morte del 68enne, il dottor Pierotti ha spiegato che «l’uomo fu investito da un’auto riportando traumi al capo, una emorragia interna e traumi alla gamba sinistra; fu operato al femore e alla tibia, ma non alla testa. Il 25 settembre – ripercorre il dottor Pierotti – fu trasferito dal Noa alla Don Gnocchi per la fisioterapia; il 21 ottobre subentrarono le prime problematiche respiratorie, tosse e febbre e il 24 ottobre l’uomo morì per insufficienza respiratoria». Come può la crisi respiratoria essere collegata all’incidente, dopo il quale l’uomo fu operato a tibia e femore? Il dottor Pierotti ha risposto ritenendo che «il 68enne, a seguito dei due interventi chirurgici all’arto sinistro non riusciva a stare in piedi, e infatti la fisioterapia fu prevista da sdraiato, fino a quando non avesse recuperato parte della mobilità. Il dato oggettivo – continua il consulente – è che era immobilizzato in posizione orizzontale e quella posizione obbligata a letto, da steso, ha provocato fenomeni settici a livello bronchiale». La difesa ha chiesto al consulente se invece la crisi respiratoria potesse essere avvenuta “a causa dell’età” e perché “in presenza di un fumatore da circa 40 anni” oltre che di numerose patologie che l’uomo si portava dietro, ma il dottor Pierotti ha escluso l’ipotesi: «Sono elementi che lo hanno reso più fragile – ha concluso – ma non rappresentano la causa della morte».

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