Il Tirreno

«Mia madre trascinata per i capelli in tutta la casa»

Manuela D’Angelo
Un’aula di tribunale
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Un’aula di tribunale

Quando, davanti al collegio presieduto dal giudice Ermanno De Mattia, tocca parlare al suo ex marito, imputato per maltrattamenti in famiglia, lei esce dall’aula

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MASSA. Quando, davanti al collegio presieduto dal giudice Ermanno De Mattia, tocca parlare al suo ex marito, imputato per maltrattamenti in famiglia, lei esce dall’aula. Non ce la fa. E quando rientra e lo sente raccontare la sua versione dei fatti, inizia a piangere convulsamente: si tiene la testa tra le mani, si copre il volto, guarda il suo avvocato di parte civile, Catia Ricci, e a mezza voce sussurra “non è vero, lo giuro, non è vero”. Si è svolta così l’ultima udienza del processo che vede imputato un giovane accusato di maltrattamenti in famiglia (con l’aggravante che avvennero anche in presenza di uno dei figli minori) nei confronti della ex moglie. L’uomo ha accettato di farsi esaminare: ha voluto rispondere alle domande del pm, della parte civile e del suo avvocato per offrire la sua versione.

«Quella violenta e aggressiva era lei – racconta in aula – io mi sono sempre difeso. Sembra minuta, ma ha la forza di un uomo. Non ho mai alzato le mani su di lei; anzi me ne andavo via di casa, anche mesi, per evitare che le cose degenerassero. Litigavamo – continua l’uomo – perché lei era sempre ubriaca. Aveva la birra attaccata alle mani; andavo a recuperarla al bar la sera, perché in casa non c’era mai. Non è vero che non la facevo lavorare. Era lei che non riusciva a tenersi nessun posto di lavoro. Ho fatto di tutto per lei e la sua famiglia; ho ristrutturato la loro casa, mantenevo i suoi figli e sua madre. Uno dei suoi ragazzi mi dette un cazzotto sul naso e mi fece andare al pronto soccorso; la figlia una sera mi aggredì alle spalle». Ieri mattina davanti al collegio ha testimoniato anche la figlia della donna: il racconto straziante di una giovane che ha visto la madre spegnersi di giorno in giorno. «I litigi tra loro erano quotidiani; si intensificavano nel weekend. La casa era sempre piena di grida, io e i miei fratelli vivevamo nel terrore. A volte lui si trasformava, diventava rosso in volto, gli occhi di fuori. Avevamo paura. Tante volte abbiamo cercato di proteggere mamma dai suoi calci, pugni. Lei si rannicchiava a terra e tentava di proteggersi la faccia. Una volta gli saltai sulla schiena mentre la picchiava: ero in bagno e sentivo mamma chiedere aiuto; uscii in accappatoio e lo afferrai da dietro cercando di fargli lasciare la presa su mia madre. Lo morsi per farlo staccare da lei. Ricordo scene di piatti tirati, spintonate contro il muro e mia madre trascinata per i capelli per tutta casa. Non era libera di pensare, di parlare, di lavorare. In quegli anni arrivai a ferirmi da sola per il nervosismo». «La mia assistita ha paura – racconta fuori dall’aula l’avvocato di parte civile Catia Ricci – Anche se l’ex marito non si è più fatto vedere e sentire dal luglio 2020, lei vive nel terrore, ha a attacchi di panico e teme ancora per la sua incolumità. Senza contare che la madre di lei ha ricordato, durante un’udienza passata, che nei giorni prima del processo avevano trovato davanti casa un pollo con la testa mozzata e rose gialle sotto le ruote dell’auto parcheggiata. Questa famiglia vive ancora nel terrore». Prossima udienza il 18 maggio, con l’ultimo teste della parte civile, il medico di famiglia della donna, e con i primi testi della difesa.



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